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Chiede assistenza allo stato perché povero, ma ha un volume d’affari di milioni di euro

Soggetto chiede assistenza giudiziaria a spese dello stato perché povero, ma è titolare di 3 società, denunciato dalla Guardia di Finanza

Comunicato della Guardia di Finanza

Cosenza, giovedì 11 maggio 2017.

finanza9Dichiara redditi personali e familiari per 1.450,00 euro e chiede l’assistenza giudiziaria gratuita a spese dello Stato, ma spende oltre 130.000 euro, anche per viaggi e ristoranti.
Le Fiamme Gialle cosentine hanno ricostruito l’effettiva posizione reddituale di una persona che, per beneficiare del gratuito patrocinio a carico dello Stato, aveva autocertificato redditi per 1.450,00 euro riferibili al padre convivente, titolare di pensione sociale.
Le Fiamme Gialle calabre hanno avviato mirati accertamenti per rilevare il suo effettivo reddito e stile di vita, riscontrando un elevato tenore di vita del soggetto, che tra l’altro viaggiava spesso sia in Italia che all’estero.
All’esito delle attività di indagine, il richiedente il gratuito patrocinio è risultato titolare di ben tre società con capitale sociale complessivo pari a 170.000,00 euro ed un volume di affari di oltre 2.300.000,00 euro. Quale socio unico ed amministratore, il soggetto- dichiaratosi ora non abbiente- nel solo 2014 sostiene e si fa rimborsare spese personali dall’azienda per oltre 130.000,00, attraverso l’utilizzo di 5 conti corrente e 5 carte di credito.
Successivamente coinvolto in un procedimento penale, richiede l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, previsto per le persone con un reddito proprio e dei familiari non superiore ad euro € 11.528,00.
Per la falsa dichiarazione reddituale il soggetto è stato denunciato alla Procura della Repubblica e saranno avviate le attività di recupero delle somme indebitamente erogate. Inoltre, le predette spese personali sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate per i recuperi a tassazione.
Continua l ‘azione delle Fiamme Gialle calabre a tutela della spesa pubblica, evitando uscite non dovute dalle casse dell’Erario ed impedendo che gli effettivi idonei fruitori non possano usufruire della dovuta assistenza da parte dello Stato per incapienza di fondi previsti negli appositi capitoli, fondi “dissanguati “ da comportamenti illeciti come il presente.



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