
Come portavoce nazionale CONFIAL nei rapporti con il Presidente, la Giunta e il Consiglio regionale della Calabria, ho incontrato Roberto Occhiuto.
È stato un confronto lungo, diretto e sostanziale, favorito da una visione condivisa: mettere a sistema idee e proposte concrete capaci di affrontare le vertenze aperte della Calabria e, soprattutto, di convertire le profonde fragilità del territorio in occasioni reali di sviluppo, occupazione e coesione sociale.
Nel corso dell’incontro abbiamo chiesto e ottenuto un quadro definito della Roadmap Calabria 2026, ormai strutturata nei suoi assi principali. Una traiettoria chiara, orientata a risultati concreti, che riguarda la sanità e il rafforzamento della medicina territoriale, le infrastrutture e la mobilità, la riorganizzazione della pubblica amministrazione, la semplificazione e l’efficienza burocratica, l’innovazione e la digitalizzazione dei processi, il reddito di merito, le politiche abitative e la costruzione di una vera “Casa Calabria”.
All’interno di questo quadro abbiamo affrontato, con senso di responsabilità, anche la situazione di Konecta, la società che gestisce il progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie.
Un’iniziativa di grande respiro, che coinvolge circa 1.000 professionalità e che può rappresentare per la Calabria un passaggio strategico decisivo: l’obiettivo condiviso è far diventare questa realtà un hub logistico nazionale della digitalizzazione, capace di competere, attrarre nuove commesse e generare stabilità occupazionale.
Il nodo centrale del ragionamento è stato chiaro fin dall’inizio: la qualità del servizio come condizione essenziale, intesa come leva per valorizzare le competenze, consolidare l’affidabilità verso il mercato, rafforzare la pubblica amministrazione e produrre benefici duraturi per il territorio e per l’occupazione.
Il metodo di lavoro che abbiamo scelto – e che abbiamo riscontrato anche nell’atteggiamento del Presidente – è quello del confronto costruttivo. Quando istituzioni e sindacato decidono di dialogare in modo serio e responsabile, scelgono la sede più autorevole, quella istituzionale, e lo strumento più efficace: il dialogo tra le parti, fondato sul pluralismo delle idee, sull’ascolto reciproco e sulla consapevolezza che il contributo positivo può arrivare da ogni soggetto coinvolto.
Restano tuttavia ambiti che richiedono ulteriori approfondimenti e scelte coraggiose, a partire dalla sanità, dove la priorità deve essere una medicina territoriale realmente funzionante. Abbiamo ribadito la necessità di definire tempi certi per il superamento del commissariamento e di rivedere un piano di rientro oggi troppo rigido, liberando risorse senza compromettere gli equilibri finanziari. Centrale resta la carenza di personale: servono assunzioni straordinarie, stabilizzazioni e politiche di attrattività, con particolare attenzione ai Pronto Soccorso e alle liste d’attesa. Rafforzare la medicina territoriale, rendendo pienamente operative ADI, Case e Ospedali di Comunità, è una condizione essenziale per migliorare i LEA e garantire il diritto alle cure, soprattutto nelle aree interne.
Centrale è anche la questione della bonifica, sulla quale abbiamo condiviso una valutazione critica del ruolo di ENI, che continua ad apparire come soggetto capace di assumere ruoli diversi a seconda delle fasi: chi effettua le caratterizzazioni, chi conduce le indagini preliminari e chi, durante gli scavi, rinviene materiali radioattivi non emersi in precedenza, invocando poi tavoli e passaggi procedurali che rischiano di interrompere, rallentare e comunque allontanare l’obiettivo finale.
Su questo tema il principio resta netto: la bonifica deve tradursi in tutela sanitaria reale.
Chi ha inquinato e chi ha la responsabilità della salute pubblica devono farsi carico, in modo esclusivo, della messa in sicurezza del territorio, operando con il massimo rigore, rimuovendo i materiali pericolosi e individuando soluzioni definitive fuori dal territorio crotonese, senza che problemi, costi o rischi vengano scaricati sui cittadini di Crotone.
Al Presidente abbiamo chiesto di continuare a garantire una presenza attiva nelle vertenze, come già avvenuto finora, e di rappresentare un interlocutore istituzionale autorevole anche a livello nazionale, dove troppo spesso i lavoratori non vengono riconosciuti con pari dignità.
Finché questo sarà lo spirito – operare con chiarezza e trasparenza, nel rispetto del territorio, con senso democratico ma anche con coraggio e libertà – il nostro ruolo sarà collaborativo e propositivo, ma sarà anche, quando necessario, di denuncia. In particolare in ambito sanitario, non esiteremo a segnalare e contrastare tutte le anomalie organizzative, strutturali, economiche e di servizio che riscontreremo.
Impronteremo la nostra azione sindacale e istituzionale su un principio chiaro e non negoziabile: la sicurezza quotidiana, intesa come sicurezza sanitaria, ambientale e sociale, perché è da qui che passa la qualità della vita delle persone, la credibilità delle istituzioni e il futuro della Calabria. Con l’auspicio che questo approccio diventi patrimonio condiviso anche di chi governa.
Perché il dialogo e il confronto, se accompagnati da responsabilità, coerenza e vigilanza, possono e devono rappresentare l’unico vero e più efficace strumento di rilancio della nostra Regione.
Fabio Tomaino
Portavoce nazionale CONFIAL nei rapporti con il Presidente, la Giunta e il Consiglio regionale della Calabria




