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Denunciato responsabile dell’Ufficio Ragioneria di due Comuni calabresi per reati di peculato, falsità in atti e truffa

Il funzionario sfruttando gli incarichi rivestiti, si è appropriato illecitamente di somme di denaro presso i due comuni

Comunicato della Procura della Repubblica

Cosenza, venerdì 12 gennaio 2018.

Tribunale-di-CastrovillariLa Guardia di Finanza di Sibari ha dato esecuzione ad un nuovo Decreto di sequestro di una somma di poco superiore ai 35.000 Euro emesso dal Tribunale di Castrovillari su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di un dipendente pubblico del Comune di San Lorenzo Bellizzi (CS). 

L’ordinanza è il risultato della prosecuzione di una complessa attività d’indagine espletata dalle Fiamme Gialle del Gruppo Sibari, su delega di questa Procura della Repubblica, che si è conclusa con la denuncia a piede libero del funzionario pubblico, in quiescenza dal mese di novembre c.a., per i reati di peculato, falsità in atti e truffa. 

Il funzionario sfruttando gli incarichi rivestiti si è appropriato illecitamente di € 14.541,11 presso il Comune di Trebisacce (CS) e di € 35.278,46 presso il Comune di San Lorenzo Bellizzi. 

Il dipendente pubblico infedele già nel recente mese di giugno è stato destinatario della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio cui sono seguiti sequestri di beni fino alla concorrenza di € 14.541,11, sottratti alle casse del Comune di Trebisacce. 

Le iniziali indagini svolte – infatti – hanno evidenziato che il funzionario, sfruttando la sua carica di responsabile dell’ufficio Ragioneria presso il Comune di Trebisacce, dopa aver contratto dei finanziamenti personali con Istituti di credito operava solo formalmente la decurtazione sulla propria busta paga della ritenuta mensile del quinto della retribuzione. 

Analoga attività illecita è risultata effettuata dal funzionario infedele nel Comune di San Lorenzo Bellizzi ove, mediante appositi aggiustamenti e quadrature dei conti, ha sottratto più di 35.278,46 euro alle casse dell’Ente, per pagare, tra l’altro, un finanziamento contratto con una società finanziaria a fronte della cessione del quinto dello stipendio. 

Il dipendente infedele, in questo caso, ha posto in essere un articolato artifizio contabile che, sfuggito all’esame generale dei conti da parte degli organi di controllo interni, non ha destato il benché minimo sospetto di irregolarità. 

 

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