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Sanità. Il Consigliere regionale, Guccione: “Il Decreto Calabria si sta trasformando in un flagello”

La nota di Carlo Guccione, Consigliere regionale

La Redazione

Catanzaro, venerdì 08 Novembre 2019.

Il Decreto Calabria si sta trasformando in un
flagello, che si è abbattuto su un sistema sanitario calabrese già fragile e
sta facendo sempre più danni.

Assistiamo con una certa meraviglia che anche chi ha concorso
all’approvazione parlamentare di questa legge ora chiede urgentemente delle
modifiche. Però, quello che ci meraviglia ancora di più, è che il nuovo Governo
nazionale non si è ancora posto il problema di come evitare che questa legge sulla
sanità calabrese produca ancora danni e si configuri come una sorte di “colonialismo
sanitario” per la nostra regione, che rischia ora di essere “gestita” da
manager che in passato hanno svolto funzioni importanti in Regioni gestite
dalla Lega.

È chiaro a tutti, anche a chi ha approvato tale Decreto, che bisogna
apportare modifiche sostanziali per poter garantire i Livelli essenziali di
assistenza. Questo va fatto attraverso nuove assunzioni, per riaprire reparti ospedalieri
chiusi per mancanza di personale e per attivare i posti letto per acuti
previsti dai decreti del commissario (ad esempio nella sola provincia di
Cosenza mancano in totale 350 posti letto), e la nomina di manager di livello per
le Aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria. È accaduto, invece, tutto
l’opposto di quello che doveva avvenire dopo l’entrata in vigore del Decreto
Calabria.

Ci saremmo aspettati, così come annunciato dal ministro della
Salute Roberto Speranza, che venisse approvata una norma per porre fine all’istituto
dei commissariamenti. E per intraprendere un percorso che vada nella direzione
di risanare i conti e adeguare i Lea agli standard nazionali, ancora lontani da
quota 160, si poteva pensare di affiancare la Calabria a una regione virtuosa,
come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna.  

Invece oggi, con questo documento di “Riorganizzazione
dell’attività chirurgica per setting assistenziali e complessità di cura –
Regione Calabria”, siamo di fronte a una convenzione che, sostanzialmente, va
nella direzione di favorire scelte che andranno ad aumentare l’emigrazione
sanitaria e a favorire lobby per drenare risorse calabresi verso il Nord. Per
dirla più chiaramente: non vorremmo che questa fosse una occasione per dare la
possibilità al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, di fare campagna
elettorale per la Lega a spese dei calabresi.



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