
Cirò- In occasione del Merano Wine Festival sono giunti nell’antico borgo un gruppo di escursionisti e trekker di 32 persone alla scoperta di cammini antichi e tesori nascosti. Amanti della natura e della cultura, il gruppo è alla ricerca continua di nuove scoperte e di sapere. Il gruppo si chiama “Catanzaro Lido in Cammino” diretto da Salvatore Capellupo una persona che si spende per il bene del gruppo senza chiedere nulla in cambio- si legge in una nota. La scelta di venire al Merano wine Festival spiegano in una nota- è perché crediamo che le esperienze a confronto uniscono e ispirano e che il vino ne sia l’ esempio per eccellenza, il suo fascino accattivante diventa protagonista in ogni ambito, arte, cinema, musica e cultura.
L’ idea del vivere il vino nel centro storico ha catturato la nostra attenzione perché ha centrato uno dei nostri obiettivi coniugare il gusto con la voglia di conoscere gli angoli più nascosti della Calabria attraverso l’attività di “trekking urbano”, esperienza resa possibile, grazie al gentile e cortese contributo di uno storico locale, che per l’ occasione ci ha fatto una lezione magistrale di storia, civiltà e cultura del territorio cirotano. Partendo dalla storia dell’ architettura Sacra, civile e militare, visitando chiese, musei, palazzi gentilizi, bastione cannone per arrivare alla viticoltura e alla combinazione dei fattori naturali che rendono unico il vino di Cirò.
Siamo partiti dalla cattedrale Santa Maria de Plateis per arrivare all’antico rione Portello e visitare la casa- oratorio dedicato a San Nicodemo Abate di Cirò, qui oltre ad essere conservate parte delle sue reliquie vi sono testimonianze di come la vita del Santo italo- greco è stata dedicata sin da bambino alla lotta contro il male e quindi contro il demonio, lotta vissuta diversamente da Antonio Abate fondatore del monachesimo orientale. San Nicodemo combatte un duello cosmico contro Satana per la salvezza dell’ umanità piuttosto che per un fatto personale, testimoniato dalla roccia ubicata dietro la chiesa dove satana lo tentò, oggi chiamata la roccia del diavolo.
Addirittura viene data un’ interpretazione al suo nome Nicodaimon ( Nico= vincitore e Daimon = demone) a dimostrazione del suo grande potere sin da bambino come raccontano ancora oggi gli anziani. Scrive in una nota Simona Seminara del gruppo “Catanzaro Lido in Cammino” :”Il suo nome però non nasce in epoca bizantina ma era già presente nel vangelo secondo Giovanni; Nicodemo di Arimatea. È scritto Nicode’mos con la eta che vuole dire vincitore del popolo appunto eroe. Il BIOS però non dà questa interpretazione- prosegue- ma preferisce costruire la sua biografia sostenendo che fin da piccolo costruiva statue d’argilla raffiguranti Santi che calpestano diavoli d’ ogni tipo.
A questo punto il padre Teofano e la madre Panta o Panto e Teofania hanno assecondato la sua vocazione risvegliata dal sacerdote bizantino Galatone”. Il gruppo ha fatto visita con piacere alla casa/chiesa del Santo di Cirò, e al luogo dove San Nicodemo Abate combattè contro il male. Si tratta della roccia del diavolo, ubicata proprio dietro la sua piccola casa fatta da una stanza quella dietro la sacrestia. Lì Nicodemo da bambino giocava da solo si divertiva ad infilare le dita e la sua piccola mano nella pietra e questa si lasciava plagiare e si sentiva che pregava spesso, infastidito il diavolo cercò di eliminarlo facendolo cadere dal dirupo sottostante, ma lui Nicodemo si aggrappò all’amica roccia che lasciandosi deformare divenne un forte appiglio e non cadde.
Gli anziani ancora oggi raccontano che sotto la strada che conduce alla chiesa e sotto qualche casa costruita dopo, erano presenti lastre di rocce con tanti buchi fatte dalle sue dita, tanto che i vicini dicevano che era pazzo, ma lui in realtà sin da giovane era un grande esorcista e non aveva vita facile con i suoi coetanei, fino a quando decise di partire con San Nilo da Rossano, seguendo il cammino dei basiliani passante per Umbriatico, Santa Severina, Mesoraca è giù di li fino a Gerace. Raggiunto Gerace ancora si racconto che egli mormorò…….sentu vuci i cirotani…..mi mpesu e vaju avantu-”(Sento voci di cirotani mi alzo e continuo il mio cammino), e così si diresse a Mammola, dove vi rimase fino alla sua morte avvenuta nel 990.






