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Tra abiti e scarpe originali vendeva merce contraffatta, una denuncia

GdF sequestra 263 oggetti tra vestiti, scarpe e occhiali tutti ‘imitati’

Comunicato della Guardia di Finanza

Curinga, martedì 28 gennaio 2014.

merce contraffattaLe fiamme gialle del comando provinciale di Catanzaro – gruppo di Lamezia Terme – hanno individuato un negozio di abbigliamento che, parallelamente a indumenti “originali”, immetteva nel circuito commerciale anche vestiti, scarpe ed accessori apparentemente riconducibili alle piĂą note case di moda nazionali ed estere, ma – in realta’ – abilmente contraffatti. Il commercio illecito avveniva presso un normale esercizio commerciale di vendita al dettaglio di abbigliamento, ubicato in Curinga (CZ). Il controllo e’ stato effettuato anche perche’, nei giorni precedenti, alcuni cittadini avevano segnalato al gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme la scarsa qualita’ di indumenti acquistati nel negozio – certamente non adeguata con i prezzi pagati – nonostante si trattasse (solo apparentemente, come accertato dai finanzieri) di capi prodotti dalle piu’ note marche commerciali del settore. Dopo alcuni mirati approfondimenti di rito, effettuati anche in forma occulta, i sospetti si rivelavano fondati, poiche’, subito dopo l’ingresso nel negozio, i militari notavano esposti per la vendita, accanto ad oggetti “originali”, numerosi capi di vestiario, calzature ed accessori ingegnosamente contraffatti, dei quali, peraltro, la titolare non ha esibito alcuna documentazione contabile e commerciale giustificativa del possesso. I militari hanno quindi proceduto all’immediato sequestro dei beni illeciti ed hanno tempestivamente denunciato alla competente procura della repubblica di Lamezia Terme la responsabile per commercio di prodotti contraffatti e ricettazione.

I finanzieri hanno sequestrato complessivamente 263 oggetti, consistenti in 198 capi di abbigliamento, 1 paio di occhiali, 46 paia di scarpe, 12 confezioni per scarpe, 3 accessori per scarpe e 3 confezioni per occhiali, tutti recanti marchi imitati, riproducenti illegalmente i piu’ noti dei rispettivi settori merceologici. Se immessi sul mercato, i predetti beni avrebbero fruttato all’indagata un ricavo stimato in oltre 15,000 euro, alterando il regolare funzionamento del mercato e dell’economia ingannando anche i consumatori finali dei beni, soprattutto quelli meno attenti. E’ opportuno rammentare che la commercializzazione di oggetti con marchi contraffatti produce un notevole danno non solo ai produttori dei beni “originali” – che spesso profondono ingenti investimenti finanziari, finalizzati a migliorare esteticamente e qualitativamente i prodotti -, ma anche ai consumatori finali dei beni. Questi ultimi, infatti, non solo avrebbero acquistato a prezzo maggiorato un prodotto che, nella stragrande maggioranza dei casi, e’ qualitativamente scadente, ma avrebbero esposto a rischi anche la loro salute. Le sostanze, peraltro, di cui sono composti i prodotti contraffatti sono sconosciute e prive di ogni controllo preventivo e successivo alla produzione. Le stesse, quindi, sono potenzialmente anche molto pericolose per l’integrita’ fisica dei consumatori, specie quando gli oggetti contraffatti sono posti a diretto contatto con la persona, come accade per gli indumenti, gli occhiali e le calzature simili a quelli sequestrati dai finanzieri.



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