
L’antica Ginestra bianca: Retama raetam subsp. Gussonei, che cresce sulle Dune della Marinella di Cirò, in piena area SIC, oggi già zona ZSC (Zona speciale di conservazione) è arrivata a noi circa cinque milioni di anni fa durante il prosciugamento del Mediterraneo per il sollevamento dello stretto di Gibilterra. Se oggi la troviamo che si diffonde a gruppi di piante formante una macchia, lo si deve al suo modo di propagarsi: “Gravitocoria” cioè i rami basali si allungano nel terreno dando vita ad individui maturi che fungono da nursery per i giovani individui secondo lo studio del ricercatore botanico Dimitar Uzunov. E’ difficile che i semi riescono a creare una vera disseminazione poiché mancherebbe del microclima africano che gli consentirebbe la germogliazione. Ne tanto meno i semi possono essere cibo per gli uccelli e quindi veicolo di seminazione, in quanto tossici, e gli uccelli lo sanno, visto che ogni seme contiene 13 alcaloidi altamente tossici per gli animali, i cui principali composti sono : Citisine, Sparteine, Ammodendrine, Anagirine, Chinolizidina, Dipiperidina come hanno dimostrato il ricercatore Botanico Abdellatif El kihel Université Chouaib Doukkali. Quindi se la Ginestra bianca oggi la si può ancora ammirare in tutto il suo splendore lo dobbiamo al prosciugamento del Mediterraneo. Infatti uno studio dell’INGV della ricercatrice scientifica e ambientale Nadia Vitale, chiarisce il ruolo fondamentale della calotta antartica nel processo di prosciugamento del Mar Mediterraneo, che è avvenuto circa 5-6 milioni di anni fa. Una successiva fase di ritiro della calotta antartica, invece, ha portato ad un nuovo sollevamento del livello degli oceani, fino a consentire di scavalcare la barriera delle “colonne d’Ercole”: circa 5.33 milioni di anni fa ha avuto luogo, così, la «catastrofica inondazione» che nel giro di pochi anni ha nuovamente riempito quello che era diventato un lago arido, trasformandolo, nello scenario che l’uomo avrebbe imparato a conoscere in seguito. La zona speziale di conservazione ultimamente si è arricchito della presenza di nuove piante e uccelli rari rinvenuti ultimamente dal botanico Giuseppe De Fine a dimostrazione che tutta l’area è ricca di biodiversità e perciò va maggiormente tutelata. Una bellissima coppia di Fenicottero rosa che avevano scelto il fiume Santa Venere che sfocia alla Marinella in piena area SIC forse per riprendersi dalla lunga migrazione, dove avevano trovato cibo e acqua a volontà. Uno spettacolo la loro presenza lungo la costa cirotana in compagnia di Gabbiani Aironi cenerini e bianchi , una vera e propria oasi per uccelli migratori. Ma nell’area SIC dove già cresce la rara Ginestra bianca, quest’anno e per la prima volta segnalata in Calabria dal botanico Giuseppe De Fine, è stata rinvenuta la Oenothera biennis L. pianta della Famiglia delle Onagraceae, che al primo anno produce una rosetta di foglie e solo al secondo anno sviluppa il fusto e bellissimi fiori gialli. Sono 34 anni che lo studioso locale Giuseppe De Fine studia la Ginestra bianca– era il 1988 quando ancora la conoscevano in pochi, e da allora nonostante più volte bruciata, tagliata, abbandonata a se stessa, oggi fiorisce in tutto il suo splendore sulla costa di Cirò, anche se da qualche anno alcuni esemplari, sono stati avvistati più a nord, dal Maresciallo dei carabinieri forestali di Cirò Donato Mingrone, sempre lungo la linea delle dune sconfinando per qualche centinaia di metri nella limitrofa Torretta di Crucoli. Inoltre sempre in Calabria ultimamente alcuni ceppi di Ginestra bianca sono state rinvenute anche sul litorale di Vibo Valentia, a dimostrazione che la natura quando vuole si riprende il suo ruolo. Ultimamente il consorzio di bonifica sta effettuando in tutta l’area una bonifica allontanando i numerosi detriti e rifiuti abbandonati, bonifica che si dovrebbe concludere con la recinzione di tutta l’area vincolata.




