
Il Comitato di Quartiere Tufolo–Farina, presieduto da Alfonso Gaetano, ha chiesto alla Prefettura l’attivazione dei poteri sostitutivi dello Stato per la bonifica dell’area ex Mercati Generali, dove la presenza di amianto in degrado rappresenta un grave rischio sanitario. Dopo oltre sei anni di inadempienze e diverse pronunce giudiziarie, il presidente Gaetano sollecita l’apertura immediata del cantiere, la messa in sicurezza del sito e piena trasparenza sui dati ambientali, a tutela della salute pubblica e dell’intera comunità crotonese.
Il Comitato di Quartiere Tufolo–Farina ha formalmente richiesto alla Prefettura di Crotone l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall’art. 120, comma 2, della Costituzione, in relazione alla grave e persistente situazione di rischio sanitario nell’area ex Mercati Generali, interessata dalla presenza di materiali contenenti amianto in avanzato stato di degrado.
La richiesta è stata trasmessa, per quanto di competenza, anche alla Procura della Repubblica di Crotone, al Ministero dell’Interno, al Comune di Crotone e ad ARPACAL.
Sei anni di inadempienze
Il soggetto privato obbligato alla bonifica risulta inadempiente da oltre sei anni, nonostante: Ordinanza Commissariale n. 1221/2020, Sentenza TAR Calabria n. 1702/2020, Sentenza Consiglio di Stato n. 767/2022, Sentenza penale di condanna n. 753/2025.
Nonostante tale quadro, l’Amministrazione comunale ha comunicato la sospensione – anche se definita “provvisoria” – dell’esecuzione in danno, subordinando l’intervento pubblico alla volontà di bonifica del medesimo soggetto già inottemperante.
Per il Comitato, questa scelta risulta giuridicamente infondata e in contrasto con: l’art. 97 Cost. (buon andamento della Pubblica Amministrazione), l’art. 32 Cost. (tutela della salute), il principio di precauzione ex art. 191 TFUE e l’art. 250 del D.Lgs. 152/2006 che impone l’intervento sostitutivo in caso di inottemperanza.
Un pericolo attuale e concreto
L’area risulta non custodita, solo parzialmente recintata ed esposta agli agenti atmosferici dopo il recente collasso strutturale. Il degrado dei materiali contenenti amianto è visibile a occhio nudo e documentato fotograficamente.
Ad oggi non risultano trasmesse alla cittadinanza le misurazioni annunciate né le relazioni tecniche richiamate nella nota comunale del 16 febbraio. In assenza di dati ufficiali pubblici, non può essere escluso il rischio di dispersione di fibre aerodisperse.
Il Comitato ha formalmente richiesto l’attivazione immediata dei poteri sostitutivi statali con nomina di un dirigente ad acta da parte del Prefetto, la ripresa dell’esecuzione in danno, l’apertura urgente del cantiere e la nomina di un custode del sito.
È stata inoltre richiesta la totale trasparenza su atti, cronoprogrammi e dati ARPACAL, nonché la recinzione immediata dell’area quale misura minima di sicurezza. In via subordinata all’istanza del potere sostitutivo, il Comitato chiede l’obbligo di fideiussione bancaria o assicurativa del privato a garanzia integrale della bonifica.
Una battaglia di civiltà, non pretestuosa o strumentale.
«La tutela della salute pubblica non può essere subordinata a disponibilità future o a rinvii amministrativi. Dopo oltre 2.000 giorni di inadempienze, lo Stato deve intervenire», dichiara il presidente Gaetano Alfonsino.
Il Comitato ribadisce che l’azione intrapresa non ha finalità polemiche, ma risponde a un preciso dovere civico e statutario di vigilanza, a tutela dei residenti, delle scuole, degli impianti sportivi e dell’intera comunità crotonese.
In assenza di riscontri concreti, il Comitato non esclude ulteriori iniziative pubbliche e istituzionali, anche attraverso una mobilitazione cittadina.




