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E’ online “Stronza”, il primo videoclip dell’istrionico

Il singolo che accompagna l’uscita del disco d’esordio del cantautore calabrese

La Redazione

Catanzaro, domenica 10 giugno 2018.

È online il videoclip di “Stronza”, il primo singolo dell’album da solista del cantautore Apo, all’anagrafe Pierluigi Grottola.

Il brano vuole essere una parodia e una critica di un certo atteggiamento maschile all’interno dei rapporti di coppia. Oggetto della critica non è la ragazza (la stronza del titolo) bensì il lui della coppia, l’io lirico/narrante, tipico piacione egocentrico che si pone verso la propria compagna quasi come fosse un dio sceso in terra e alla quale dà poi ogni colpa per tutte le cose che non vanno nel rapporto.

Sotto la propria leggerezza e irriverenza, Stronza cela un messaggio sociale che non sfuggirà a orecchie attente. Qui si avvertono echi di Paolo Conte e Fred Buscaglione. Le atmosfere retrò del brano sono esaltate da un video a fumetti, disegnati da Serena Mongelli, le cui tavole in bianco e nero si intermezzano a didascalie che richiamano il cinema muto, con la deliberata intenzione di applicare al montaggio le caratteristiche del linguaggio jazzistico, fatto di anticipi, ritardi, sincopi e controtempi. L’autore del montaggio è Alessio Gioia.

Il disco d’esordio dell’autore e compositore Apo è un lavoro variegato e divertente, difficilmente ascrivibile a un solo genere, provocatorio e ironico, e che spazia dall’amore alla spiritualità, dai temi di valore politico-sociale a quelli più leggeri e spensierati. Senz’altro originale anche il mix di influenze stilistiche dell’album, in cui si possono apprezzare le sonorità del jazz, della tradizione etnica e del rock.

 

APO. BIOGRAFIA

Pierluigi Grottola, in arte Apo, nasce a Catanzaro il 30 dicembre 1972. Ancora adolescente si avvicina alla musica, approfondendo lo studio di tastiera e chitarra. Laureato all’Università della Calabria in Lingue e Letterature Straniere, collabora alla stesura del primo volume del Vocabolario Calabro di Vincenzo Padula (ed. Laterza). Nel 2000 vince la rassegna Universound con il gruppo musicale ‘A Fajidda. Dopo l’esperienza come chitarrista e arrangiatore del gruppo di ricerca Voka e vjeter (‘antica melodia’), nel 2005 a Verzino fonda la Piccola Orchestra Popolare Scordino, assieme a Raffaele Marsico.
Parallelamente all’attività creativa, conduce un percorso di ricerca etnomusicologica sul campo, che lo porta a collezionare canti e suonate tradizionali provenienti da varie zone della Calabria. Da questa esperienza, unita alla partecipazione a gruppi di musica etnica come strumentista e arrangiatore e all’approfondimento del linguaggio armonico-improvvisato del jazz, Apo approda infine al cantautorato, momento di sintesi in cui trova la propria dimensione espressiva ottimale. Da qui, dopo avere scritto in inglese, dialetto e persino esperanto, la scelta di scrivere in italiano, soprattutto per la musicalità intrinseca alla lingua madre. Versificatore, compositore e arrangiatore, Apo scrive personalmente testi e musiche dei propri brani, salvo alcune rielaborazioni di materiali già esistenti, come testi o musiche tradizionali o di altri autori, mantenendo la scelta di imprimere un proprio marchio al suo lavoro artistico.

 

POETICA

Che sia attingendo dalla propria biografia personale, da fonti letterarie e cinematografiche o interagendo con altre forme d’arte quali pittura e grafica, le parole di Apo si muovono su varie tematiche: dalle molteplici forme dell’amore alla spiritualità, intesa come percorso interiore, fino ad abbracciare aspetti politici e sociali, anche semplicemente prestando la propria voce a chi non la possiede, raccontando le storie di coloro che stanziano i bordi della società (emarginati, minoranze etniche, ecc.). Oltre a palesi attacchi al potere o alla trattazione di temi come il pacifismo e l’ambiente, si caricano di valore politico-sociale anche il senso del magico e il sogno (inteso sia come momento onirico che come fantasticheria a occhi aperti), in quanto manifestazioni di un desiderio di altrove e implicito rifiuto dell’orizzonte dato. Chiaro strumento di critica delle convenzioni borghesi.

