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L’associazione #IoResto in visita al borgo di Verzino con la sua “scuola itinerante per restare”

Dopo Melissa e Acerenthia, quelle che agli occhi dei più possono sembrare solo delle gite fuori porta, per i socio di #IoResto rappresentano i passi concreti verso la realizzazione della scuola di restanza

La Redazione

Verzino, martedì 28 Luglio 2020.

Oltre alla conoscenza dei luoghi e all’incontro con le persone che vivono nelle nostre realtà c’è il fine fondamentale di creare  collegamento.

Nella visione di #IoResto
conoscere, promuovere la vita e il potenziale dei luoghi è di vitale
importanza, offrire il tempo e suggerire collaborazioni, allo stesso modo
esserci in definitiva  e provare a sviluppare un sistema di restanza,
perchè chi resta non può sentirsi solo o poco apprezzato.

Ebbene con questa visione una
rappresentanza dell’associazione ha fatto visita alle grotte di Verzino, con il
supporto della cooperative Le grave, la visita ha riguardato in particolare la
grotta dei gessi, con tutto quello che comporta in termini di impegno ma anche
di ricompensa, in quanto vivere la terra da dentro è un’esperienza forte,
unica.

Nel pomeriggio la passeggiata
al borgo dove all’aria particolarmente leggera e  alla gioviale
accoglienza del primo cittadino, dei componenti della giunta e di altri giovani
e meno giovani si è aggiunta l’interessante visita del palazzo ducale e
dell’archivio storico, della cattedrale, del centro storico, delle grotte
rupestri ed infine in  quel perdersi nel panorama che degrada, tra il
verde degli ulivi,fino al mare, ci ha fatto sentire ricchi e pieni di volontà
di conoscere le nostre realtà e guardarle con gli occhi dei viaggiatori e
sapere ascoltare ciò che hanno da dirci.

Tant’è che pagine di diario come questa che segue, a firma di Danila Esposito, suggeriscono le vive emozioni e spingono ad emulare.

“Caro diario,

                  Domenica mattina la sveglia suonò troppo
presto, considerando le ore piccole del sabato sera di una trentenne come me!
Mi alzai dal letto di fretta, con la testa ancora piena dai ricordi della
serata, una tazza di latte e caffè bevuta velocemente e…pronta per una nuova
avventura! Insieme ai miei amici arrivammo in luogo incantato e immerso nel
verde di alberi secolari e stradine di campagna che ci conducevano ad un
piccolo buco nella roccia. Fieri, coraggiosi e costretti in una tuta rossa ed
un caschetto in testa ci preparavamo a vivere un’esperienza unica. Iniziai a
strisciare come un serpente tra fango e pietre appuntite, mi arrampicai sulle
rocce con attenzione, poiché non era permesso toccare nulla per non deviare il
corso naturale dell’acqua. A metà percorso ci sedemmo sulle rocce, spegnemmo le
luci dei caschetti e, nel buio più profondo, in silenzio, iniziammo a sentire
il rumore della terra ed a connetterci con essa ed anche con la parte più buia
di noi. L’emozione fu forte e l’adrenalina sali’.  Stare nelle viscere della terra e sentirne il
suono aveva dato, per qualche minuto, alla mia vita un suono diverso. Sentii
una grande forza dentro me e pensai alla mia vita, sorridendo”.

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