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Cirò Marina, quella Fontana del Principe sepolta senza il conforto di una lampada votiva

L’antico rudere continua ad essere inaccessibile e il cancello chiuso. Quanto bla bla negli anni scorsi!

Mimmo Stirparo

Cirò Marina, martedì 23 Luglio 2019.

“Ogni morte di Papa qualcuno si sveglia dal torpore e dice la sua su uno storico rudere cirotano abbandonato e offeso”, come ebbi a scrivere, su ilcirotano.it, nel novembre del 2013 in un articolo titolato, guarda caso “Bla bla attorno alla Fontana del Principe di Cirò Marina” Orbene, su questo importante rudere continua il bla bla bla di sempre continua e poi…nulla. Ebbene, è notizia di questi giorni a firma di Oscar Grisolia, apparsa su questo giornale, secondo la quale al cancello della nostra fontana è stato appioppato un robusto lucchetto, ostacolandone di fatto l’accesso.
E già perché sulla SS106, all’altezza dell’entrata sud per Cirò Marina, in direzione Taranto, sulla sinistra, appena visibile, abbandonata dal tempo e dagli uomini, affogata da rovi ed erbacce di ogni specie e contaminata da rifiuti di ogni sorta, giaceva (sic!) la settecentesca Fontana del Principe che era parte integrante del grandioso giardino del sovrastante castello degli Spinelli, oggi più conosciuto dei Sabatini. Dalla “Perizia istruttoria relativa a tutti i demani del Comune di Cirò” tratta dalla Relazione Grandinetti del 27 ottobre 1941, leggiamo che: “detto giardino è pieno d’agrumi di ogni sorte et alla parte dinanzi vi è il muro per tutta la sua lunghezza…ripartito con quadri e strade, nelle quali vi sono vicino al detto muro due fontane guarnite con coccie marittime, marmi minuti, stucco e ornamenti, piramidi e altre fontanelle nella strada di mezzo con archi ed altri ornamenti, et alla parte superiore vi è una lamia sopra quattro pilastri a modo di scutella con uno stradone con piante dall’una e l’altra parte verso la marina e sino al mare…alla parte superiore di detto giardino vi è una fontana a specchio con tre archi, fonte attorno con ornamento e sopra un’arma di marmo con l’impresa delli signori Spinelli e più sopra vi è la conserva dell’acqua con sette chiavi di bronzo e cebia seu conserva d’acqua…”. Ebbene di questo splendido scenario di verde e marmi policromi non resta nulla se non, appunto, lo scheletro della Fontana del Principe.
Alcuni anni orsono si era ventilata la possibilità che il monumento settecentesco potesse essere tolto all’incuria e all’abbandono per riportarlo se non al suo originario splendore quantomeno a migliore custodia per essere meglio conosciuto, apprezzato, valorizzato e fruito anche da studiosi e turisti. Sicuramente idea provocatoria dell’allora vicesindaco di Cirò Marina Luigi Ruggiero il quale aveva proposto alle Autorità competenti il trasferimento di tutto il blocco monumentale dalla sede originaria, non più ormai consona al suo valore, al centro abitato della cittadina. Più precisamente lo si voleva posizionare in un prestigioso angolo del lungomare assieme al monumento del più famoso figlio di questa terra il glottologo Giuseppe Gangale. Qualche anno dopo gli amministratori della Giunta Parrilla han capito che la cosa non era più procrastinabile e così ruspe e caterpillar a riportar alla luce il monumento, un bene culturale conosciuto finora solo in cartolina e guide turistiche. Ma inaccessibile. Inaccessibile per altri anni ancora fino ai nostri giorni, come è evidente, e chi sa fino a quanto ancora. Insomma altri amministratori, altre parole. Addirittura ci fu chi, in quell’Anno del Signore 2013, a salvaguardia dell’intera area circostante la Fontana e dello stesso rudere, propone non tanto un’offerta di vendita, come è di moda pur di fare cassa, bensì una proposta di adozione da parte di privati cittadini o associazioni o cooperative alla stregua del metodo “adotta un angolo di verde”. Lodevole iniziativa, per carità, se non fosse che nessuno si disse “presente”. Ed adesso siamo ancora qui a piangere sul povero rudere ormai morto e sepolto da sterpaglie e senza il conforto di una lampada votiva. Ed infine, come non dar ragione a quel’ex dipendente comunale che ha riferito la notizia al nostro cronista e che amaramente ha constatato: ““Se un turista fosse interessato a visitare il reperto, purtroppo sarebbe ostacolato a causa delle erbacce e dei canneti, farsi strada tra le sterpaglie alte oltre un metro non è facile, potrebbe scoraggiare anche il ricercatore più appassionato.” Insomma: “Il nostro turismo ha preso una piega consumistica, perché non informato e invogliato a conoscere la storia del nostro bel paese.

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