NOTIZIARIO DEL COMPRENSORIO CALABRESE

Lettera aperta di replica dell’Avv. Paladini alla Commissione Straordinaria del Comune di Cirò Marina

Riceviamo e pubblichiamo la “lettera aperta” dell’Avv. Teresa Paladini

Cirò Marina, lunedì 06 Aprile 2020

Lettera aperta – Replica a Vs. del 04.04.2020
Spett.le Commissione Straordinaria, Egr. Dr. Bonfissuto,
ho avuto un sussulto quando ho ricevuto la pec del Comune di Cirò Marina – che di norma non risponde a nessuno – contenente una Nota a firma della Commissione Straordinaria.
Non mi aspettavo tanta considerazione, soprattutto dopo aver letto la risposta data dalla Commissione alle forze politiche di Cirò Marina che avevano chiesto una videoconferenza per condividere scelte importanti in un momento così grave per l’intera popolazione aggredita mortalmente dal Covid-19 e alla quale la Commissione – della quale pare di capire lei essere anche il portavoce – ha risposto “Niet” perché altrimenti “dum Romae Consulitur, Saguntum Expugnatur”!
Poi, leggendo il corposo testo della SUA lettera, dr. Bonfissuto, ho compreso il motivo di tanta considerazione e, le confesso, ho stentato a credere a ciò che stavo leggendo a firma di un Organo istituzionale.
E le dico subito perché, senza perdere tempo e senza giri di parole: LEI HA ABUSATO DELLA SUA FUNZIONE PUBBLICA PER PERSEGUIRE UN INTERESSE PERSONALE, ha mischiato il Sacro ed il Profano, ha approfittato di un contesto pubblico per consumare una vendetta privata, che era quella di offendere la scrivente per lavare l’onta che a parer suo avrebbe subito da un mio post dello scorso mese di marzo e nel quale avrei Leso la Sua Maestà!
Ha avuto un mese per replicare al mio post cui lei fa riferimento ampiamente – ancor più della questione Tributi – ha alimentato la sua sete di vendetta per tutto questo tempo e quando la sottoscritta le ha servito il piatto d’argento inviando ai Commissari una lettera aperta, non le è parso vero poterne approfittare.
Ma, Egr. Dr. Bonfissuto, non avrebbe dovuto farlo, perché in tal modo Lei ha abusato della sua funzione e del suo ruolo, per il quale l’educazione ed il garbo è più un obbligo che un dovere.
Per di più, nel consumare la sua vendetta personale ha usato l’intera Commissione Straordinaria, visto che lei esordisce precisando che riscontra la mia precedente lettera su espresso mandato dei suoi colleghi.
Lei mi insegna, che quando si agisce su mandato di qualcuno, ciò che si fa o si dice, viene attribuito anche ai mandanti, i quali pertanto assumono su di sé la responsabilità e le conseguenze delle azioni del mandatario; tuttavia, il contenuto della sua lettera ha poco di Istituzionale e molto invece di privato. Ma dovendomi fidare di ciò che Lei scrive, devo attribuire le offese ricevute anche al Dr. Ielo e al Dr. Zito, questi da me volutamente escluso dai destinatari della precedente mia, ratione materiae.
Tanto per essere ancora più chiara, la mia precedente lettera è stata scritta NON COME AVVOCATO ma come semplice cittadina di Cirò Marina; solo per inciso riferisco della mia professione che è motivo di rapporti continuativi con i cittadini. La mia lettera è sottoscritta dalla cittadina Teresa Paladini e non dall’Avvocato. Il fatto che io sia un Avvocato non mi priva della mia qualità di cittadina, così come il fatto di essere una cittadina ed un Avvocato non mi impedisce di essere portavoce di interessi collettivi o generali – di cui non debbo esibire mandato scritto – ma certamente le ragioni esposte nella mia lettera le dovevano impedire di offendere la mia professione pubblicamente e senza giustificato motivo, seppure mai ce ne potrebbe essere alcuno. Ne comprendo, tuttavia, le ragioni intime di tale attacco alla mia professione, considerato che la Commissione che Lei sta rappresentando in questa nostra interlocuzione, ha sin da subito ritenuto gli Avvocati del Foro di Crotone – tra i quali ci sono quelli di Cirò Marina – non affidabili, non meritevoli di fiducia, preferendo attingere dal Foro di Reggio Calabria, i cui colleghi hanno percepito già laute parcelle, come dimostrano gli atti pubblicati.
