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Martedì 23 Luglio, presentazione “casco refrigerante” nel reparto di Oncologia all’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone

E’ quanto comunicano Gianni Calabretta, Roberto Russo, Giovanni Marsala, Maria Grazia Grande dell’Associazione Vivere Sorridendo

La Redazione

Crotone, mercoledì 17 Luglio 2019.

Questo è il segno tangibile di una comunità locale partecipe e forte.
Un
esempio di solidarietà di una comunità che si è attivata in occasione
della raccolta fondi per dotare l’ospedale crotonese di DigniCap,
un’apparecchiatura che offre la possibilità alla donne di ridurre la
perdita dei capelli indotta dalla chemioterapia. Lo Stato ha il compito
di garantire la sanitĂ  di base, ma noi crediamo che siano molto
importanti anche tante altre cure che aiutino i pazienti ad affrontare
meglio le terapie di base, come il Dignicap.
Come funziona Dignicap?
“Mentre
la persona fa la chemioterapia indossa la cuffia che, tramite il
raffreddamento della cute, previene la caduta dei capelli.
Apparecchiature come queste vengono considerate una sorta di lusso,
visto il costo molto elevato, ed è qui che l’Associazione Vivere
Sorridendo è intervenuta: integrandosi alla sanità pubblica, fornendo un
supporto per migliorare la qualitĂ  di vita e di cura dei pazienti
oncologici.
Come reagiscono le pazienti al trattamento?
“Secondo
l’opinione di diversi medici, psicologi ed ex pazienti, Dignicap è un
supporto molto importante, in particolare per le donne giovani. Spesso
le oncologhe raccontano che quando deve dare la diagnosi di tumore ad
una donna, la prima domanda che le viene fatta è “Sopravviverò?” e la
seconda “Perderò i capelli?”. In mancanza di questo macchinario si usano
solitamente le parrucche, ma al di lĂ  del fastidio, del caldo e del
prurito, allo specchio nella propria stanza ci si vede calve, e non si
può dimenticare la malattia. Non si tratta di una questione solo
estetica, ma di un malessere a livello psichico: conservare i propri
capelli, infatti, dona maggiore forza alla paziente per affrontare il
trattamento, e soprattutto non la obbliga a dover dire al mondo di avere
un tumore”.

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