
A Cirò Marina la pesca non è mai stata soltanto un mestiere, ma una cultura, una scuola di vita tramandata di generazione in generazione. Un sapere antico, appreso fin da bambini sulle banchine del porto e a bordo delle barche, accanto ai nonni e ai padri, nel rispetto del mare, delle regole e del lavoro onesto.
Oggi, però, una pagina importante di questa storia si chiude definitivamente.
Dopo quasi cinquant’anni di duro lavoro in mare, due famiglie simbolo della pesca locale, che dura da tre generazioni (o meglio i loro nonni e i loro padri) le famiglie Malena e Sesso, hanno preso la dolorosa decisione di demolire in modo definitivo le proprie unità da pesca, costruite tra gli anni ’80 e ’90. Una scelta non dettata dalla mancanza di passione, ma dall’impossibilità concreta di continuare a esercitare un’attività ormai soffocata da regolamenti comunitari sempre più restrittivi e proibitivi.
La famiglia Malena, con i fratelli Giuseppe (Peppe), comandante dell’unità Raffaello 2CR306, Francesco, Raffaele e il nipote Carella Cataldo e la famiglia Sesso, con la motobarca Nicodemo Sesso 2CR289, guidata dal comandante Francesco Sesso (Ciccio) insieme ai fratelli Salvatore (detto Turuzzo) e Giovanni, rappresentano un esempio di pesca professionale seria, onesta e rispettosa delle normative nazionali e comunitarie.
Famiglie che hanno dato lustro e onore all’intera categoria dei pescatori locali, tutelando il mare non solo come risorsa economica, ma come ecosistema da proteggere e salvaguardare.
Per decenni hanno praticato una pesca tradizionale e locale, mirata alle specie tipiche del nostro mare: nasello, musdea, tonno, pesce spada, pesce pettine, triglie, pesce bianco e pesce azzurro ecc. Un’attività che ha alimentato un indotto socioeconomico fondamentale per il territorio e che ha contribuito a valorizzare l’enogastronomia locale grazie alla qualità del pesce fresco, alla filiera corta e al cosiddetto “miglio zero”.
Sono famiglie di tre fratelli che, affrontando tempeste in mare e sacrifici a terra, hanno cresciuto i propri figli con dignità e senso del lavoro. Figli che oggi, pur portando con sé quei valori, hanno dovuto scegliere altre strade, spesso lontano dalla Calabria, affermandosi come professionisti in altri settori. Nessuno di loro ha potuto continuare l’attività di pesca: non perché mancasse l’amore per il mare, ma perché oggi questo mestiere è diventato, di fatto, impraticabile.
La storia delle famiglie Malena e Sesso è un racconto ricco di tradizione, impegno e passione per il mare, che si intreccia con la storia della cooperativa “Luigi Marino”. Fondata il 24 giugno 1945, questa cooperativa è stata un pilastro per i pescatori di Cirò Marina ma non solo pure delle vicine Torretta di Crucoli e Torre Melissa, accogliendo fino a 120 soci/lavoratori nel settore della pesca. La cooperativa non solo ha rappresentato un’importante realtà economica, ma ha anche incarnato l’identità socio-culturale di un territorio che ha sempre vissuto di agricoltura e pesca.
Giuseppe Malena (Peppe) e Francesco Sesso (Ciccio), hanno svolto un ruolo cruciale nella gestione della cooperativa per oltre vent’anni da amministratori della società. La loro leadership ha contribuito a navigare le sfide del settore, promuovendo l’innovazione e la sostenibilità questo grazie, per tramite la fondazione di un Centro Assistenza Pesca dotato di persone preparate, capaci e qualificate che per anni hanno aiutato il settore, e che in sintonia tra categoria e istituzioni hanno lavorato instancabilmente per garantire che i pescatori avessero accesso a risorse e supporto, creando una vera aggregazione ed unitarietà del settore della pesca un vero “ faro” di un intero territorio, che forniva servizi di consulenza burocratica, amministrativa, programmazione, supporto tecnico e di progettazione innescando un circuito virtuoso di sapere fattivo sociato in attività concrete, ma anche visibilità al territorio e alla pesca , con la partecipazione a trasmissioni nazionali come Linea Blu (Vivere il Mare) di Rai Uno, Sereno Variabile, o Pianeta Mare. Questo centro ha avuto un impatto diretto sulla vita dei pescatori, aiutandoli ad orientarsi tra le complessità burocratiche e a ottenere il supporto necessario da enti come il Ministero delle Politiche Agricole e le Autorità Marittime ecc.
