L’Area SIC delle Dune della Marinella di Cirò, si impreziosisce della presenza di un’altra pianta rara: l’Astragalus boeticus

L’Area SIC delle Dune della Marinella e della Ginestra bianca, si impreziosisce della presenza di un’ altra pianta rara: si tratta dell’ Astragalus boeticus L., pianta della famiglia delle Leguminose era stata segnalata per la Calabria per la prima volta dal Dottore Nicodemo G. Passalacqua del museo di Storia Naturale della Calabria ed Ortobotanico dell’Università della Calabria Arcavacata di Rende, ed il professore dell’IPSIA di Crotone il botanico Giuseppe De Fine di Cirò lungo la circonvallazione bivio Cirò-Cirò Marina, lo scorso primo giugno 2003. A distanza di 19 anni è stato ritrovato un vasto campo di questa pianta rara all’interno dell’area Sic, probabilmente, il suo vero habitat naturale, i cui semi molto probabilmente veicolati dagli uccelli ha permesso il proliferarsi in altre aree come la circonvallazione bivio Cirò-Cirò Marina e lungo la provinciale Cirò- Cirò marina in zona Pagoda, dove qualche anno fa sono state rinvenuti altri esemplari. L’Astragalus boeticus chiamata anche caffè spagnolo, la sua origine deriva dal Betica, antica provincia romana della Spagna meridionale, dal fiume Baetis, oggi Guadalquivir, con riferimento ad una delle zone di diffusione. La pianta, si riconosce dai fiori bianco-rosa, pelosa, con fusto cavo, foglie imparipennate in numero di 12, i suoi frutti sono dei legumi con tre coste a sezione triangolare terminanti con un uncino. Fiorisce in pieno inverno, era stata rinvenuta per la prima volta nel 2003, dal botanico cirotano De Fine, oggi è pianta protetta, l’amministrazione comunale di Cirò Marina di allora aveva provveduto a recintare e proteggere l’area dove cresce spontaneamente, questo ha facilitato la sua sopravvivenza e diffusione. E’ stata segnalata dall’Università della Calabria e sulla rivista scientifica “Società Botanica Italiana”. Grazie alla diffusione attraverso i semi di cui specie gli uccelli migratori ne sono ghiotti, la pianta è arrivata fino a noi. Detto volgarmente “astragalo spagnolo”, “caffè selvaggio”, “caffè messicano”, “caffè americano”, Astragalus boeticus è una Fabacea originaria del bacino mediterraneo che tutt’ora cresce spontanea in centro Italia, al sud e nelle isole. Veniva coltivata e utilizzata come succedaneo del caffè, in Puglia e nel Salento come in Sicilia, in altre regioni d’Italia e altrove, e se ne utilizzavano a questo scopo i semi tostati. Fino alla metà del XX secolo questa pianta – si legge in una nota- ” era comune nelle nostre campagne, ma la progressiva ignoranza sugli utilizzi e proprietà delle piante (ovvero la perdita del vero sapere contadino) e la scriteriata abitudine al diserbo chimico ne hanno drasticamente ridotto la presenza, sino a renderla rara al giorno d’oggi”. Se ne sono effettuate coltivazioni in tutta Europa, sempre a scopo di sostituto del caffè in periodi di crisi economica o di embargo. In Svezia, nel corso del XIX secolo, la monarchia introdusse una vasta coltivazione di Astragalus boeticus per la produzione di quello che venne soprannominato anche, e per questo motivo, “caffè svedese”. Dopo l’inizio del XX secolo, la sua coltivazione è diminuita. I semi contengono Colina e Trigonellina. La Colina ha attività antiossidante. La Trigonellina ha proprietà stimolanti dell’appetito, ipoglicemiche, galattogene, antispasmodiche, immunostimolanti, diuretiche, toniche. Tuttavia un suo parente stretto, Astragalus membranaceus, è utilizzato da sempre nella medicina tradizionale cinese come immunostimolante, ed è stato proposto anche come coadiuvante per le cure di HIV e, più recentemente, anche per il covid-19. Della particolare presenza è stato avvisato anche il sindaco Francesco Paletta, a cui è stato chiesto la possibilità in futuro di proteggerla con una recinzione.