
Lavorare per vivere, non morire lavorando
Emergenza infortuni: ogni anno quasi mille morti sul lavoro in Italia. A Cirò Marina un convegno che unisce istituzioni, imprese e volontariato per costruire una cultura della prevenzione.
I dati parlano da soli e non lasciano spazio a rassicurazioni: nei soli primi mesi del 2026 il numero di morti sul lavoro in Italia ha già raggiunto livelli di allarme. Quasi tre vittime ogni giorno, ogni giorno dell’anno. Un’emorragia silenziosa che le statistiche registrano con fredda regolarità ma che raramente ottiene l’attenzione che merita. Per accendere i riflettori su questo dramma, il 13 marzo 2026 a Cirò Marina — Palazzo Porti, ore 15:00 — la Misericordia di Cirò Marina, la Camera dei Giuslavoristi e Previdenzialisti di Crotone e l’azienda “ Gruppo Spataro” hanno organizzato la tavola rotonda “Lavorare per vivere — non morire lavorando”. Abbiamo raccolto le voci dei protagonisti
Avvocato Scigliano, i numeri sulle morti sul lavoro in Italia sono impietosi. Come valuta la situazione attuale?
“È un’emergenza a cui non sembra esserci fine. Ogni anno perdono la vita sul lavoro circa mille persone — quasi tre al giorno. E questa cifra, già di per sé agghiacciante, non tiene nemmeno conto degli infortuni che lasciano invalidità permanenti, né di quei lavoratori che si ammalano silenziosamente a causa di esposizioni prolungate a sostanze tossiche o a condizioni di lavoro insostenibili”.
Quali strumenti ritiene indispensabili per invertire questa tendenza?
“Serve un approccio sistemico. Bisogna rafforzare in modo deciso il sistema ispettivo, inasprire le sanzioni per chi recidiva nelle violazioni, e — soprattutto — investire in una formazione obbligatoria che sia reale, efficace, non quella che si esaurisce con una firma apposta su un registro. La sicurezza si impara, si pratica, si interiorizza. Non si certifica con un timbro”.
Abbiamo chiesto al governatore della Misericordia dott.ssa Maria Abbruzzino, quale contributo può offrire un’organizzazione di volontariato come la Misericordia nella lotta agli infortuni sul lavoro “più di quanto si pensi. Realtà come la nostra, radicate nel territorio e in contatto quotidiano con le persone, possono svolgere un ruolo prezioso nel promuovere una cultura della prevenzione e della responsabilità. Diffondere attenzione, consapevolezza e rispetto per la sicurezza significa prendersi cura della vita delle persone e del bene dell’intera comunità”.
Esiste quindi una dimensione etica, oltre che normativa, nella sicurezza sul lavoro?
“Assolutamente sì. La sicurezza non può essere vissuta come un mero obbligo di legge da assolvere il prima possibile. Deve diventare un valore condiviso, interiorizzato da istituzioni, imprese e lavoratori. Solo mettendo davvero al centro la tutela della vita — non come slogan ma come prassi quotidiana — è possibile ridurre i rischi e rendere il lavoro più sicuro e più umano”.
Interpellato il geom. Francesco Spataro, imprenditore del territorio , cui chiediamo come mai ha scelto di sostenere questo convegno. Perché?
“Perché il lavoratore è il fulcro di ogni attività d’impresa. Senza di lui non esiste alcuna azienda, alcuna crescita, alcun futuro. Nel Gruppo Spataro ogni lavoratore è tutelato in tutti i suoi diritti e la consapevolezza degli obblighi di sicurezza è al centro di ogni processo, supportata da mezzi e strumenti adeguati alla valutazione e alla gestione dei rischi”.
Cosa si aspetta da un evento come questo?
Che diventi un momento di confronto autentico, capace di generare un cambiamento reale. Lo spirito con cui abbiamo aderito è semplice: informare per prevenire. Un imprenditore che investe nella sicurezza non sta solo rispettando la legge — sta dimostrando di avere a cuore le persone che lavorano con lui. E questo, alla lunga, è anche la scelta più intelligente.
Il mio motto è “Informare per prevenire: un imprenditore che investe nella sicurezza ha a cuore le persone, non solo la legge.”




