
La piscina comunale di Crotone è stata affidata in gestione alla Federazione Italiana Nuoto (FIN). Una scelta che apre inevitabilmente alcune riflessioni importanti, soprattutto alla luce del contesto economico attuale.
Se da un lato l’affidamento a un ente sportivo nazionale può rappresentare un’opportunità per rilanciare l’impianto e promuovere lo sport sul territorio, dall’altro restano diversi interrogativi che riguardano i costi per il Comune e le tutele dei lavoratori.
Le piscine, come è noto, sono tra gli impianti pubblici più energivori. Riscaldamento dell’acqua, climatizzazione degli ambienti e gestione degli impianti tecnici comportano consumi elevati. In un momento storico segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia, aggravato dalle tensioni internazionali e dalla guerra in corso in Europa e Medio Oriente, il rischio è che i costi di gestione possano crescere in maniera significativa.
A questo punto la domanda è inevitabile: come farà il Comune a valutare e sostenere nel tempo questi costi? Quali sono le garanzie economiche e quali strumenti sono stati previsti per affrontare eventuali rincari energetici?
Ma la questione forse ancora più delicata riguarda i lavoratori.
Che fine faranno gli ex dipendenti che hanno lavorato per anni nella struttura? Verrà garantita la continuità occupazionale? È stato previsto un percorso di tutela per queste persone che hanno contribuito al funzionamento della piscina comunale?
Sono interrogativi che meritano risposte chiare. Perché dietro ogni servizio pubblico non ci sono solo numeri e bilanci, ma famiglie e posti di lavoro.
Crotone non può permettersi di perdere occupazione.
Lo sport, le strutture pubbliche e le scelte amministrative devono sempre andare nella direzione di tutelare il lavoro e la dignità delle persone.
Per questo motivo è fondamentale che l’amministrazione chiarisca quali siano le garanzie per i lavoratori e la sostenibilità economica della gestione.
Perché una città che vuole crescere non può farlo sacrificando il lavoro.




