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La storia della Ginestra bianca sulle Dune della Marinella di Cirò

La Ginestra bianca: Retama raetam subsp. Gussonei, che cresce sulle Dune della Marinella di Cirò, è arrivata a noi circa cinque milioni di anni fa

LaRedazione

Cirò, domenica 29 aprile 2018.

La Ginestra bianca: Retama raetam subsp. Gussonei, che cresce sulle Dune della Marinella di Cirò, è arrivata a noi circa cinque milioni di anni fa durante il prosciugamento del Mediterraneo per il sollevamento dello stretto di Gibilterra. Se oggi la troviamo che si diffonde a gruppi di piante formante una macchia, lo si deve al suo modo di propagarsi: “Gravitocoria” cioè i rami basali si allungano nel terreno dando vita ad individui maturi che fungono da nursery per i giovani individui(Ricercatore botanico Dimitar Uzunov). E’ DIFFICILE CHE I SEMI RIESCONO A CREARE UNA VERA DISSEMINAZIONE poiché mancherebbe del microclima africano che gli consentirebbe la germogliazione. Ne tanto meno i semi possono essere cibo per gli uccelli e quindi veicolo di seminazione, in quanto tossici, e gli uccelli lo sanno, visto che ogni seme contiene 13 alcaloidi altamente tossici per gli animali, i cui principali composti sono : Citisine, Sparteine, Ammodendrine, Anagirine, Chinolizidina, Dipiperidina ecc (Ricercatore Botanico Abdellatif El kihel Université Chouaib Doukkali). Quindi se la Ginestra bianca oggi la si può ancora ammirare in tutto il suo splendore lo dobbiamo al prosciugamento del Mediterraneo. Infatti uno studio dell’INGV chiarisce il ruolo fondamentale della calotta antartica nel processo di prosciugamento del Mar Mediterraneo, avvenuto circa 5-6 milioni di anni fa. (Ricercatrice scientifica e ambientale Nadia Vitale). È il mare nostrum, quello su cui si sono affacciate le più ricche civiltà del passato e da sempre parte integrante della nostra identità: ma il Mediterraneo non è sempre stato come lo conosciamo oggi e come lo hanno conosciuto i nostri predecessori perché, circa 5-6 milioni di anni fa, si presentava come una valle profonda ed arida, con uno spesso strato di sale sul fondale, del tutto scollegato dall’Oceano Atlantico. Insomma, un immenso lago salato essiccato in un’epoca nota come “crisi di salinità del Messiniano”, durata circa 270.000 anni. Uno studio recentemente condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con un gruppo internazionale di ricercatori, ha stabilito che in questa trasformazione, e in tutte le sue fasi, ha avuto un ruolo fondamentale la crescita e la riduzione della calotta polare antartica. Fino ad oggi – spiegano – le cause del prosciugamento sono state oggetto di dibattito tra gli scienziati: in un primo momento si tendeva ad attribuire il fenomeno alle placche litosferiche africana, araba ed euroasiatica, responsabili della chiusura dello stretto di Gibilterra. Ma si è ipotizzato anche che la causa andasse cercata in una glaciazione che avrebbe ridotto il livello globale degli oceani, creando un abbassamento al di sotto della soglia dello stesso stretto di Gibilterra, con conseguente isolamento del bacino del Mediterraneo. In ogni caso, fondamentale era stato un deficit nell’apporto idrico che, unito all’evaporazione, avrebbero portato alla formazione del gigantesco lago salato.
I ricercatori dell’INGV, pur restando nell’ambito di queste spiegazioni, hanno messo in luce «un sistema di cause molto più complesso», servendosi di 60 perforazioni effettuate lungo il margine del continente antartico e nell’oceano meridionale. Hanno così evidenziato la presenza di una fase erosiva molto importante, dovuta all’aumento di ghiaccio sul continente antartico, che avrebbe progressivamente ridotto il livello degli oceani; non si trattò, quindi, di sedimentazione. «Durante questa fase si è ridotta di molto la differenza di altezza tra la superficie del mare e il fondale e l’influenza della corrente superficiale è diventata così grande che il processo di sedimentazione si è trasformato in erosione» spiega Fabio Florindo, direttore della Struttura Ambiente dell’INGV e coautore della pubblicazione. Una «catastrofica indondazione». Il movimento delle placche litosferiche avrebbe avuto quindi anch’esso un ruolo ma non di causa primaria; la litosfera avrebbe iniziato però a sollevarsi in seguito all’evaporazione dell’acqua del bacino del Mediterraneo, a causa dell’alleggerimento del carico, continuando così a mantenere il Mediterraneo isolato. Una successiva fase di ritiro della calotta antartica, invece, ha portato ad un nuovo sollevamento del livello degli oceani, fino a consentire di scavalcare la barriera delle “colonne d’Ercole”: circa 5.33 milioni di anni fa ha avuto luogo, così, la «catastrofica inondazione» che nel giro di pochi anni ha nuovamente riempito quello che era diventato un lago arido, trasformandolo, nello scenario che l’uomo avrebbe imparato a conoscere in seguito.

Botanico e Studioso della Ginestra bianca Retama raetam subsp. Gussonei
Prof. Giuseppe De Fine

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