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Corrado (M5S): “Sullo specchio in bronzo di fattura magnogreca compatibile con prodotti delle botteghe dell’antica Kroton”

La nota di Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura)

La Redazione

Crotone, giovedì 19 Novembre 2020.

Insieme ad altri senatori del M5S, ho presentato una interrogazione a Franceschini per sapere se il suo dicastero abbia attenzionato e sia in grado di spiegare certe anomalie dell’asta organizzata a Londra dalla Bertolami Fine Art il 19 aprile 2018, dove fu proposto uno specchio in bronzo di fattura magnogreca, intero, attribuito al tramonto del VI secolo a.C. e stilisticamente compatibile con prodotti delle botteghe di Kroton. Se autentico, l’oggetto sarebbe dei più straordinari e il Museo di Crotone dovrebbe rammaricarsi oltremodo di non poterlo esporre: associa, infatti, un manico a forma di kore che, vestita di peplo e chitone, sta in piedi su una basetta e con la mano destra porge un bocciolo, mentre con la sinistra solleva un lembo dell’abito, ad una scena di lotta tra un centauro e guerriero incisa sulla faccia posteriore del disco. Questo sormonta la figura femminile, alla quale è raccordato anche da due leoni che posano le zampe posteriori sulle spalle della kore. Lo specchio, che, teste la Bertolami, apparterrebbe ad un newyorchese “dal 1974 (con certificato di proprietà)”, rimase stranamente invenduto e non è stato ripresentato in seguito dalla casa d’aste, diversamente da altri bronzi messi sul mercato nella stessa occasione. Ciò genera qualche sospetto, corroborato dalla ‘eccessiva’ integrità e da altre perplessità suscitate dall’oggetto in sé: lo schema di lotta rappresentato è plausibile solo dall’età classica in poi, dunque incoerente con la cronologia di un manufatto che tra l’altro, essendo indiscutibilmente di uso muliebre, difficilmente si presta ad accogliere scene così connotate in senso maschile. Come che sia, e se il MiBACT fosse chiamato a rispondere, e rispondere seriamente, ne sapremmo (forse) di più, la sede dell’asta autorizza altri timori e considerazioni. La Gran Bretagna ha sempre difeso il proprio status di paradiso dei mercanti e dei collezionisti d’arte mondiale (antica e non), rifiutando di aderire anche a molte delle iniziative di controllo e repressione delle attività illecite afferenti a quel mondo, come il “Protection SYstem for Cultural Heritage” (PSYCHE) che il nostro Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha sviluppato in collaborazione con l’Interpol. Abbiamo chiesto, perciò, “se, condividendo il timore di molti specialisti che la Gran Bretagna, specialmente dopo l’uscita dalla Unione Europea, possa rafforzare ulteriormente il suo ruolo di piazza privilegiata per gli affari illeciti inerenti al mondo dell’arte, compreso quello della immissione sul mercato e della circolazione di reperti archeologici falsi o contraffatti, non reputi necessario sollecitare la diplomazia culturale italiana perché promuova ogni possibile accordo con le autorità britanniche in funzione dell’abbattimento di detti rischi.”

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