
San Nicodemo Abate è nato a Cirò il 12 Maggio del 900 nell’antico villaggio di Psicrò
San Nicodemo Abate è nato a Cirò il 12 Maggio del 900 nell’antico villaggio di Psicrò, odierna Cirò, contemporaneo di San Nilo della limitrofa Rossano. A sciogliere ogni dubbio sul suo luogo di nascita diversi autorevoli storici antichi e moderni i quali ne sostengono le origini cirotane, della statura di: Abate Apollinare AGRESTA (1621-1695); Tommaso ACETI (1687-1749); Giovanni FIORE da Cropani (1622-1683); G. F. PUGLIESE (1789-1855); Antonio AROMOLO nel 1901; D. Vincenzo ZAVAGLIA (1906-1974) di Mammola; Antonino TERMINELLI (1922-2016); P. Francesco RUSSO (1908-1991).
Grazie ai loro studi hanno tolto ogni dubbio sul luogo nativo del Santo annullando le teorie di chi lo voleva nato nel reggino solo perché alcuni autori lessero solo uno delle 25 copie dei bios esistenti sulla vita di San Nicodemo tradotto sotto dettatura dal monaco Daniele , un bios a dire dagli studiosi, pieno di errori, che riportava erroneamente il nome di Sicròs, mentre il monaco Agresta aveva letto senza ombra di dubbio-scrive il dotto Mons Terminelli- un’altra copia dove era riportato il nome Psicrò, termine che lascia poco spazio ad altre forzate interpretazioni. Una soluzione a cui era giunto anche l’immenso Mons. Antonino Terminelli nel 1979 attraverso uno studio minuzioso riportato nel suo ”Cirò, Patria di San Nicodemo”-estratto da “Studi Meridionali n. 4 ” .
Ma andiamo a leggere i passaggi fondamentali delle sue minuziose analisi che non lasciano altre interpretazioni che portano ad una sola verità: Cirò è la patria di San Nicodemo Abate. Il Monaco Agresta nella sua: ”Vita su San Nicodemo Abbate dell’ordine di San Basilio”- Edito a Roma nel 1677,- scrive Mons Terminelli – afferma senza la minima ombra di dubbio che:” nella provincia della Calabria Citeriore quattro miglia distante dal mare Ionio, nei contorni delle Saline del fiume Neto, sorge sopra la cima di un promontorio una ragguardevole abitazione, che nei secoli trapassati chiamatasi Cremissa, poscia si denominò Paterno…In decorso di tempo…mutò anche il nome onde oggi Zirò viene comunemente chiamata…. In questa avventura Patria…. circa nel 900 dell’Universale salute nacque un bambino, che indi nel battesimo sortì il nome Nicodemo”.
Ora nel Bios al foglio 245 il Saetta legge:” Ebbe la dimora nelle Saline, in un paese detto Sicròs”, ma Sicròs non è un paese ma solo il nome di un torrente, un ruscello in un terreno scosceso della locride, da qui l’errore e l’inganno da parte di chi ha voluto costruire una nuova Patria per San Nicodemo diversa da quello indicato dal dotto Agresta.Indubbiamente scrive Mons Terminelli- del Bios di San Nicodemo dovevano esistere copie diverse con numerose varianti. Sicuramente il Bios letto dall’Agresta riportava il nome Psicrò, manoscritto conservato nel Monastero di San Salvatore, dove afferma senza ombra di dubbio, ch’esso è l’originale, e che questo è uno dei 25 copie esistenti presenti nelle biblioteche dei vari monasteri e negli stessi ascetari. Il fatto che esistevano diversi bios con diversi varianti era una realtà tant’è che Agresta pone la morte del Santo al 25 marzo mentre il Bios di Messina la riporta al giorno 12 marzo, questo indica a chiare lettere che Agresta si serve di un testo greco diverso che conteneva sicuramente delle varianti, quindi un testo originale diverso da quello usato dal Saetta quando invece lesse Sicrò, testo scritto sotto dettatura dal monaco Daniele, un testo pieno di errori.

