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La Procura di Crotone sequestra un ecomostro, bloccando il pericolo di una futura speculazione edilizia

Ieri mattina i Carabinieri Forestale della Procura di Crotone hanno eseguito il sequestro preventivo di quattro capannoni non ancora ultimati, costruiti sulla sommitĂ  della collina in localitĂ  Reina a Crotone

Comunicato della Procura della Repubblica

Crotone, sabato 13 gennaio 2018.

La Procura di Crotone sequestra un ecomostro, bloccando il pericolo di una futura speculazione edilizia1Il provvedimento è stato emesso dal Gip Michele Ciociola, su richiesta del PM Gaetano Bono, titolare delle indagini.
Con questo sequestro la Procura assesta un altro importante colpo per arrestare l’ennesimo tentativo di speculazione edilizia nel territorio crotonese: i quattro capannoni, formalmente ed apparentemente autorizzati per la lavorazione di prodotti agricoli, erano invece con grande probabilità destinati ad una futura trasformazione in tanti appartamenti con vista mozzafiato sul golfo di Crotone ed invidiabile ubicazione, da rivendere a fortunati e facoltosi acquirenti: non a caso i lavori sono fermi sin dal 2010 e nessun intervento per attrezzare gli immobili è stato mai avviato.
Peraltro la loro mancata ultimazione rende ancora più indigeribile l’intervento edilizio, che ben si merita il nome di ecomostro, se si considera che non ci sono altri edifici intorno e dunque deturpa lo skyline della zona rompendo l’omogeneità del profilo caratterizzato dal susseguirsi ininterrotto delle dolci sommità delle colline.
La Procura di Crotone sequestra un ecomostro, bloccando il pericolo di una futura speculazione edilizia2E, guardando l’orizzonte sia dalla SS106 sia dal mare, i quattro capannoni hanno l’effetto di un pugno allo stomaco.
Come già per l’intervento decisivo sul Marine Park Village di Punta Scifo, anche in questo caso è stato contestato il reato di lottizzazione abusiva compiuta con la complicità dei dirigenti comunali che nell’anno 2006 (con proroga nel 2010) hanno rilasciato un permesso di costruire omettendo di considerare che il progetto era privo del “piano di utilizzazione aziendale”, indispensabile per l’autorizzazione a nuove costruzioni in zona agricola.

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