di Anila Dahriu – Poetessa albanese, voce significativa della letteratura contemporanea

EtnoTour – Festival itinerante sulle minoranze linguistiche: Prima tappa a Mongrassano
Sabato 1° marzo 2025, la città di Mongrassano (CS), in Calabria, ha ospitato la prima tappa di un lungo viaggio di scoperta e diffusione culturale dal titolo EtnoTour – Festival itinerante sulle minoranze linguistiche. L’evento si è svolto presso il Centro di Iconografia Arbëreshe, situato nel Palazzo Miceli in Via Serra di Leo 26, e ha incluso una giornata ricca di incontri e dibattiti, dalle 10:00 alle 17:30.
L’iniziativa è stata promossa da Metaphorica – Periodico semestrale di Poesia pubblicato da Efesto Edizioni, con il patrocinio dei Comuni di Cosenza e Mongrassano e il sostegno delle Associazioni Eudemonia e Antonio Staffa.
Un viaggio nella cultura arbëreshe oltre il folklore
L’evento ha rappresentato un’importante occasione per approfondire la conoscenza della cultura arbëreshe, trattata come un universo polifonico e complesso, al di là della visione riduttiva e stereotipata del “folklore”. Gli interventi degli esperti hanno evidenziato i molteplici aspetti di questa identità millenaria, analizzandola attraverso le lenti dell’antropologia, della sociologia, della politica, della letteratura, della musica e dell’arte.
Una riflessione significativa si è incentrata sulla necessità di raccontare, proteggere e promuovere il patrimonio arbëreshe, un valore aggiunto che rende la Calabria un territorio di resistenza culturale in un’epoca segnata da un’omogeneizzazione sempre più marcata. EtnoTour si è dunque configurato come una sorta di rito sacro, celebrato nello spirito di un luogo autentico e ricco di significato storico.
Relatori e protagonisti della giornata
A questo dialogo culturale hanno dato voce studiosi, scrittori ed esperti della cultura arbëreshe e delle minoranze linguistiche. Tra gli ospiti d’onore:
- Saverio Bafaro – Poeta, psicoterapeuta e direttore di Metaphorica;
- Vito Teti – Professore di antropologia culturale, noto per i suoi studi sulle comunità locali e l’identità meridionale;
- Antonella Rizzo – Scrittrice e giornalista, impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano;
- Italo Sarro – Scrittore e studioso della lingua e delle tradizioni arbëreshe;
- Carmine Stamile – Docente ed esperto della cultura arbëreshe della Calabria;
- Damiano Guagliardi – Scrittore, saggista e presidente della Federazione delle Associazioni Arbëreshe;
- Anila Dahriu – Poetessa albanese, voce significativa della letteratura contemporanea.
Oltre ai contributi accademici e letterari, la giornata è stata arricchita da interventi artistici di Grazia Beatrice Posteraro e Gianfranco Bellusci, che hanno offerto al pubblico un’esperienza sensoriale ed emozionale attraverso le loro opere.
Cultura come resistenza: un impegno per il futuro
L’evento ha anche sottolineato il valore della “buona politica” nella tutela delle identità locali, mostrando come la cultura arbëreshe possa rappresentare una roccaforte di resistenza contro le omologazioni imposte dalla globalizzazione. L’incontro ha evidenziato l’importanza della salvaguardia e della promozione della diversità linguistica e culturale, valorizzando il passato per costruire un futuro in cui le radici identitarie possano continuare a prosperare.
La prima tappa di EtnoTour è stata solo l’inizio di un percorso che proseguirà in altre località, con l’obiettivo di esplorare e far conoscere le minoranze linguistiche attraverso incontri, studi e pubblicazioni.
In attesa della prossima edizione, le riflessioni e i contributi dei partecipanti saranno pubblicati nel numero 7 di Metaphorica – Periodico semestrale di Poesia, offrendo un’ulteriore opportunità di approfondimento e diffusione dei contenuti emersi da questa intensa giornata di studi.
Un’esperienza straordinaria
È stato un evento unico, capace di fondere profondamente cultura, memoria e resistenza identitaria. Per me è stata un’esperienza intensa, che va oltre la mera celebrazione culturale per trasformarsi in un rito collettivo di riconnessione alle radici.
Straordinario il viaggio alla scoperta delle origini di un popolo che, pur emigrando secoli fa, ha saputo conservare la propria lingua, le tradizioni e un folklore vivo e inarrestabile, che oggi si afferma come un prezioso patrimonio culturale.
Il luogo che ha ospitato la prima tappa del festival non è stato soltanto una cornice geografica, ma una dimensione spirituale e simbolica. Qui, la sacralità si intreccia con il valore di una minoranza linguistica che, resistendo all’eccessiva modernità, custodisce la propria identità.
Un ringraziamento speciale va agli organizzatori, Antonella A. Rizzo e Saverio Bafaro, a tutti gli intellettuali presenti per i loro preziosi interventi e alla sindaca di Mongrassano arbëresh, la cui collaborazione ci ha trasmesso un messaggio forte di resistenza: la tutela delle tradizioni come atto politico per la salvaguardia della diversità.
In questo evento, la poesia si è fatta davvero bagaglio culturale immateriale, qualcosa di invisibile eppure essenziale, capace di legare comunità, memoria e speranza.
Il concetto di “poesia come bagaglio culturale immateriale”, come ho sottolineato nel mio intervento, si riferisce alla poesia come eredità intangibile, ma fondamentale per l’identità e la memoria collettiva di un popolo. Essa rappresenta una ricchezza culturale che si tramanda di generazione in generazione, preservando la lingua, le tradizioni e i valori di una comunità.
La poesia, in questo senso, non è solo un’arte estetica, ma anche uno strumento di resistenza, riflessione e condivisione, contribuendo alla continuità e alla valorizzazione della diversità culturale nel corso del tempo.




