Roma, 22 marzo 2020. Di buon mattino, alla stazione Tiburtina non c’è un’anima. Due militari dell’esercito, come al solito, piantonano l’ingresso. Mi inquadrano mentre mi avvicino, si sente solo il rumore delle ruote del mio trolley. Produce eco. “Ma devo registrarmi? Devo darvi l’autocertificazione
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