Da Skylletion a Scolacium: l’antica Squillace e la Basilica della Roccelletta

Parco archeologico ScolaciumAl centro del suggestivo scenario dell’omonimo golfo posta in posizione strategica sorge l’antichissima Skylletion, che la tradizione vuole fondata da Ulisse. Fu probabilmente una colonia di Kroton, nata nel VII secolo a. C. per controllare la zona dell’istmo e prevenire l’espansione locrese. Conquistata dai Brettii nel IV-III sec, nel 122 divenne colonia romana col nome di Scolacium. Sede di una delle più antiche diocesi della Calabria e patria di Cassiodoro, ministro di Teodorico, Squillace tra l’XI e il XII sec. fu occupata dai Normanni che, oltre a ricostruire il castello eretto in cima come un grappolo d’uva che pende dal ramo per dirla con le parole di Cassiodoro. Da visitare l’antica cattedrale: di stile romanico e con marcate influenze barocche del sec.XVI-XVII, si presenta con una facciata e tre portali in pietra, di cui quello centrale con coronamento a timpano e sovrapposto stemma vescovile. L’interno è a modello basilicale con decorazioni pittoriche di Zimatore. Sono presenti i resti di un sarcofago marmoreo appartenuto al vescovo Capace – Galeotto e altre cappelle di forte valenza architettonica. All’esterno vi è una colonna superstite dei templi di Skylletion, sormontata dall’angelo nunziante e la croce, a simboleggiare il trionfo del cristianesimo. Sempre all’interno della cattedrale, nel 1995, durante una campagna di restauri, sono state rinvenute le ossa di P. Antonio da Olivati, cappuccino, lo stesso che nel ‘700, portò a Crotone il famoso Crocifisso ligneo che si trova esposto nella chiesetta di Capo Colonna. Alle porte del centro abitato, sul torrente Ghetterello si apre il famoso “ponte del diavolo”; costruito in età incerta, ad unica arcata, misura 12 mt di lunghezza, 10 di altezza. e 3 di larghezza; secondo la tradizione è stato attraversato da Annibale per raggiungere l’antico abitato.

Anfiteatro ScolaciumUscendo dalla cittadina ci si porta sulla strada che conduce al mare, sulla jonica. Qui sul pianoro della sponda destra del fiume Corace, si trova, immerso tra secolari ulivi, il parco archeologico di quella che doveva essere Skylletion prima e Scolacium dopo: qui fa bella mostra di sè la cavea del teatro greco – romano che affascinò tanti illustri archeologi. Qualcuno ha pensato bene di collocare in questi paraggi l’antichissima Skeria, il regno dei Feaci di Alcinoo, dove la bella figlia Nausica avrebbe incontrato, stregandolo, Ulisse. La tomba del re, addirittura, secondo lo studioso Luigi Rocca, che qui nel 1990 operò una campagna di scavi, si troverebbe in questa area se non sotto la basilica stessa di cui dirò più avanti. Nel parco, oltre all’antico teatro, sono ben visibili un maestoso edificio pubblico, le strade pavimentate in lastroni di pietra e il grande anfiteatro (individuato dai saggi ma non ancora riportato alla luce) nella parte più alta del sito. I vari reperti e le statue in marmo ritrovati sono posti in mostra nel cortile della villa Mazza ormai sede del museo. Le statue si caratterizzano per un impressionante verismo col quale sono riprodotti i vari personaggi, particolarmente una che mostra un dignitario romano con la faccia deformata da una paresi. Nella stessa area i Normanni vi edificarono l’imponente basilica di Santa Maria della Roccelletta (XI sec.), quella che secondo lo storico dell’arte Alfonso Frangipane “potrebbe essere la più antica costruzione romanica d’Italia” con influenze anche bizantine e cistercensi. Si tratta di un imponente edificio in mattoni rossastri e materiale frammentario, finestre monofore con archeggio a doppio rincasso. Per molti studiosi si tratterebbe di una costruzione rimasta incompiuta e che doveva essere parte integrante di un grosso centro urbano. Oggi sono visibili avanzi di muri perimetrali dell’abside a tre curvature e parte della cripta. Inoltre lungo il muro che fiancheggia la strada jonica risalta all’occhio del viaggiatore il bellissimo bassorilievo che raffigura Santa Maria Odigitria (Colei che cammina) con prezioso telaio scolpito da Michele Barillari da Serra San Bruno. Oggi l’artistica opera si trova custodita nel museo diocesano di Squillace. Soprattutto durante la stagione estiva tutto il parco archeologico è meta di innumerevoli turisti e studiosi che possono ammirare anche periodiche mostre di arte moderna e spettacoli teatrali e che si possono portare in collina per visitare la Squillace fiorente centro artistico e rinomato soprattutto per la lavorazione della ceramica e della terracotta.