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Elezioni comunali 2020: il contributo dei Socialisti Riformisti per il futuro di Crotone

Manca la nobilta’ della battaglia politica cosi’ come questa era condotta negli anni passati e quando la politica, nel dibattito del Partito

La Redazione

Crotone, giovedì 02 Luglio 2020.

Scopo dell’incontro era quello di promuovere una riflessione sulle forme e sui contenuti di un possibile impegno diretto dei socialisti riformisti all’interno di una coalizione di centrosinistra che si candidi alla guida dell’amministrazione comunale con una proposta di programmi e di uomini che risponda pienamente alla necessità di ideare e iniziare con urgenza un cammino di rilancio e di sviluppo. Al termine del dibattito, che ha visto la nutrita presenza di dirigenti, militanti e simpatizzanti pronti alla condivisione di una rinnovata responsabilità nell’ambito di una decisione collettiva di partecipazione, sono state concordate le linee del seguente documento politico.

Dopo la
recente, fallimentare esperienza politico-amministrativa che ha prodotto lo
scioglimento anticipato del Consiglio comunale, in conseguenza delle dimissioni
del sindaco Рin cui palese ̬ stato il tracollo della maggioranza, costretta
sovente a ricorrere al soccorso degli indulgenti consiglieri eletti nelle fila
dell’opposizione, e rovinosa l’esperienza delle variopinte liste localistiche per
la congenita loro incapacità di produrre analisi politiche d’ampio respiro e
sintesi amministrative per il governo della città – Crotone si accinge a eleggere
nei prossimi mesi il sindaco e il nuovo Consiglio comunale.

Sarà un
turno elettorale molto importante perché si rinnoveranno i governi di molte
regioni, di molti comuni, nonché si voterà anche per il referendum sulla legge
costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari.

E tutto
ciò avverrà dopo lo straordinario periodo provocato dalla pandemia da “Covid-19”,
che ha comportato il blocco del Paese per alcuni mesi e di fatto impedito che
si avviasse il necessario approfondimento in ordine alle problematiche e alle soluzioni
che dovranno essere al centro del confronto – anche nella nostra realtà – fra
liste e schieramenti, ma che ha fatto emergere con forza la profonda
inettitudine e la conclamata incapacità di un ceto politico nato dopo le note bufere
populiste e giustizialiste, che hanno stravolto la vita democratica.

La data
del voto – presumibilmente il prossimo 20 settembre – detta tempi quanto mai
celeri per la preparazione della campagna elettorale, per la predisposizione del
programma politico-amministrativo, per la formazione delle alleanze e delle liste,
per la selezione dei candidati. Il rischio, che già si sta manifestando
ampiamente, è che inizi la giostra dei nomi senza che ci sia l’indispensabile
analisi dello stato della città, delle sue condizioni economiche, sociali e
anche istituzionali, delle idee che dovranno essere messe in campo per farla
ripartire. Tuttavia Crotone oggi di tutto ha bisogno tranne che della rincorsa
dei soliti insignificanti slogan, di vuote formule elettoralistiche, della
sfida tra volti di candidati più o meno liftati e più o meno credibili.

Una città bloccata e
abbandonata

Da tempo
la città è bloccata, il suo tessuto economico si è sfilacciato, non si sono
avviate nuove attività produttive, è aumentato il tasso di disoccupazione, è
ripresa l’emigrazione, soprattutto quella dei giovani, spesso qualificati, e quasi
tutta l’economia cittadina ruota attorno a un settore commerciale sempre più in
crisi, ai pochi mesi di dinamismo estivo, a forme di lavoro in nero che per la
loro saltuarietà e precarietà non garantiscono sviluppo e certezza di reddito a
cui ancorare un progetto individuale e familiare di futuro.

È ferma
l’edilizia, il sistema dei trasporti è al collasso, le infrastrutture sono
indegne di un Paese moderno ed europeo, tutti gli indici economici, sociali e
della qualità della vita ci danno agli ultimi posti. Tutto è immobilizzato,
dalla bonifica del sito industriale all’Antica Kroton, dalla statale 106
all’aeroporto, dal teatro comunale al parco archeologico di Capocolonna; da
ultimo, anche le poche strutture per la pratica sportiva dei nostri atleti
stanno chiudendo i battenti, mentre la raccolta differenziata dei rifiuti non è
mai partita e a Crotone però arrivano i rifiuti che altre province calabresi
non riescono, colpevolmente, a smaltire. Il nostro territorio è uscito dai
radar dei governi nazionali e regionali, non è destinatario di politiche di
sviluppo, di investimenti produttivi, delle attenzioni che pur sarebbero dovute
ad una comunità che vive nella marginalità, sempre più esclusa dai progetti
fondamentali che ridisegnano il futuro del Paese e in esso del Mezzogiorno.
Crotone ha smarrito il suo ruolo in Calabria, ma anche la funzione di
rappresentanza e di guida del territorio provinciale, rispetto al quale appare
isolata e senza la forza e l’autorevolezza per essere punto di riferimento come
lo è stata in passato.

