Chiude l’ultimo orologiaio di Cirò Marina

Chiude l’unico orologiaio della città. “Non ce la faccio più a sostenere i costi di gestione”. L’ultima tegola, come lo stesso la definisce, è stata l’introduzione del registratore elettronico, che come noto ha un costo sostenuto per un piccolo artigiano. Una moria, quella delle aziende artigiane, che dura ormai da 10 anni. Tra il 2009 e il 2018, infatti, il numero complessivo è sceso di quasi 165.600 unità. Colpa anche della mancanza di sostegno all’artigianato a causa della poca formazione che di fatto impedisce un certo ricambio nell’ambito dei lavori artigianali. Bisognerebbe quindi da una parte favorire la permanenza del settore attraverso l’introduzione di misure fiscali idonee, ma anche di formazione, che garantirebbe anche occupazione e posti di lavoro. “L’artigianato è sempre dipinto come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. Oggi, invece, sono percepiti dall’opinione pubblica come scuole di serie b. Per alcuni, infatti, rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno quei ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio. Per altri costituiscono l’ultima chance per consentire a quegli alunni che provengono da insuccessi scolastici, maturati nei licei o nelle scuole tecniche, di conseguire un diploma di scuola media superiore”. Un mondo, quello dell’artigianato, che si base soprattutto se non esclusivamente sui consumi delle famiglie. La loro scomparsa significherà anche spopolamento dei centri storici e dei punti di riferimento nelle piccole comunità e non solo.