Tatyana Mamonova, giornalista del New York Times, prima scrittrice dissidente russa, per aver osato scrivere delle condizioni delle operaie in Russia, è da anni che gira per il mondo, cercando storie di donne che si impegnano per la rinascita della propria terra e per i diritti della donna. Ha scritto di donne di tutto il mondo, dalla Cina, Siria, Inghilterra, Francia, Giappone, Africa, inerendo il tutto nel suo libro dal titolo “Fotoalbum: Around The World” (Intorno al mondo), libro che viene tradotto in ben 11 lingue e distribuito in 22 paesi nel mondo. In tale raccolta non ha mai raccontato di una donna italiana, “ed è per me un orgoglio” come ci ha dichiarato la stessa Francesca Gallella, “perchè in questa sua decima pubblicazione ha dedicato a me, ben 4 pagine”. Racconta dell’ impegno verso il sud, dell’ associazione Radici, del suo essere donna combattiva e del suo grande amore verso la terra di Calabria.
Racconta del suo impegno per la difesa dei diritti della donna parlando anche della giornata del 2010 quando organizzò da sola, come donna, la sfilata “se non ora quando” nella città di Cirò Marina. Tatyana Mamonova ha collaborato, come abbiamo già riferito in altre occasioni, nel libro Donna Rosa e in autunno sarà in Calabria per promuovere diversi incontri e convegni riguardanti la tematica della donna e dei suoi diritti. “Sono orgogliosa di ciò, continua la Gallella, perchè essere la prima donna italiana della quale la Momanova parla in un libro tanto importante, mi permette di fare conoscere ad un pubblico più vasto, la battaglia che da anni porto avanti, in difesa della nostra Calabria e della nostra Calabresità”. Questo libro, “Fotoalbum: Around The World”, oltre ad essere tradotto in 11 lingue, è utilizzato come testo di studi in molte università negli Stati Uniti. La Momanova, infatti, è chiamata in molte università per tenere conferenze e incontri con studenti e docenti. La Mamonova è stata la prima femminista dissidente esiliata dall’Unione Sovietica nel 1980 che ha acceso i riflettori sulle donne della sua Nazione. Un riconoscimento meritato per una donna della nostra terra che della sua attività culturale e sociale sulla condizione femminile e sui drammi del meridione, attraverso l’associazione Radici, ne sta facendo una bandiera.




