Con tutti i rischi che può comportare nei confronti dei giocatori, compresa un’attrazione fatale nei confronti delle nuove generazioni. In fondo i mini-casinò in genere non sono frequentati dai neomaggiorenni, mentre è abituale per i teenager spendere tempo sulla rete. È facile quindi trovare pubblicità riguardante siti di gambling, ed essere incuriositi.
Uno studio condotto su base nazionale ha rilevato che circa il 23,3% di ragazzi minorenni giocano d’azzardo, e se si considerano tutti gli adolescenti la quota sale al 39%. I dati a disposizione, risalenti al 2015, sottolineano un incremento del fenomeno del 13% rispetto all’anno precedente. Altri settori dell’entertainment, come ad esempio i videogiochi, non sono andati oltre al +4%. Superfluo evidenziare che è probabile aspettarsi un’ulteriore impennata per il periodo successivo, con l’online che ha visto crescere il proprio volume di gioco di quasi 200 milioni di euro tra il 2015 e il 2016. E online, almeno per il gioco d’azzardo, fa rima con giovani. Con la serie di rischi intrinsechi in una simile tendenza.
Il gambling di per sé ha già un potenziale distruttivo nel giocatore, se questo non è in grado di intendere l’esperienza come un divertimento. La necessità di vincere, l’ansia di non poter andare in rosso, la speranza di un riscatto sociale sono un cocktail potenzialmente letale, anche perché in genere accompagnato da una forte volontà di voler sfidare sé stessi e la sorte. Il gioco online permette di vivere tutte queste emozioni senza che ci siano altre persone nei paraggi per riportare alla realtà. La filiera live d’altronde cerca di isolare gli ambienti e non permettere di accorgersi del passare delle ore. L’online riesce ad allontanare il player dai familiari e dagli amici, rendendo più semplice nascondere la dipendenza. In fondo si passa del tempo davanti al PC, non in una ricevitoria. E non tutti si accorgono di quanto sia pericoloso, soprattutto per le nuove generazioni. Per questo motivo alcuni provvedimenti applicati in diverse zone d’Italia, distanziometro su tutti, non sono sufficienti a tutelare i giovani.
La Calabria dal canto suo non può certo essere presa come modello per le altre regioni. È notizia recente che l’Osservatorio ha bocciato il piano calabrese contro il gioco d’azzardo. Un piano che, è bene ricordarlo, non trova ancora corrispondenza in una vera e propria legge, nonostante l’intenzione più volte dichiarata di contrastare la ludopatia e il gioco minorile. Sono soltanto tre le regioni che ad oggi non hanno ancora attuato una legislazione sull’argomento. La Calabria non è certo tra quelle che hanno maggiore necessità di arginare il fenomeno, ma non si posiziona neppure nella fascia protetta. Nel primo semestre del 2017 la regione è stata la decima per spesa complessiva, con quasi 230 milioni di euro sui 9,3 miliardi a livello nazionale. Circa un quinto della Lombardia capolista, che però ha già mosso diversi passi nel contrasto al gioco patologico. Il momento di attuare una legge è arrivato, magari con un occhio ai minorenni e i neomaggiorenni.