Sotto la guida di Malena e Sesso, la cooperativa ha anche abbracciato innovazioni tecnologiche, migliorando le pratiche di pesca e garantendo che i metodi utilizzati fossero in linea con le normative vigenti. Hanno supportato e esortato per la nascita del porto e per la riconversione della pesca del pesce spada, contribuendo a rendere Cirò Marina e Bagnara Calabra i centri di riferimento per questa attività. Le loro battaglie per la sostenibilità e il rispetto delle normative hanno dimostrato un impegno costante per il bene della comunità e del mare ricevendo anche nel 2000 certificazione del codice di condotta e pesca sostenibile “pescatori guardiani del mare” della FEE.
Purtroppo, nel 2020, la cooperativa “Luigi Marino” ha cessato di esistere, segnando la fine di un’epoca. Questo evento ha suscitato grande rammarico tra i membri della comunità, poiché rappresentava non solo un’istituzione economica, ma anche un simbolo di identità e resistenza. Oggi, il settore della pesca è in crisi oltre ad essere in e disomogeneo e vi è una vera frammentazione del settore, e molti giovani si allontanano da questa professione, attratti da opportunità percepite come più sicure o redditizie. La mancanza di conoscenza e esperienza nel settore ha portato a una visione distorta giovani dei pescatori, che vengono spesso etichettati come “predatori” da chi non comprende le complessità del loro lavoro.
La demolizione delle imbarcazioni non è solo la fine di due storie familiari, ma la chiusura definitiva di una tradizione che affonda le radici nei secoli. Sei famiglie che escono dal comparto, due barche distrutte, un pezzo di identità collettiva che scompare. Demolire una barca significa distruggere una parte della propria vita. Significa dire addio a ricordi, paure, orgoglio, identità. Con questa scelta obbligata si chiude definitivamente la storia di sei famiglie di pescatori, una storia che appartiene a tutta Cirò Marina.
La situazione dell’intera categoria è oggi drammatica. Non si intravedono soluzioni, né un reale interesse da parte delle istituzioni. Da quando la pesca è passata sotto la regolamentazione dell’Unione Europea, il dialogo con i pescatori si è progressivamente azzerato. A questo si aggiunge l’incapacità di chi governa il settore, generando un disastro annunciato da anni: disaffezione, abbandono del mestiere, mancanza di ricambio generazionale, spopolamento delle marinerie e impoverimento delle economie costiere.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno lavoro, meno giovani, meno pesce fresco e locale sulle nostre tavole. E soprattutto meno famiglie oneste e lavoratrici come le famiglie Malena e Sesso, che per una vita hanno rispettato il mare e le regole, pagando oggi il prezzo più alto.
Con la loro uscita di scena, Cirò Marina perde non solo due imbarcazioni, ma due veri e propri custodi del mare. Una sottrazione che riguarda l’intera comunità e che dovrebbe far riflettere profondamente sul futuro della pesca, di un mestiere antico quanto l’uomo, che rischia di scomparire nel silenzio generale.
Le decisioni vengono prese lontano dai porti, senza conoscere il mare, le stagioni, le specie, le realtà locali
Il risultato è evidente:
– i figli dei pescatori non si avvicinano più al mestiere;
– le marinerie si svuotano, Meno lavoro;
– le economie costiere collassano, Storia e tradizione di un antico lavoro;
– il pesce locale sparisce dalle tavole;
Questa non è solo la fine di una storia familiare.
È il fallimento di un sistema.
Ed è una ferita aperta per Cirò Marina e per tutta la pesca tradizionale calabrese e italiana.
E qui emerge la denuncia.
La situazione dell’intero comparto della pesca è drammatica. Da anni non esistono soluzioni, né prospettive. Le istituzioni sono assenti. Da quando la pesca è entrata nella piena regolamentazione dell’Unione Europea, il dialogo con i pescatori si è progressivamente azzerato. Le decisioni vengono prese lontano dai porti, senza ascoltare chi il mare lo vive ogni giorno.
A questo si aggiunge l’incapacità di chi governa il settore, producendo un disastro annunciato: disaffezione, abbandono del mestiere, allontanamento dei giovani, spopolamento delle marinerie e impoverimento delle economie costiere.













