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Isola Capo Rizzuto, un popolo attorno alla Madonna Greca

Preziosa icona bizantina elaborata dall’arte siriaca richiamandosi agli schemi

Mimmo Stirparo

Isola Capo Rizzuto, lunedì 30 aprile 2018.

Nel bel mezzo dell’Area Marina Protetta, sull’antico mare ionico da cui è partita verso le nostre contrade la civiltà ellenica, tra i promontori di Capo Lacinio e Punta Le Castella, sorge,”amara e bella”, Isola Capo Rizzuto la cui storia è abbastanza complessa ed anche impressionante se si pensa alla sua soggezione ai Turchi, alla malaria e alla miseria.
È stata terra di tutti e di nessuno, passata da un feudatario all’altro, da una famiglia all’altra. Fu, insomma, feudo e come tale oggetto di scambio: nel 1264 passo ai Ruffo per i servizi resi contro gli Svevi; poi ereditato da Enrichetta Ruffo che lo portò in dote nel matrimonio con il Centelles sconfitto successivamente da Alfonso Aragona che destinò gente e terre al Regio Demanio.
Quindi nel 1483 l’aragonese Ferdinando I concesse il feudo isolano a Giovanni de Pou e dal 1495 passò ai Ricca fino ai Caracciolo. Dal 1806 divenne possedimento di Alfonso Barracco, ultimo feudatario. E poi è storia dei nostri giorni: tanti anni di angheria e miseria, la Riforma Agraria, l’assegnazione delle terre, la ripresa dell’agricoltura, l’abbandono verso l’industria del nord ed oggi lo sviluppo turistico con la preziosità del suo mare e le scogliere e quindi tanti complessi turistico -ricettivi.
Qui, tutto proteso verso l’Oriente, Capo Rizzuto, uno dei tre antichissimi promontori japigi. Questo, come scrive G. Valente, doveva essere “una stazione dell’approdo dei Greci, richiamatevi[…]dalla presenza dei nuclei civilizzati, con una loro cultura e forma organizzate per garantire la convivenza e le produzioni. La vita che vi aveva esistenza[…] vi dovette far sorgere edifici per il culto” che con i secoli successivi furono adattati dal Cristianesimo.
E su questo luogo è pervenuta, secondo la tradizione, in seguito alla lotta iconoclasta, la sacra icona della Madonna detta “Greca”. Si tratta di una tela bizantina di grande interesse raffigurante la Vergine col Bambino che ricorda la “Salus Populi Romani” di Santa Maria Maggiore di Roma, la tela di Capocolonna, la Madonna di Romania di Tropea, la Madonna Nera di Tindari, la Madonna Achiropita di Rossano, la Madonna Nera di San Pantaleone nel cuore dell’Aspromonte, la Madonna Greca di Santa Maria in Porto di Ravenna seppur questa rappresentata in bassorilievo bizantino in marmo pario e tante altre e tutte bizantine.
La tela di Isola è una bella opera elaborata dall’arte siriaca richiamandosi agli schemi tardoellenici e presenti in Italia in altre pitture del VIII secolo. Sicuramente l’Icona di Capo Rizzuto, come tante altre, non può dirsi posteriore in quanto i Normanni, che coltivavano la latinizzazione dell’Italia meridionale portando le chiese da Costantinopoli al Papa di Roma, non avevano certamente voglia o interesse religioso e tanto meno culturale e politico di far propagare la religione bizantina.
La sacra Icona fu subito oggetto di venerazione e da allora ogni lunedì successivo alla prima domenica di maggio viene portata in processione dal Duomo del capoluogo al promontorio alla sua sede originaria e viceversa. Tale pellegrinaggio vuole ricordare quello guidato da san Luca di Melicuccà ( primo vescovo di Isola nato nel 1092 e morto nel 1114) allorché tutta la popolazione si mosse per invocare la fine di un lungo periodo di siccità.
Oggi la tela della Madonna Greca è custodita all’interno di un’artistica cappella dell’antico Duomo che fu sede vescovile di iniziale rito greco fino al 1818, anno in cui fu soppressa e accorpata all’allora Diocesi di Crotone.
Oltre alla festa annuale che si protrae per l’intero mese mariano, alla Madonna Greca vengono tributati solenni festeggiamenti ogni sette anni, anno sabbatico o giubilare. Altri festeggiamenti vengono celebrati anche nei primi giorni del mese di agosto, allorquando la sacra immagine viene portata via mare nelle varie frazioni marinare del territorio isolano; inoltre, da alcuni anni, la Madonna va incontro ai suoi devoti figli, quelli della diaspora, lontani in terra padana tra Viadana e Suzzara.

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