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Studio canadese: I carboidrati? Un rischio per il cuore

Non sono i grassi i principali killer per il cuore ma i glucidi, lo studio è stato presentato a Barcellona

La Redazione

Barcellona, sabato 02 settembre 2017.

PASTANon sono i grassi i principali killer per il cuore ma i glucidi, cioè i carboidrati. Uno studio presentato a Barcellona nel corso del congresso europeo di cardiologia mette in discussione quanto indicato fino ora in tutte le linee guida di prevenzione della salute cardiaca e da decine di studi e documenti scientifici. Lo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), è stato condotto dall’UniversitĂ  di Hamilton, in Ontario, ed i risultati sono stati presentati oggi e pubblicati su Lancet. La riduzione dei grassi, secondo Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University, ”non migliorerebbe la salute delle persone”. I vantaggi arriverebbero invece riducendo i glucidi, cioè in sostanza i carboidrati sotto il 60 per cento dell’energia totale, ”e aumentando l’assunzione di grassi totali fino al 35 per cento”. I risultati delle analisi su oltre 135.000 individui provenienti da 18 paesi a basso, medio e alto reddito, nello studio prospettico epidemiologico dimostrano che e’ l’elevata assunzione di carboidrati a determinare un maggior rischio di mortalitĂ  cardiovascolare. L’assunzione di grassi, secondo i risultati presentati, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è invece, a sorpresa, associata a minori rischi. Gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalitĂ  totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalitĂ  per cause non cardiovascolari. Ciascun tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalitĂ : meno 14 per cento per i grassi saturi, meno 19 per cento per i grassi monoinsaturi, meno 29 per cento per quelli polinsaturi. Una maggiore assunzione di grassi saturi e’ stata anzi associata a una riduzione del 21 per cento del rischio di ictus.



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