I toni dei brani spaziano da quelli più sognanti, utopici, solidali e costruttivi, a quelli più corrosivi, critici, sarcastici, scanzonati e dissacratori. L’obiettivo è relativizzare la norma tramite la messa in ridicolo di schemi e ruoli imposti, lo smascheramento di ipocrisie e conformismo tramite la propria penna.

Apo è arrangiatore e compositore, cura meticolosamente ogni dettaglio dei propri brani: dalla scrittura alla scelta dei suoni. Per quanto riguarda gli aspetti prettamente musicali, cambi di tempo, tonalità, originalità a livello ritmico e armonico sono solo alcune tra le sue peculiarità, al fine di perseguire un’autentica e personale esigenza espressiva. Lo studio del jazz lascia la propria traccia nell’approccio compositivo, a livello armonico e nei margini lasciati all’improvvisazione. Il legame con la tradizione etnica emerge, invece, nella ricchezza timbrica, fornendo una tavolozza di colori legati agli strumenti e alle scale delle varie tradizioni musicali. È presente, infine, anche una certa attitudine per il rock, rivisitata e riassorbita nel suo stile.

 

IL DISCO D’ESORDIO DEL CANTAUTORE APO

Data di Uscita: 21 Maggio 2018

È finalmente disponibile online il disco solista d’esordio di Apo, all’anagrafe Pierluigi Grottola. Il progetto nasce dall’urgenza espressiva del cantautore che, dopo assidui ascolti di musica rock, lo studio dell’armonia jazz e la frequentazione delle tradizioni etniche, ha plasmato il mondo chiamato Apo.

Intitolato semplicemente col nome dell’autore, il disco è una presentazione di chi lo ha inciso e della varietà di percorsi che hanno dato spinta di crescita all’artista. Il materiale contenuto è eterogeneo e abbraccia diversi registri stilistici e generi musicali. Ogni brano è associato a un’immagine, come se si trattasse della copertina di un 45 giri.

Ciascuno di essi è come un piccolo mondo a sé stante, con il suo linguaggio e la sua cifra stilistica peculiari.

Apo è capace, così, di guidarci per mano nei luoghi del magico e dell’esotico, presenti in Ti porterò lì, dove l’aspirazione a un altrove si colloca in opposizione e rifiuto al mondo dato, razionale e stringente. Ci accompagna poi nelle atmosfere più romantiche di Amore in fiore, ballata dalle sonorità medioevali e barocche contaminate dalla presenza di elementi flamenchi, in cui è evidente il debito verso l’universo poetico-musicale di Fabrizio De Andrè. Lo stacco è notevole nello scivolare sui toni scanzonati di Stronza, che sotto la propria leggerezza e irriverenza celano un messaggio sociale che non sfuggirà a orecchie attente. Qui si avvertono echi di Paolo Conte e Fred Buscaglione. Le atmosfere retrò del brano sono esaltate da un video a fumetti, in cui tavole in bianco e nero si intermezzano a didascalie che richiamano il cinema muto, con la deliberata intenzione di applicare al montaggio le caratteristiche del linguaggio jazzistico, fatto di anticipi, ritardi, sincopi e controtempi. Sotto coperta impone la propria sensualità, bussando alle orecchie dell’ascoltatore con energica tempesta di ritmo e melodie lusingatrici, a cavallo tra rock progressivo e sonorità classico-sinfoniche, impreziosite da venature etniche. Un percorso alchemico verso la realizzazione personale è metaforizzato da La fune nel pozzo, che funge un po’ da manifesto della poetica del disco. È il brano senz’altro più originale e meno catalogabile musicalmente, con un parziale richiamo alle sonorità di David Sylvian. Ancora scontro tra desiderio individuale e vincoli sociali, mondo interiore ed esteriore in Iridescenze, ballata rock tra suoni etno-acustici e synth, con il suo incipit cupo che procede mano mano a schiarirsi, trovando sbocco nel climax luminoso che si snoda su un ritmo di tango, sempre opportunamente rivisitato. Il progetto si conclude sulle note festose di Kupargeltmatmonitinkentain, in cui le sonorità klezmer/balcaniche si contaminano con quelle dello swing e dello ska, mentre il testo non-senso dà l’effetto di mettere in discussione e smantellare il discorso poetico portato avanti finora, regredendo al preverbale, alla farneticazione, a termine di un percorso liberatorio quasi volto a confutare se stesso.

