
Si è svolto oggi il Consiglio Comunale che ha affrontato diversi punti all’ordine del giorno, segnando un passaggio istituzionale importante per l’Ente.
Il primo punto ha riguardato la surroga del consigliere Ercole Caligiuri, che ha rassegnato le proprie dimissioni. In applicazione della normativa vigente, è subentrata la consigliera Teresa Miglio, prima dei non eletti nella medesima lista. La surroga, come previsto dalla legge, costituisce un atto dovuto: non si tratta di una scelta discrezionale dell’aula, bensì di una presa d’atto automatica che garantisce il rispetto della volontà popolare espressa nelle urne. Non vi erano impedimenti oggettivi alla proclamazione e, pertanto, l’ingresso della consigliera Miglio è avvenuto nel pieno rispetto delle regole.
Nel corso della seduta, il Sindaco ha inoltre comunicato la nuova composizione della Giunta e la nomina del nuovo Vice-Sindaco, illustrando le motivazioni delle scelte effettuate nell’ottica di rafforzare ulteriormente l’azione amministrativa.
Successivamente si è proceduto alla votazione per l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio Comunale. L’aula ha eletto Presidente la consigliera Teresa Miglio, alla quale sono stati rivolti auguri di buon lavoro per il ruolo di garanzia e rappresentanza che è chiamata a svolgere.
Non sono mancate, nei giorni precedenti, alcune polemiche relative al rinvio del Consiglio Comunale inizialmente convocato. È opportuno precisare che il differimento della seduta è uno strumento pienamente previsto dalla legge in presenza di impedimenti di alcuni consiglieri. Si tratta di una prassi istituzionale, già adottata in passato anche da chi oggi solleva critiche. A maggior ragione, nel caso specifico, non vi era alcuna “preoccupazione” legata al voto, poiché la surroga rappresenta una presa d’atto obbligatoria e non una deliberazione discrezionale su cui si possa esprimere contrarietà politica.
Quella di oggi avrebbe potuto essere una giornata di confronto sereno e di piena espressione della democrazia consiliare. Tuttavia, ancora una volta, si è assistito a tensioni alimentate da chi conosce bene la macchina amministrativa e ha già avuto responsabilità di governo in passato.
La domanda che sorge spontanea è un’altra: perché si vuole a tutti i costi interrompere l’esperienza di un’amministrazione che, in appena un anno e mezzo, ha prodotto risultati concreti e visibili?
Dieci cantieri aperti sul territorio, un servizio di raccolta dei rifiuti riorganizzato e potenziato, interventi per fronteggiare la crisi idrica con l’ausilio di cisterne nei momenti di maggiore criticità, un’estate ricca di iniziative che ha valorizzato l’identità e l’attrattività del paese.
Sono stati illuminati due chilometri di strade rimaste al buio per quarant’anni, nonostante la presenza di abitazioni i cui proprietari hanno sempre pagato oneri di urbanizzazione, imposte municipali e Tari. Sono stati urbanizzati due chilometri e mezzo di strade in un anno e mezzo di mandato. È stato avviato un processo di riorganizzazione della macchina amministrativa, con l’obiettivo di renderla più efficiente e rispondente alle esigenze dei cittadini.
I fatti parlano con chiarezza. Al di là delle polemiche, resta il lavoro svolto e quello in corso. Il confronto democratico è sempre legittimo, ma dovrebbe misurarsi sui risultati e sulle proposte alternative.
Per questo, più che alimentare contrapposizioni, sarebbe utile interrogarsi su quale sia l’interesse primario da tutelare: quello personale o quello della comunità.




