
Era giugno del 1989 e il sole scendeva lentamente su via Donizetti, un vicolo chiuso che non conosceva silenzio. Le voci dei bambini rimbalzavano sui muri, le risate correvano scalze, libere, senza paura del tempo e senza consapevolezza del domani.
Erano giorni senza orologi, giochi che non avevano fretta, pomeriggi che sembravano infiniti. Eravamo pieni di vita e non lo sapevamo. Non sapevamo di essere felici.
A riportare alla luce quel tempo è un video realizzato da Antonio Vetere, che attraverso immagini e parole restituisce uno spaccato autentico della Cirò Marina di fine anni Ottanta. Non si tratta solo di un ricordo personale, ma di un frammento di memoria collettiva che appartiene a un’intera comunità.
Il filmato racconta una città fatta di relazioni vere, di porte aperte, di strade che erano casa, di infanzie condivise senza fretta. Una Cirò Marina viva, rumorosa, imperfetta e profondamente umana, in cui ci si riconosceva senza bisogno di spiegazioni.
Oggi quello stesso vicolo sembra abbassare lo sguardo. Le porte restano chiuse, le finestre ascoltano il vuoto, i passi non tornano più come allora. Qualcuno manca, qualcuno vive soltanto nella memoria, come un eco gentile che il vento riporta senza chiedere permesso.
Guardando quelle immagini, il tempo si piega. Torna tutto: le voci, i volti, l’aria di giugno. Tutto, tranne noi come eravamo. E forse è proprio questo il punto più vero.
Allora non lo sapevamo. Oggi sì.
Questo video parla a Cirò Marina, alla sua gente, a chi è rimasto e a chi è andato via senza smettere di sentirsi parte di questi vicoli, di queste estati, di questo mare. Ricorda che un paese non è fatto solo di strade e palazzi, ma di legami, di presenze, di storie condivise.
E finché qualcuno saprà raccontarle, come ha fatto Antonio Vetere, Cirò Marina continuerà a riconoscersi. Anche nel silenzio di un vicolo, anche a distanza di tanti anni.




