...


Armi chimiche a Gioia, sindacati: non crediamo al Governo

“A fianco della popolazione per impedire l’ennesimo scempio alla Calabria”

La Redazione

Gioia Tauro, venerdì 24 gennaio 2014.

Porto Gioia Tauro“Una organizzazione che non rappresenta solo le istanze dei lavoratori ma dei cittadini tutti e che si interessa e affronta la generalità degli argomenti sociali che riguardano la popolazione, non può tacere difronte a quanto sta avvenendo in questi giorni al porto di Gioia Tauro – scrive in una nota Antonio Jiritano, dell’Unione Sindacale di Base Confederale della Calabria. Il problema non è soltanto della popolazione limitrofa o addirittura ridotta a solo due comuni o peggio ancora solo ai lavoratori del porto, il problema è molto più vasto e critico di quanto il governo vuole far apparire minimizzando la questione. Già la Calabria è una discarica di veleni frutto di impianti dismessi e mai bonificati che vanno dalla valle del Mercure a Saline Joniche, senza per nulla aprire l’argomento delle discariche dei rifiuti in Calabria, quelle riconosciute e quelle abusive, e di cosa ci viene sversato senza alcun minimo controllo. – Aggiungiamo ancora il mistero che aleggia su cosa sia stato gettato in mare aperto, quanto materiale è stato scaricato dalle mafie locali. Probabilmente dopo la “terra dei fuochi” tra poco tempo sentiremo un altro pentito che parlerà di “mare bollente” !! Ora dopo anni di abbandono, – basterebbero solo i dati della disoccupazione per confermarlo -, l’attenzione del Governo viene rivolta alla regione Calabria, fino ad oggi solo terra di conquiste elettorali, per mandarci altri veleni pericolosissimi a che ne dica la politica e gli esperti al soldo della medesima. Sottolineiamo pericolosissimi, perché fino a ieri nessuno al mondo era a conoscenza delle armi chimiche del regime di Assad, armi non convenzionali che hanno fatto milioni di morti. Vorremmo, soprattutto porre l’accento su come sono state smaltite quasi 56 tonnellate di armi e sostanze chimiche in questi anni. –

Per i disarmi delle armi chimiche, proprio per la loro pericolosità, sono stati interessati i massimi esperti internazionali, ed oggi ci vengono a dire che il trasferimento nel porto di Gioia Tauro dalle navi norvegesi e danesi a quella americana è quasi una passeggiata di salute? Vorremmo ricordare a questa politica che le armi di cui si tratta, anche se disinnescate, sono sempre sostanze chimiche contenute all’interno di un involucro, denominate o bombe o proiettili. Anche se, secondo gli esperti in realtà, la definizione reale sarebbe più complessa, perché sulla carta, moltissime armi “convenzionali”, possono contenere sostanze chimiche, aggiunte poco prima del loro utilizzo, ed il regime di Assad in questo ha agito producendo sul suo territorio in piena autonomia. La Siria, ricordiamo meno avvezza a questa materia è rimasta uno dei paesi non firmatari dell’accordo, e non ha quindi l’obbligo internazionale di distruggere il suo arsenale chimico, inoltre in questi anni il governo siriano è stato accusato di provare a produrre dei gas chimici ancora più letali del sarin e del gas mostarda, come il nervino VX. E’ bene che si sappia che una eventuale qualsiasi perdita o fuoriuscita di materiale chimico ha degli effetti che producono sull’uomo, danni irritanti, vescicanti, soffocanti, velenosi (letali), inabilitanti, insetticidi, eccitanti e deprimenti. Per prevenire questa nefasta eventualità quali precauzioni sono state prese nel porto di Gioia Tauro? – Forse lo schieramento di 800 soldati che si apprestano ad inviare ? Oppure il dubbio si alimenta proprio per la militarizzazione del territorio, perché nessuno deve vedere ? Quali equipaggiamenti sono stati forniti ai lavoratori in loco ? e quali procedure verranno attuate. Vorremmo ricordare quello che è successo ai tecnici della centrale nucleare di Fukushima in Giappone a cui fu assicurata la massima sicurezza (!) oggi sono tutti morti. La USB, oltre al suo fermo no alle armi chimiche nel porto di Gioia Tauro, sarà a fianco della popolazione per impedire l’ennesimo scempio ai danni della nostra Regione che al posto di investire per rendere produttivo il suo territorio con indirizzi nel settore agricolo o della pastorizia, lo avvelena compromettendone anche la ricchezza idrica”.

0 visite 



image_print
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *