Comune di Crotone, Pingitore: “mozione contro lo spopolamento e la disparità tra area tirrenica e Jonica della Calabria”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Consigliere comunale Stanchi dei soliti.
Ho inviato in consiglio comunale di Crotone una mozione relativa allo spopolamento del territorio crotonese e alla disparità tra l’area tirrenica e Jonica della Calabria, più volte sono intervenuto sulla triste realtà, poiché da una parte i cittadini calabresi godono dei principali servizi e moderne infrastrutture: porto, aeroporto, ferrovie e treni ad alta velocità, strade e autostrade, mentre dall’altra parte il totale isolamento.Il mio intervento vuole stimolare il dibattito politico, creare un tavolo dove possano partecipare i sindaci dei comuni interessati al fine anche di impegnare il Governo a firmare e, in conseguenza, a presentare un disegno di legge per il Crotonese e ovviamente la Sibaritide, la quale, quest’ultima vive lo stesso dramma, che contrasti lo spopolamento nel territorio e riduca dal punto di vista infrastrutturale il divario che vi è tra il versante jonico e quello tirrenico della Calabria.

Mozione contro lo spopolamento del territorio provinciale e la disparità tra la fascia tirrenica e Jonica della Calabria.

PREMESSO che, in Italia esistono circa 5.500 comuni di piccole dimensioni, che rappresentano 1/6 della popolazione nazionale, sparsi in quasi tutte le regioni d’Italia. In Calabria questa realtà è maggiormente presente: i borghi caratterizzano e rendono unico il nostro paese, ammassi di case arroccate tra colline e monti, in cui fino a qualche decennio fa gli abitanti conducevano una vita umile e sana, aggrappati ai valori e al forte senso di appartenenza, con molte tradizioni e varietà culturali millenarie o secolari che poco noi conosciamo.
Natura e cultura s’intrecciano anche nei territori ricchi di testimonianze storiche, artistiche e archeologiche. In questi piccoli borghi un tempo si viveva di agricoltura e artigianato, ma le varie politiche nazionali hanno sradicato la loro economia, penalizzando fortemente il lavoro e le peculiarità agricole, come la produzione di frumento, cereali, prestigiosi vini e olio d’oliva, ancor di più mortificati dalla forte concorrenza internazionale e dalla quasi totale abolizione dei sussidi comunitari.Nella città di Crotone il declino si registra con la chiusura delle fabbriche e con esse la perdita di lavoro si è abbattuta anche nelle piccole comunità dell’entroterra, fenomeno che di conseguenza ha prodotto un inarrestabile processo di spopolamento.Un tempo le popolazioni internate si spostavano verso i centri costieri e la città capoluogo; oggi, però, il fenomeno è dappertutto. L’emigrazione di interi nuclei familiari raggiunge percentuali altamente preoccupanti non solo in zone rurali e di montagna, ma anche in tutta la fascia costiera. Gli ultimi dati non sono affatto confortanti, l’intera provincia di Crotone è collocata all’ultimo posto nella classifica del Sole 24 Ore che misura la qualità della vita e da altre fonti ufficiali si stima che, tra il 2019 e il 2020, il territorio ha perso 4.522 residenti. Numeri spaventosi per una popolazione che supera di poco i 160mila abitanti.
CONSIDERATO chelo spopolamento, come espresso in premessa è da attribuirsi prevalentemente all’abbandono delle coltivazioni, ma anche alla non sufficiente progettazione centrale e locale, al mancato utilizzo dei fondi europei, alla mancata manutenzione del territorio, alle conseguenze dei cambiamenti climatici in corso e dal dissesto idrogeologico, alla totale assenza d’infrastrutture logistiche significative e/o agli inesistenti ammodernamenti delle reti viarie. Oggi la città di Pitagora situata al centro della fascia Jonica, fa i conti con il totale isolamento dal resto del mondo: priva di efficienti linee stradali, ferroviarie e portuali, che influiscono notevolmente sugli abbandoni, il numero complessivo dei residenti si mantiene sulla grossa fetta di popolazione anziana e pensionata. I piccoli borghi se un tempo basavano il grosso del proprio benessere sull’agricoltura, oggi, a causa di una politica nazionale cieca ai bisogni di quel mondo e alla scarsa lungimiranza della politica locale, i nostri paesi sono sottoposti a un lungo processo di eutanasia: la partenza è la sola prospettiva che viene offerta a giovani e ad adulti. Non potersi spostare con facilità, inoltre, ha reso difficile la crescita economica nelle aree interne e ha causato l’impossibilità di viverci (almeno per la parte ionica): i cittadini sono impossibilitati a raggiungere rapidamente i servizi essenziali, come, per esempio, i presidi sanitari, che pesano senza alcun dubbio sulla possibilità di avviare qualsiasi lodevole iniziativa.
SI RITIENE necessario, consolidare e allargare il dibattito alle associazioni culturali, di volontariato e di categoria, al fine di recuperare ogni risorsa, soprattutto relativa al mondo agricolo: la valorizzazione dei boschi, della pastorizia e il rilancio delle tante produzioni di qualità. Altresì necessario è cercare di fermare l’esodo giovanile intervenendo sulla formazione e su un’istruzione finalizzata anche all’inserimento lavorativo.
Ciò PREMESSO, IMPEGNA il Sindaco e la Giunta a sollecitare il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia, il Consiglio dei Ministri, i consiglieri regionali, provinciali e i parlamentari eletti in territorio crotonese a pianificare, di concerto con i territori in conformità a azioni condivise, nuove linee di sviluppo in grado di contrastare lo spopolamento e il declino della città capoluogo. Occorre un serio ripensamento per la sopravvivenza del territorio e delle aree interne con l’obiettivo di determinare nell’immediato un’inversione di tendenza rispetto ai fenomeni di spopolamento, arginare il forte divario tra i due versanti della regione. Istituire un tavolo con l’obiettivo di contribuire a creare una maggiore consapevolezza delle potenzialità espresse dai comuni al fine anche di impegnare il Governo a firmare e, in conseguenza, a presentare un disegno di legge per il crotonese che contrasti lo spopolamento nel territorio e ridurre definitivamente dal punto di vista infrastrutturale il divario che vi è tra il versante tirrenico e Jonico della Calabria.