Finalmente par che qualcosa va muovendosi per salvare dall’abbandono e dalla distruzione le famose armi imperiali di Carlo V e del Vicere don Pedro de Toledo. È di questi giorni la notizia secondo la quale da parte dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Crotone sia stata indirizzata, alla Sovrintendenza, una istanza per dare avvio alle procedure d’intervento conservativo del famoso bene storico. Già nei mesi scorsi il cirotano.it si è interessato della questione chiedendo alle autorità competenti l’urgente intervento. Di che stiamo scrivendo?
Passeggiando tra i portici e il mercato ortofrutticolo ed inoltrandosi fino ai piedi dell’antico castello di Carlo V in via Generale Tellini di Crotone, ti si para davanti agli occhi, su in alto sulle mura, il grande stemma calcareo apposto su un bastione dove sono riprodotte le insegne imperiali di Carlo V e del viceré don Pedro de Toledo. Si tratta di un’opera scultorea cinquecentesca posta sul terzo superiore del musone del bastione don Pedro che, ovviamente necessita di urgenti interventi di restauro. Ugualmente altre diverse aree delle mura del castello presentano delle grandi lesioni che richiedono interventi di restauro e recupero sulla Discesa san Leonardo ed in altri punti a salire fino al bastione della Mirandola. Eseguita nel 1546, l’arma imperiale fu collocata l’anno successivo nell’attuale sede, il bastione che guardava la Porta grande da sud come il bastione Marchese guardava a nord. Su questo bastione, invece, fu edificata la grande epigrafe calcarea, celebrativa dei committenti e del progettista, il barone Gian Giacomo d’Acaya, andata distrutta nel XIX secolo.
Da ricerche, a tal proposito, si ricava che il materiale usato proveniva dalle cave di Mesoraca e che gli scalpellini artefici del manufatto erano il toscano Bartolomeo Della Scala, autore anche dello stemma del Palazzo Arnone di Cosenza, e Carlo Mannarino catanzarese. Orbene, recentemente è stato apposto il vincolo agli stemmi imperiale e viceregnale di Crotone da parte del Segretariato regionale del Mibac, in quanto classificati come “di notevole interesse pubblico” ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 42/2004). Quindi, alla luce di questo riconoscimento non potrà essere difficile, sol che si voglia, progettare il restauro conservativo del bene storico prima che sia troppo tardi. Anche in questo caso Crotone non può permettersi il lusso di perdere per sempre un altro pezzo della sua storia tramandato a noi e alle future generazioni. E allora buon pro alla suddetta istanza del Comune di Crotone.
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