Da qui la conferma- prosegue Mons Terminelli- che Psicrò del Bios di Nicodemo non poteva non essere che l’attuale Cirò. Questa convinzione veniva inoltre suffragata dal testo che ci viene offerto dal “Sermo in vitam Sancti Nicodemi”. E comunque precisa Mons Terminelli: anche se dovessimo accettare la variante “Sicros” letta dal Saletta nel Bios, non dovremmo avere difficoltà a riferirla all’attuale Cirò visto che la voce greca di Sicròs sta ad indicare un fenomeno di semplificazione fonetica che lungo i secoli ha portato all’attuale nome di Cirò.
Il dottissimo Agresta che conosceva bene il territorio di Palmi non poteva sbagliare luogo e non ha avuto alcuna difficoltà nel riconoscere nel Sicròs il nome di Cirò, dopo tutto il monaco Nilo con molta probabilità- prosegue Mons Terminelli- ha redatto il Bios nel secolo X approssimativi nell’anno 1060-65. In quell’epoca Cirò godeva di un certo prestigio: era una località piena di vita e ricca di storia, legata anche a Rossano Calabro attraverso il cammino dei monaci basiliani lungo semplici mulattiere passante per Umbriatico. Un’area viva e ricca di religione quella di Cirò, tanto che come osservava il grande Paolo Orsi, il tempio di Punta Alice dedicato ad Apollo Aleo divenne nel V secolo d.
c. centro di attività apostolica di monaci basiliani. La storia -sottolinea Mons Terminelli- registra nei suoi annali e nelle sue cronache un lungo e interessante processo, celebrato dinanzi ai dicasteri ecclesiastici nel secolo XV, quando l’Università di Cirò, forte dei suoi titoli derivatigli dal fatto che San Nicodemo era nato nella sua terra di Psicrò odierna Cirò, ne rivendica il corpo. All’epoca Cirò era ricca di conventi di uomini dotti e illuminati frati che tessevano rete di interesse culturali verso i più rinomati centri di cultura europea. Alla disputa, che verteva sui diritti della città ad avere il corpo del suo illustre figlio basiliano, parteciparono uomini di cultura e di Santità, onorati di poter dare sepoltura nella terra natale di Cirò, al loro Santo concittadino-scrive Mons. Terminelli.

La causa con Mammola non avrebbe potuto avere senso e significato, se la premessa della veridicità dei natali fosse stata disattesa, perché non fondata o addirittura falsa. Sarebbe stato assai facile all’Università di Mammola aver ragione se Nicodemo non fosse nato veramente a Cirò.
Ma il processo in virtù del diritto allora vigente, spiega il dotto Mons Terminelli- che consacrava il luogo di sepoltura con sacro ed inviolabile e non ammetteva che difficilmente il trasferimento dei resti mortali da un luogo all’altro, finì con un atto di transazione che doveva portare pace e conciliazione tra le due comunità in lite. Per questo a Cirò venne dato un pezzo della mascella e due molari del Santo, consegnato allora al feudatario Spinelli, che venne conservato in un oratorio scelto proprio perché fu la casa nativa del Santo, dove abitava la famiglia Dima, genitori di San Nicodemo, dove fece i primi miracoli ancora oggi visibili sulla roccia del pavimento.
La Reliquia del Santo fu consegnata al popolo grazie all’intercessione a Mammola del monaco Apollinare Agresta iniziata già qualche anno prima che morisse, quando il 15 agosto del 1695 scrisse al marchese Carlo Francesco Spinelli di Cirò per la concessione felice della santa reliquia, e al vescovo di Umbriatico.
Le reliquie del santo arrivarono a Cirò il 15 gennaio del 1696 al suono di campane e solenne processione, dove il vescovo di Umbriatico ordinò a tutto il clero che ogni anno in questa data fosse celebrata messa solenne e cantata e processione con la statua del Santo Patrono insieme alle sue reliquie per le vie del paese, per rendere solenne questo giorno festivo in onore di San Nicodemo Abate nato a Cirò il 12 maggio del 900 già concittadino e protettore di Cirò.
La Famiglia Dima, cognome del Santo Patrono, presente ancora oggi nel cirotano, era già menzionato nel libro dei sacramenti del 1710 della chiesa madre Santa Maria de Plateis, addirittura si trova lo stesso nome e cognome del Santo, a dimostrazione che, sia il nome che il cognome, erano molto presenti nella comunità da sempre. Tant’è che ancora oggi i nomi più diffusi nella comunità sono Nicodemo e Francesco, nomi dei due Patroni di Cirò: San Nicodemo Abate di Cirò e San Francesco di Paola.

Il cognome Dima significa “eletto e stimato dal Popolo” potrebbe essere questo l’origine del cognome del Santo Patrono San Nicodemo abate, nato a Cirò nel 900, a cui il monaco basiliano generale d’Italia Apollinare Agresta, ne aveva svelato il cognome: “ Dima” nel suo libro dedicato al Santo nel 1677. Certi della sua appartenenza e dietro insistenza dei cittadini e del clero nel 1630 Papa Urbano VIII lo proclama Santo Patrono e cittadino di Cirò il 2 Marzo del 1630.
Per tutto questo non potrebbe avere ragione autori come il Gallucci e tutti quelli che lo hanno seguito negli anni, nel dire che Agresta e Pugliese avevano torto solo perché, nel loro racconto sulla vita del Santo, non avevano indicato la fonte delle loro rivelazioni, una cosa assurda, avrebbero potuto invece loro cercare la verità, senza fare supposizioni che lasciano il tempo che trovano, non supportate da documenti storici, che evidentemente non hanno mai trovato.
Per questo i Cirotani ringraziano il dotto Mons Terminelli per aver sciolto ogni dubbio sulla nascita di San Nicodemo, attraverso la sua scrupolosa ricerca storica documentata nei suoi vari libri a lui dedicati.