Lo stato
di degrado e di abbandono della città sono sotto gli occhi di tutti. Il
fallimento di esperienze amministrative estemporanee e di ispirazione
extrapolitica ne ha accentuato la pesantezza. Eppure, fino ai primi anni
Novanta, Crotone ha avuto una dimensione economica, culturale, civile di
diversa qualità e consistenza, pur tra l’affiorare dei primi segni di una crisi
che si sarebbe drammaticamente sviluppata negli anni successivi, quando si pagò
il prezzo di una incapacità di sistema a ideare una riconversione dell’apparato
industriale, a immaginare nuove strategie di sviluppo, in cui esaltare e
rinnovare le vocazioni produttive del territorio.

Il degrado politico: tra
inadeguatezza politica, populismo, localismo e trasformismo.

La crisi
poi ha determinato la sconfitta storica, a livello politico (certamente
trascinata anche dagli eventi nazionali che in quegli anni cancellarono
un’intera classe dirigente), dei partiti che avevano ininterrottamente retto il
governo della Città con risultati di grande positività e con un peso politico
poi venuto definitivamente meno. Da allora hanno cominciato ad affermarsi a
Crotone fenomeni di populismo, di localismo e di trasformismo, di pesante
condizionamento clientelare, che hanno svolto una funzione corrosiva e reso
debole il tradizionale asse culturale, sociale e politico che aveva condotto la
città a traguardi indiscutibili. Questo è accaduto perché è mancata la
politica, sono mancate le idee, le gambe su cui farle camminare, è mancato
l’ancoraggio politico strutturato, vissuto, riconosciuto, sono mancate le forze
politiche in grado di dirigere, di selezionare e promuovere uomini e programmi.
È venuta meno la base riformista della politica cittadina, quella base che era
stata la prerogativa forte e credibile delle amministrazioni comunali che
avevano guidato Crotone con largo consenso e seguito popolare, e che avevano
determinato il raggiungimento di obiettivi storici, come, per esempio,
l’elevazione a Provincia, conquista oggi neanche difesa nelle scelte delle
istituzioni regionali e nazionali.

Il ruolo e il compito dei
riformisti

Ora è il
momento di riprendere, nelle forme nuove consentite dalle condizioni storiche
determinate, quel filo del discorso interrotto, senza nostalgia, senza
cedimenti al reducismo, ma con la consapevolezza che una rinnovata autonoma presenza
e proposta riformista è un elemento essenziale e qualificante in una coalizione
progressista che ambisca a riconquistare la leadership nelle istituzioni
cittadine, al riparo da deteriori compromessi di potere ma senza settarismi e,
viceversa, senza particolarismi o pretese di egemonia di ambienti che
privilegiano la gestione chiusa del potere più che un chiaro, condiviso e
perseguibile programma di rinnovamento e di ripartenza al servizio dell’intera città.

Partendo
da queste impostazioni intendiamo dare il nostro autonomo contributo – come
area socialista e riformista che vanta una consolidata e riconosciuta
esperienza amministrativa, caratterizzata dalla presenza e dall’impegno
autorevole, in una lunga, storica tradizione, di donne e di uomini che hanno
firmato le stagioni migliori del governo della città – alla costruzione di uno
schieramento che si richiami a quella storia, a quei valori, a quegli ideali
che sono l’anima di una coalizione riformista, di centrosinistra, e che rilanci
la necessità, la funzione e il ruolo della politica, a partire dal ritorno a un
confronto dialettico tra forze politiche e all’interno delle stesse, a forme di
partecipazione democratica, al coinvolgimento delle energie e delle
intelligenze vive e pronte della nostra società. Perché questo ambizioso
proposito di rinnovamento e di ricostruzione sia credibile e riceva sostegno e
adesioni, occorre, di fatto, una indispensabile,
netta discontinuità con il recente, infecondo passato amministrativo e
con l’insieme dilettantistico e autoreferenziale che lo ha prodotto.

Bisogna
recuperare la voglia di mettersi in campo, di non stare passivamente alla
finestra mentre altri decidono del nostro futuro senza mediazioni e controlli.
È tempo che la politica si riappropri del suo indispensabile protagonismo, che
sappia motivare e chiamare all’impegno i settori vitali dell’economia
cittadina, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, le rappresentanze
sociali, le associazioni a vario titolo impegnate quotidianamente in una
presenza preziosa e apprezzata di iniziativa e sostegno.

Occorre
uno sforzo straordinario, tanto più oggi, quando gli effetti del “lockdown”
stanno cominciando a incidere nella carne viva dell’economia cittadina e dei
redditi delle famiglie. Questo sforzo potrà essere sostenuto solo con
indispensabile chiarezza di intenti, con compattezza unitaria nella gestione
della cosa pubblica, con una visione programmatica che sappia indicare la
strada per ripartire, in cui tutti possano riconoscersi e dare il proprio
contributo, con passione, fiducia, speranza, a cominciare dalle nuove
generazioni, il cui apporto è fondamentale e decisivo per vincere una sfida che
è proibitiva ma esaltante.

Siamo
una piccola provincia, una comunità con ridotto peso politico ed economico. Solo
facendo rete, sistema, solo creando un nuovo protagonismo, un nuovo profilo
identitario, sarà possibile affrontare responsabilità e tempi che saranno duri
e particolarmente difficili. Nessun ritardo è più ammissibile.

Con urgenza deve essere immediatamente attivato un tavolo di coalizione per cominciare a delineare i riferimenti programmatici e le consequenziali scelte. Noi, come area socialista e riformista, intendiamo arrivarci portando il contributo delle nostre proposte, dei nostri approfondimenti.

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