Lenin Montesanto ricorda lo scontro del 2018 sulla sardella con Slow Food.

CORIGLIANO-ROSSANO (CS), sabato 7 febbraio 2026 – Il problema, forse, non è la pesca del novellame in Calabria. La questione vera, rilanciata in questi giorni sui media nazionali dal servizio andato in onda nel porto di Cirò Marina, riguarda piuttosto un’Unione Europea che predica tutela ambientale ma applica regole astratte, spesso disinformate, a mari profondamente diversi tra loro. Norme cieche, pensate per ecosistemi lontani, che finiscono per colpire economie fragili, comunità costiere e identità produttive storiche, come quelle della piccola pesca artigianale mediterranea.
È la stessa Europa che si scandalizza davanti alla disperazione dei pescatori calabresi, ma che al contempo tollera pratiche ben più impattanti altrove, come la mattanza rituale delle balene a Grindadráp, nelle Isole Faroe. Un doppio standard che alimenta rabbia e frustrazione nei territori periferici, trattati come marginali e sacrificabili.
Lo scontro quando nel 2018 parlavo di sperimentazione sulla sardella
A parlare è Lenin Montesanto, presidente della storica associazione Otto Torri sullo Jonio, già fiduciario Slow Food fino al 2019 per la Condotta Pollino–Sibaritide–Arberia, allora la quarta più grande d’Italia e la prima in Calabria. Nel confermare piena solidarietà ai pescatori delle marinerie calabresi, Montesanto ricorda come fu proprio una presa di posizione pubblica a difesa della piccola pesca artigianale del novellame ad aprire, nel 2018, una frattura profonda e mai ricomposta con Slow Food nazionale.
Una frattura formalizzata con un comunicato ufficiale del 19 luglio 2018, con cui Slow Food Italia prese le distanze dalle posizioni espresse dalla Condotta di Corigliano-Rossano sulla sardella. Un episodio senza precedenti che, insieme ad altre concause mai del tutto chiarite, portò pochi mesi dopo allo scioglimento della più attiva e radicata condotta Slow Food calabrese, azzerando un lavoro diffuso e riconosciuto sui temi della sovranità alimentare.
Non serve promuovere nicchie o osterie senza educazione alimentare
Già allora – ricorda Montesanto – si sottolineava come la sostenibilità non potesse ridursi a un’etichetta o a una regola calata dall’alto, valida solo per guide gastronomiche o circuiti elitari. La sostenibilità reale è sovranità alimentare locale: sapere cosa si mangia, da dove proviene, come viene prodotto e quale impatto genera sul territorio.
Promuovere prodotti di nicchia, osterie o cerchie ristrette di produttori senza una reale filiera e senza reddito locale diffuso non basta, soprattutto se manca una vera educazione alimentare nelle scuole, nelle mense e nella ristorazione quotidiana. In Calabria, dove il consumo di cibo spazzatura rappresenta una vera emergenza sanitaria e culturale, l’assenza di una pedagogia alimentare diffusa resta una grave responsabilità.
Ora ripensare il meccanismo delle quote. Il Mediterraneo ha un surplus di pesce
Otto Torri rivendica un fatto preciso: essere stata tra le prime realtà a promuovere pubblicamente la necessità di una sperimentazione sulla pesca del novellame, sperimentazione avviata anni dopo e conclusa proprio nei giorni scorsi. I risultati dovranno ora essere valutati dal Ministero e trasmessi alle istituzioni europee.
Ma il nodo centrale resta il meccanismo delle quote, che secondo Montesanto va ripensato radicalmente. La catena alimentare del Mediterraneo è stata alterata da politiche miopi: il blocco del novellame ha prodotto una sovrabbondanza di pesce azzurro, che a sua volta ha favorito l’aumento dei tonni, oggi vincolati da quote rigidissime. Il paradosso è un mare ricco di pesce che nessuno può pescare.
Nostro mare pieno di tonni, quasi come l’emergenza cinghiali a terra
Il fenomeno – spiega Montesanto – è paragonabile a quanto avviene sulla terraferma con l’emergenza cinghiali. Così come l’eccesso di ungulati altera l’equilibrio ambientale terrestre, nel Mediterraneo la sovrabbondanza di tonni, predatori apicali, sta modificando profondamente l’ecosistema marino. Un problema noto, ma sistematicamente ignorato dalle istituzioni.
Silenzio su pescatori nordafricani e giapponesi o sui derivati cinesi
A questo si aggiunge un altro paradosso: mentre i pescatori locali sono bloccati dalle quote, il Mediterraneo è solcato da flotte nordafricane o giapponesi che pescano tonni in quantità industriale, esportandoli e reimmettendoli poi anche nei mercati europei. Una dinamica che Montesanto definisce senza mezzi termini una forma di colonizzazione alimentare.
Senza contare la diffusione massiccia di prodotti ittici di origine cinese nella ristorazione, spesso spacciati per specialità locali, come denunciato anche dal pescatore di Cirò Marina intervistato da Striscia la Notizia.
Non funziona l’appiattimento sulle politiche di transizione ambientale
Le politiche europee di transizione ambientale non falliscono perché inutili, ma perché applicate senza confronto con la realtà dei territori. L’assenza di una posizione chiara su questi temi da parte di Slow Food – ieri come oggi – misura l’implosione di una visione elitaria e scollegata dai problemi concreti delle comunità produttive.
Il Mediterraneo non è il Mar Baltico e i tonni non sono balene
Il Mediterraneo non è il Mar Baltico né il Mare del Nord. È un ecosistema complesso, millenario, antropizzato, che vive di equilibrio tra uomo e mare. Applicare ovunque le stesse regole significa ignorare differenze biologiche, storiche e sociali, producendo cortocircuiti burocratici che alimentano conflitti e disperazione.
Otto Torri condanna la violenza e invita Striscia ad andare oltre
Quanto accaduto nel porto di Cirò Marina è un gesto inqualificabile e la violenza non è mai giustificabile. Ma condannare non basta: occorre raccontare anche le cause profonde che generano rabbia e frustrazione. Da qui l’invito a Striscia la Notizia ad approfondire, indagando non solo gli effetti ma anche le responsabilità strutturali delle politiche europee sul settore.
No allo strascico, estendere il modello Secca di Amendolara
La vera pesca distruttiva resta quella a strascico. Su questo servono misure drastiche e concrete, come dimostra il modello della Secca di Amendolara, avviato nel 2014 con la posa dei dissuasori che hanno realmente tutelato i fondali e l’ecosistema marino. Un modello che dovrebbe essere esteso a tutta la costa mediterranea.
Se l’Europa continuerà a colpire chi non distrugge e a tollerare chi devasta – conclude Montesanto – il Mediterraneo non morirà per colpa dei piccoli pescatori di Cirò Marina, Cariati o Schiavonea, ma per l’inefficacia di politiche pensate troppo lontano dai luoghi reali in cui dovrebbero produrre benefici.