La saggezza e l’esperienza che lei attribuisce agli anziani – tra i quali Lei si annovera – e di cui io e chi come me, dovremmo fare tesoro, in questa Sua risposta non pare la abbiano guidata, avendo Lei volutamente e scientemente strumentalizzato un ruolo pubblico – al quale la scrivente si era rivolta – per scopi personali, facendo così scadere la Sua funzione istituzionale.
Sarò ancora più chiara: se avesse voluto replicare o censurare o criticare il contenuto del mio post che tanto pare la abbia urtato personalmente, pur confondendone l’argomento (che non era quello della sanificazione del paese), avrebbe dovuto creare lei un’altra circostanza e occasione. Ma le ricordo che nella immediatezza della pubblicazione del mio post, un Suo fiduciario ha raggiunto la mia famiglia, riportando le sue minacce di querele per offese che manifestamente non le ho arrecato, senza tuttavia aver preventivamente contattato la scrivente, presunta autrice del reato di LESA MAESTA’, facilmente raggiungibile telefonicamente per la funzione pubblica che svolgo e certamente non bisognosa della difesa di altri.
Vede, egr. dr. Bonfissuto, le donne meridionali di cui orgogliosamente sono una rappresentante, sono pienamente capaci di difendersi da sole, non siamo più da anni sotto la potestà maritale, siamo autonome intellettualmente e quindi pienamente capaci di intendere e volere. Lei che giunge nel mio paese dalla culla della cultura forse si aspettava di trovare un popolo di cafoni
arretrati, le cui mogli soggiacciono al potere maritale, senza autonomia e senza capacità intellettiva propria.
Bhè, è incorso in errore! Pertanto, se ha necessità di rimproverare me lo faccia personalmente, direttamente al mio recapito telefonico che trova in calce alla mia pec.
Purtroppo lei, mio malgrado, mi sta costringendo ad affrontare pubblicamente argomenti che esulano dal contenuto della precedente mia lettera aperta e devo, per rispetto di chi legge e soprattutto per rispetto verso me stessa, sottolinearLe la sostanziale differenza tra le espressioni che Lei utilizza e il tenore della mia scrittura pregressa. Le sue, obiettivamente, “passibili di essere perseguite financo in sede giudiziaria”!
Ed evidenzio a Lei e al lettore che quanto a creanza e buon gusto, Lei purtroppo non può essermi di insegnamento: sono sue le espressioni “alquanto patetico”, “becera retorica”, “terribile caduta di stile”, “subdolamente”, “sprezzantemente” e altri ancora di tale tenore. La invito a segnalarmi una espressione di tale significato denigratorio usato da me nei confronti della sua persona, nella precedente mia. NON NE TROVERÀ!
Deduco che abbiamo un concetto diverso, nella sostanza e nella forma, della creanza e del buon gusto.
Mi consenta, ancora, una reiterazione, senza che ciò costituisca o rappresenti offesa al suo senno, che mai ho messo in dubbio. Io le ho scritto, al pari del dr. Ielo, senza rivolgere alcuna offesa alla persona né alla funzione, per rappresentare agli Organi di governo del mio paese esigenze e problematiche contingenti allo stato di emergenza, con un documento il cui contenuto e scopo poteva essere a voi rivolto da un qualsiasi altro cittadino che fosse coinvolto, per vari motivi e da anni, e avesse note le vicende socio-economiche del paese.
Non mi serve visibilità in questo momento, ne godo già per i miei rapporti creati in una vita nel mio paese – del quale Lei è momentaneo ospite gradito – sempre improntati al rispetto, all’educazione e soprattutto alla disponibilità verso gli altri senza scopi. Se avesse assunto informazioni da persone a lei lontane, forse ne avrebbe avuto conferma e avrebbe appreso che non sono avvezza a servilismi né a riverenze verso il potere. Diversamente, avrei avuto ben altri ruoli!