Un mondo complesso, ricco di elementi eclettici, che a un primo ascolto possono sembrare scomposti, ma trovano il loro intreccio in un filo invisibile, un percorso auto-rigenerativo, una cura dalla malinconia che sfocia nell’allegro ritrovamento della forma artistica finale. Il modo di porgere la parola poetica è accurato, ma allo stesso tempo schietto, rifuggendo la falsa espressività di quelli che Apo definisce orgasmi simulati… Lo scontro tra reale e sognato, come più volte si sottolinea, porta l’ascoltatore a confrontarsi con la propria vita, specchiandosi nelle canzoni con i propri successi e sentimenti, ricercando gli elementi che lo accomunano con un disco mai scontato. Riflettersi e riflettere.

L’invito, quindi, pare evidente:

Il filo conduttore che lega i brani a volerlo cercare lo si trova… Forse ce n’è anche più di uno. Per cui …cercate, cercate… c’è gente che ne ha trovati!

Testi e musiche: Apo, tranne “ti porterò lì” (testo di Lu Bì riadattato da Apo).

Arrangiamenti: Apo (tranne: batterie co-arrangiate con Vittorio Pignataro; percussioni dei brani 1, 3 e 6 co-arrangiate con Gianluca Visciglia).

Suoni midi: Massimo Palermo, Joe Santelli, Apo.

Programmazione midi: Apo.

Editing audio: Joe Santelli, Apo.

Mixaggio presso lo studio “Officine 33 giri” (Joe Santelli).

Mastering presso lo studio “La Maestà” (Giovanni Versari).

 

Registrazioni presso:

  • Marzi Records (Emanuele Tucci)
  • Officine 33 giri (Joe Santelli)
  • Alkemikso (Apo)

 

Progetto grafico e Foto: Francesca Palmieri

Foto di copertina: Gloria Imbrogno

 

Hanno suonato:

  • Apo: voce [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7], chitarra modificata a 4 corde singole [3, 5, 6, 7]; chitarra modificata a 3 corde doppie [2]; pianoforte digitale / tastiere [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7]; kazoo [3]; percussioni midi [2, 4, 5, 7].
  • LuCa Parise: batteria [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7].
  • Carlo Cimino: contrabbasso [1, 2, 3].
  • Angelo Rotondaro: sax soprano [2, 3, 4, 7]; sax contralto [1, 3, 4, 6, 7].
  • Alessandra “Ribes” Palmieri: voce [1, 2, 4, 7].
  • Francesca Palmieri: voce interlocutoria (che dice “lo stronzo”) [3].
  • Piero Gallina: violino [1, 3].
  • Maria Luisa Pagnotta: flauto traverso [1, 2].
  • Alessandro Marano: pianoforte [4].
  • Margherita Capalbo: pianoforte [4].
  • Francesco Mancuso: ceramella [4].
  • Gianluca Visciglia: bastone della pioggia, sonagli e percussioni varie [1]; congas e triangolo [3]; cajon [7].
  • Biagio Greco: batteria midi [5].
  • Tutto quanto non specificato è fatto vibrare da Opa Retla, con i favolosi strumenti delle sue stanze incantate.

 

Il video di Stronza è visionabile al seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=b05OgQf2zcI

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