
Crotone- I ragazzi della Kroton Nuoto, guidata da Tatiana Hrytsenko, costretti ad allenarsi tra mare e trasferte quotidiane fino a Catanzaro per continuare a coltivare il proprio sogno sportivo, pur avendo a pochi metri da casa, un impianto olimpionico pienamente funzionante, la piscina comunale. E’ l’amaro sfogo presentato al Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi in trasferta nella città pitagorica nei giorni scorsi dal tecnico Roberto Fantasia, il quale informava che l’accesso alla struttura è negato alla Kroton Nuoto a seguito di un contenzioso con l’altra società natatoria crotonese, la Rari Nantes Crotone, legato a questioni economiche e di cogestione dell’impianto, creando un grave disservizio soprattutto ai giovani atleti. “L’impianto ci viene inibito anche per una questione di valori che vogliamo insegnare ai ragazzi. Vorremmo sapere anche noi perché siamo fuori.
Nonostante gli incontri con l’altra società e con il sindaco, noi non possiamo entrare”, è quanto riferiva Fantasia al Ministro. Il Mistro Abodi, ha definito la vicenda “fantascienza” assicurando che intende approfondire la questione: “Voglio saperne di più – ha detto – e per questo chiamerò il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, e soprattutto perché i ragazzi che sono gli attori principale sono lasciati fuori, fuori dovevano restare i contenziosi tra le società e il comune” . Già qualche mese fa i genitori dei ragazzi lasciati fuori dall’allenamento avevano chiesto chiarezza all’assessore Luca Bossi allo sport del comune di Crotone senza però ottenere risposte adeguate.
”La piscina comunale- si legge in una nota dei genitori- è un bene pubblico e, in quanto tale, deve garantire l’accesso equo a tutti gli atleti, senza discriminazioni. Negare l’accesso a giovani sportivi appartenenti a una delle due società significa violare il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, e anche se la gestione dell’impianto è affidata in convenzione, la proprietà resta pubblica. Non è accettabile che un’intera categoria di atleti venga esclusa solo per l’appartenenza a una diversa realtà sportiva. Un bene pubblico non può essere trasformato, di fatto, in un’esclusiva a disposizione di un solo soggetto privato, mentre altri – regolarmente tesserati e facenti parte della comunità sportiva cittadina – vengono lasciati fuori.
Negare a questi ragazzi e ragazze la possibilità di allenarsi rappresenta una grave violazione dell’interesse collettivo e una discriminazione inaccettabile, sul piano sportivo, sociale e umano”. E ancora:” È compito dell’Amministrazione comunale vigilare affinché la gestione privatistica non si trasformi in una privatizzazione di fatto, in cui l’interesse pubblico viene subordinato a logiche di esclusione, a danno di intere categorie di atleti. I dirigenti comunali non sono semplici spettatori: se il gestore viola gli obblighi previsti dalla convenzione – incluso quello di consentire l’accesso imparziale – è preciso dovere dei dirigenti intervenire, anche valutando la possibilità di revoca. L’Amministrazione ha l’obbligo di intervenire quando si verificano violazioni dei principi di equità, trasparenza e accessibilità”.





