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L’ANIOC di Crotone e famiglia Crea omaggiano Roccabernarda con monumento dedicato alle persone trucidate nelle Foibe del Carso

La gratitudine dell’ANIOC di Crotone e della famiglia di Claudio Crea onorano gli ex internati nei campi di concentramento in Germania e le persone trucidate nelle Foibe del Carso

La Redazione

Roccabernarda, martedì 01 Giugno 2021.

Domenica 30 maggio 2021, l’A.N.I.O.C. (Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche), delegazione provinciale di Crotone e la famiglia di Claudio Crea, hanno inteso omaggiare la cittadina di Roccabernarda, nel crotonese, di un monumento dedicato a tutti gli ex internati nei campi di concentramento nazisti e una targa ricordo alle persone trucidate nelle Foibe del Carso, dai partigiani titini.

   Alle ore 10.25 la delegazione Anioc assieme a tutte le autorità civili, militari e tanti cittadini e la moderatrice all’evento, la dama Rosalba Zumpano, sono partiti dal piazzale del Comune e si sono recati al monumento, in via Stadio. Il cav. Giuseppe Crea, delegato provinciale di Crotone e vice delegato regionale dell’A.N.I.O.C., dopo aver salutato il vice comandate della capitaneria di porto di Crotone, il comandante della compagnia dei carabinieri di Petilia Policastro, il sindaco, gli assessori, i consiglieri del Comune di Roccabernarda, il presidente della Provincia di Crotone,  tutte le autorità civili, militari ed ecclesiastici, le associazioni civili e militari e tutti i presenti alla cerimonia, ha, poi, ringraziato, in modo particolare il Comune di Roccabernarda, per il patrocinio morale, l’assessore del Comune di Roccabernarda, avv. Vito Durazzi, per avere costruito la base del monumento, il consigliere Vincenzo Rizzo, per avere costruito la cornice della targa e la Kroton Marmi per le opere in marmo del monumento e della targa.

   Il cav. Giuseppe Crea, dopo aver dato brevi cenni sull’Anioc, nella città di Firenze il 14 aprile  del 1949, dal conte Feliciano Monzani, con lo scopo di unire tutti i cavalieri del mondo, in una sola famiglia, al servizio della Chiesa e dei bisognosi, attualmente condotta dal segretario generale, conte Maurizio Monzani, ha spiegato che “Dal 2000, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha istituito il Giorno della Memoria e dal 2006, da quando sono iniziate le cerimonie ho partecipato a molti eventi nelle scuole, perché sono figlio dell’ex internato Claudio.  Uno dei nostri 650 mila internati, di cui 50 mila non sono più tornati a casa”.

   Dal 2013, da quando il cav. Giuseppe Crea è stato nominato delegato e il cav. Francesco Saverio Scicchitano segretario, hanno concordato, per il sei gennaio di ogni anno, giorno della Befana, di aiutare delle famiglie bisognose; per il giorno della Memoria una santa messa a memoria degli ex internati e, ad aprile, nella giornata del Cavaliere, di onorare un servitore dello Stato, con un attestato alla memoria.

   Nel 2020, in pieno Covid, ha raccontato Crea “Abbiamo aiutato con un piccolo contributo, tre nostri artigiani e alcune famiglie bisognose della parrocchia del SS.mo Salvatore al Fondo Gesù.

   Nel 2021, poi, assieme alla famiglia di Claudio Crea, abbiamo deciso di omaggiare tre comuni della nostra Provincia, di monumenti e targhe. Se avessimo avuto altra disponibilità di cassa potevamo farne di più, perchè alla nostra associazione, delle quote tessere annuali restano soltanto dodici euro per ogni socio iscritto, per cui per queste opere dobbiamo ringraziare dei nostri benefattori”. “Qualcuno di voi si chiederà perché, questa manifestazione a Roccabernarda, si è domandato il cav. Crea. Noi abbiamo scelto – ha risposto – tre comuni della nostra provincia, che hanno avuto più internati”. Si è posto poi, una seconda domanda: “Voi vi chiedete perché sul monumento c’è la foto del campo di concentramento di Fallingbostel provincia di Hannover e non il famoso campo di Auschwitz, in Polonia, famoso per il diario di Anna Frank.” Il relatore dell’NIOC si è dato questa risposta: “Auschwitz è anche famoso per l’internato Sami Modiano, il quale ha lanciato un pezzo di pane alla sorella, oltre la rete che divideva gli uomini dalle donne, nel campo femminile e la sorella ha rimandato il pezzo di pane indietro, dicendo al fratello che a lei non serviva più quel pane, perché all’indomani l’avrebbero portata nella camera a gas. Anna Frank è morta nel mese di marzo 1945, pochi giorni prima della liberazione, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, Hannover, a dieci chilometri di Fallingbostel. Anche il nostro concittadino crotonese – continua a raccontare Crea –  Costantino Manica è morto a Hannover, nel mese di marzo 1945 e suo fratello, nato dopo la guerra, che porta lo stesso suo nome Costantino Manica, assieme al nostro sindaco di Crotone Pasquale Senatore, sono riusciti a portarne la salma a Crotone.

   Nel campo di concentramento di Fallingbostel – prosegue il delegato crotonese Anioc –  gli Internati Militari Italiani (Imi),  non sono stati considerati prigionieri di guerra, come tutti gli altri, ma traditori, però, con la loro capacità hanno dimostrato che siamo il popolo più intelligente del Mondo, perché sono riusciti a costruire con mollica di pane, cicche di sigarette e pezzettini di lamiera, una radio ricevente, la famosa “Radio Caterina”, che ogni notte si collegavano con “Radio Londra”, per ricevere il bollettino di guerra. Putroppo, furono scoperti dai tedeschi e trasferiti dal campo di Fallingboste a quello di Wietzendorf, a dodici Km di distanza e, nonostante furono spogliati nudi e perquisiti dai tedeschi, sono riusciti a portare a Wietzendorf Radio Caterina. Io, essendo il figlio di un ex internato – ha continuato Crea – sono stato al campo di Auschwitz, Bergen-Belsen, Wietzendorf e Fallingbostel, non sono riuscito a vedere il campo di solo sterminio di Triblinca, che si trova a quattro km da Varsavia.

-Adolf Hitler, che nella seconda guerra avevo messo in ginocchio tutta l’Europa, il 30 aprile 1945 si è suicidato nel suo bunker.

-Heinrich Himmler comandante in capo dei campi di concentramento e di sterminio, si è suicidato il 23 maggio 1945”. Infine commentando il massacro delle Foibe, le cavità carsiche presenti in territorio giuliano e istriano, fra il 1943 e il 1945. Dove furono trucidate circa due mila italiani, il cav. Crea, ha detto che: “Quel massacro si poteva evitare, in quanto la guerra era finita, ma anche loro, i titini che hanno commesso quelle atrocità hanno pagato un caro prezzo, perché si sono ammazzati fra di loro, dividendo la ex Jugoslavia un tanti Stati. Ha, poi concluso con una frase da buon cristiano cattolico: chi fa del male dovrà vedersela con in nostro buon Dio.

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