
Il dolore che diventa forza, la fragilità che diventa dono per gli altri, la solidarietà e l’inclusione come principi inviolabili: il progetto “Chiediti se sono felice” ha segnato un altro punto contro la violenza di genere, contro il bullismo, contro l’indifferenza.
Il progetto, ideato da Alfonso Toscano, presidente dell’associazione “Il dono”, prosegue con successo il suo viaggio nelle scuole calabresi, che hanno aderito alla manifestazione, abbracciando i valori promossi dall’associazione e dai partner istituzionali che lo sostengono, in particolare la Polizia di Stato e le cinque Questure calabresi.
Nell’incontro nel polo tecnico professionale, moderato dalla giornalista Letizia Varano, i lavori sono iniziati con i saluti del dirigente scolastico Tommaso Bubba, che ha sottolineato la disponibilità della scuola a trattare temi importanti come bullismo e violenza di genere.
Ha preso poi la parola il dottor Mario Lanzaro, vicario del Questore di Crotone Renato Panvino che non ha potuto essere presente di persona, ma ha tenuto a inviare un suo delegato per dimostrare la propria vicinanza al progetto.
Lanzaro ha più volte sollecitato gli studenti a non voltarsi dall’altra parte dinanzi a eventuali casi di bullismo, a denunciare e a chiedere aiuto in famiglia, a scuola e alla Polizia stessa. Ha sottolineato che l’indifferenza è complicità.
Spazio all’intervento dell’ideatore del progetto Toscano che ha spiegato la genesi dell’associazione e dell’iniziativa. Prima di entrare nel vivo delle testimonianze, è stato proiettato in anteprima il trailer del corto “Sotto voce”, ideato da CineIsola Production, sui temi del bullismo e della violenza di genere.
Il racconto delle ospiti della giornata è stato particolarmente toccante.
Maila Ricca, sociologa, accompagnato dalla sua mamma Nila Ricciardi ha condiviso con gli studenti le sofferenze subite a scuola, da parte di una maestra, a causa della sua condizione di disabilità motoria e sensoriale. Parole e gesti che l’hanno profondamente ferita, ma che l’hanno spinta a reagire, a studiare, a laurearsi in sociologia perché nessuno debba più subire quello che è capitato a lei.
La giovane Alessia Raso, atleta ipovedente, ha raccontato il suo amore per la vita, la sua voglia di essere vista senza essere compatita, la sua capacità di vedere attraverso il cuore. Una testimonianza di speranza e ottimismo.
Ha sferzato l’indifferenza delle istituzioni Maria Raso Catrambone, mamma di Michele Ruffino, giovane aspirante pasticcere morto suicida, perché perseguitato dai bulli. Una donna forte, che ha trasformato il dolore indicibile per l’ingiusta morte dell’adorato figlio, in una missione contro l’omertà, contro l’indifferenza, contro il silenzio a cui volevano ridurre la sua voce. Un racconto di grande coraggio e dignità.
Ha chiuso il cerchio delle testimonianze il racconto drammatico di Maria Elisabeth Rosanò, sociologa e orfana di femminicidio, che ha condiviso con i ragazzi la sua storia, da quando ad appena 6 anni ha assistito alla morte della mamma Anja, uccisa a colpi di fucile dal marito. Poi la sua solitudine in casa famiglia, abbandonata dai servizi sociali, fino all’adozione e alla decisione, una volta cresciuta, di mettere il suo vissuto a servizio degli altri.
La giornata si è conclusa con la testimonianza di una studentessa della scuola che, tra le lacrime, ha raccontato le angherie subite dai compagni di scuola durante gli anni della primaria e della media, ringraziando però i compagni attuali nei quali ha trovato amicizia e affetto sincero.