Se mai decidessi, poi, di candidarmi alle prossime elezioni – ma anche questo è argomento del tutto privato e alieno dal contenuto della mia lettera e che non deve preoccuparLa – so bene che nessuno può ottenere il 100% delle preferenze, per cui le “persone di buon senso” cui lei fa riferimento e che pare conosca bene, saranno liberi – viva Iddio! – di votare altri e non me!
Ed ora riaffrontiamo argomenti più seri quali sono, appunto, le vicende legate ai tributi comunali.
Partendo dalle sue informazioni, ricche di numeri e percentuali, la tranquillizzo sul fatto che non ho intenzione alcuna di contestarle, non avendone gli strumenti al momento e dovendomi fidare di un organo che dovrebbe fornire dati obiettivi; parimenti, condivido – seppure con qualche riserva – la sua precisazione sulla valanga di atti notificati dalla Commissione, anche usando poste private, perché giusta Sua precisazione, rispondeva alla esigenza di non incorrere in responsabilità contabili alla fatidica data del 31.12.2019.
Quello che invece DEVO contestare è il pensiero da Lei espresso in merito alla scelta dei contribuenti di ricorrere alla difesa giudiziaria, come espediente per continuare a sottrarsi al pagamento dei tributi. Questo non lo posso accettare soprattutto perché proviene da un Organo che dovrebbe conoscere come il Padre Nostro la Costituzione Italiana e nel cui curriculum trovo scritto abbia studiato di Giurisprudenza.
Le richiamo, infatti, il prezioso art. 24 Cost. che riconosce a tutti i cittadini il diritto INVIOLABILE alla difesa in ogni stato e grado del procedimento.
Nell’esercizio e nella titolarità di un tale diritto, il contribuente di Cirò Marina che si vede notificare una ingiunzione di pagamento per un tributo già pagato; oppure un avviso per IMU pur non avendo alcuna proprietà o altro diritto su immobili; oppure la richiesta di pagamento di canoni e consumo idrico pur non avendo stipulato alcun contratto di somministrazione con il Comune; o ancora, sempre consumi idrici riferiti allo stesso immobile e richiesto a più soggetti; o semplicemente perché riceve un atto in violazione di norme procedurali previste dalla legge, quella stessa legge che Lei richiama quale fonte dell’obbligo tributario; in tutti questi casi, Dr. Bonfissuto, il contribuente deve rinunciare al proprio sacrosanto diritto alla difesa?
Sono casi e sono tanti che Lei non può licenziare come “involontari errori, sviste, inesattezze” che la Pubblica Amministrazione NON PUO’ PERMETTERSI, e pretendere che il contribuente paghi per amor di popolo.
Lei commette ancora l’atavico errore di ritenere il cittadino come l’unico responsabile di uno, dei due dissesti che mai avremmo voluto subire, perché solo i cittadini li hanno subiti, senza bilanciarlo con la responsabilità dell’Ente stesso (seppure ne ha fatto un timido accenno) che per anni è stato del tutto carente di un servizio della riscossione ordinaria. E’ – mi consenta e senza offesa – semplicistico scaricare tutta la responsabilità sui cittadini – che hanno visto moltiplicare vertiginosamente il costo di servizi non sempre corrispondenti al costo reale – senza mitigarla con quella della pubblica amministrazione e pretendere che oggi quei cittadini chinino la schiena e si immolino a salvatori della patria, buttando a mare la propria famiglia.
E non mi venga a dire che nei casi da me sommariamente indicati il cittadino aveva la possibilità della c.d istanza in autotutela, da lei citata. Sia la scrivente ma certamente tanti altri colleghi, potranno confermare che intanto al cittadino è stato reso estremamente difficoltoso l’accesso all’ufficio tributi dove eventualmente presentare l’istanza, considerato che lo stesso ufficio consente l’accesso al pubblico poche ore al giorno. Dopo la notifica di oltre 20.000 atti, nessuno ha previsto ed immaginato che tanta parte di quei cittadini si sarebbe recata alla Casa comunale fosse anche per un semplice chiarimento? Ho visto le file fuori al Comune, al cui fianco ho il mio studio, di gente anche anziana che attendeva in piedi il proprio turno con in mano gli atti ricevuti e magari con i documenti comprovanti l’avvenuto pagamento e la cui formazione scolastica neppure li facilitava alla compilazione della detta istanza. Tanti hanno invece presentato l’istanza ma consapevoli che i tempi di risposta del Comune avrebbero nel frattempo consumato il termine per una eventuale opposizione, considerato che la prima non sospende i secondi.
