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Caporalato nei centri di accoglienza, una trentina di rifugiati sfruttati in nero

14 misure cautelari eseguite dai Carabinieri di Cosenza, contestato per la prima volta il nuovo reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”

Comunicato dei Carabinieri

Cosenza, venerdì 05 maggio 2017.

Caporalato nei centri di accoglienza, una trentina di rifugiati sfruttati in neroDalle prime luci dell’alba i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza stanno eseguendo una vasta operazione di contrasto allo sfruttamento dei rifugiati ospitati nei centri di accoglienza con l’esecuzione di 14 misure cautelari (2 custodie cautelari in carcere, 4 arresti domiciliari, 8 obbligo di dimora) disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari Tribunale di Cosenza, dott. Salvatore Carpino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di altrettanti soggetti accusati a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Le indagini, condotte dai militari della Compagnia Carabinieri di Cosenza, sono iniziate a settembre dell’anno scorso sotto la direzione della Dott.sa Marisa MANZINI, Procuratore Aggiunto e del dott. Giuseppe CAVA, Sostituto Procuratore, coordinati dal Procuratore Capo della Repubblica, Dott. Mario Spagnuolo. Gli elementi raccolti dai carabinieri hanno permesso di accertare che i rifugiati, principalmente senegalesi, nigeriani e somali, venivano prelevati da due Centri di Accoglienza Straordinaria di Camigliatello Silano (CS) e portati a lavorare in campi di patate e fragole dell’altopiano della Sila cosentina o impiegati come pastori per badare agli animali da pascolo.
In particolare, il Presidente e due responsabili della gestione di un Centro di Accoglienza Straordinaria risultano accusati di aver illecitamente reclutato i rifugiati a loro affidati per essere impiegati in nero come braccianti e pastori in numerose aziende agricole del luogo, in concorso con i titolari di quest’ultime. I responsabili del CAS dovranno anche rispondere della manipolazione dei fogli presenza dei rifugiati, che venivano dati come presenti nel tentativo di ottenere i finanziamenti previsti dalla legge a sostegno della struttura di accoglienza.
Il fenomeno ha riguardato complessivamente una trentina di rifugiati che sono stati sfruttati in nero per somme oscillanti tra i 15 e i 20 euro per una giornata lavorativa di 10 ore.

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