Quindi, egr. dr. Bonfissuto, prenda atto che tra ciò che si potrebbe fare e ciò che si può fare, esiste da noi una differenza abissale.
Quanto poi alle misure adottate in emergenza da Covid-19, mi consenta anche in questo caso di dissentire dalla sua eloquente elencazione e lo faccio evitando superflue e roboanti parole, ma solo invitandola a visionare una fotografia che circola sul social Facebook – che io uso in periodo di domiciliazione forzata per mantenere i miei rapporti con il mondo – nella quale è rappresentata la Casa comunale assaltata fisicamente da un numero imprecisato di persone assembrate (per usare il termine oggi in voga) davanti al portone di accesso, in attesa di essere ricevuti dai funzionari preposti per la richiesta del Buono Spesa Famiglia. Per celerità e per evitare di scomodare il Suo referente Facebook, le inserisco in questa mia la citata fotografia in modo da darle immediatamente contezza e prova delle ragioni per le quali DEVO necessariamente dissentire con Lei, perché evidentemente le indicazioni contenute nella Direttiva n.2/20 del Ministero della Pubblica Amministrazione e tutte quelle diramate nei vari DPCM nell’ultimo mese, sono state gravemente disattese e/o violate in quella ripresa circostanza. Vede distanze rispettate Lei nella foto? Vede presente autorità pubblica che disciplina le modalità di accesso alla Casa comunale in modo da evitare occasioni di contagio da Covid-19?
Io vedo povera gente accalcata davanti al Comune in attesa della provvidenza statale per sfamare i propri figli, rischiando il contagio nonché la diffusione del virus a danno della salute di tutti, anche della mia!

Se un tale assembramento si fosse verificato davanti ad un esercizio commerciale, il titolare dell’attività avrebbe rischiato la sospensione della licenza. Tragga lei le conclusioni.
Ed infine, un riscontro alla sua lezione di diritto amministrativo: preciso che la mia domanda sulla eventualità di sospendere e/o revocare licenze o autorizzazioni era circoscritta al periodo emergenziale, ovviamente. Tanti commercianti, piccoli imprenditori, le c.d attività economiche e produttive del nostro paese, si stanno chiedendo come affrontare la richiesta del Comune di pagare i tributi ed evitare la chiusura della propria attività dopo il lungo periodo di loch down imposto dal Governo Nazionale, non avendo incassato un euro per mesi interi e nel frattempo avendo dato fondo ai propri risparmi.
Ho studiato, come da suo suggerimento, ed ho ritrovato nell’art. 15-ter del D.L. 34/2019 la FACOLTA’ per il Comune di subordinare il rilascio o il rinnovo di licenze o autorizzazioni al pagamento da parte del contribuente dei tributi dovuti (o verifica della regolarità del pagamento). Non era obbligato, il Comune di Cirò Marina, per mezzo della Commissione Straordinaria che Lei qui rappresenta, ad esercitare tale facoltà, ma lo ha fatto per perseguire il fine di contrastare l’evasione. E va bene, sono con Lei! Ma oggi, io le rinnovo e le chiarisco la mia domanda, usando proprio le sue chiare parole: ravvedereste l’opportunità di sospendere temporaneamente quella norma per rendere “meno impattante il carico fiscale per gli operatori economici bisognevoli di aiuti per ripartire” in prevedibile (alla luce delle vuote misure attuali) assenza di agevolazioni decise a livello nazionale?
Tutto qui, egr. dr. Bonfissuto, nulla di più, nulla di meno avevo chiesto.
Concludo chiedendo venia per averla distratta dalla sua missione di proteggere Sagunto, e con Lei il dr. Ielo e il dr. Zito, rinnovando il mio rispetto alle Istituzioni. Teresa Paladini

La Redazione