
Siamo gli studenti del Liceo Classico “Diodato Borelli” di Santa Severina e con questo comunicato stampa vogliamo portare all’attenzione pubblica una situazione che non è più sostenibile e che non può essere ignorata oltre. Negli ultimi mesi, a causa delle frequenti piogge, alcune classi hanno subito ulteriori danni, a quelli già esistenti e una di esse, in particolare, è stata dichiarata inagibile.
La situazione si è ulteriormente aggravata a seguito dell’ultimo allerta meteo che ha investito per più giorni consecutivi anche buona parte della nostra regione. L’umidità, trascurata troppo a lungo e le infiltrazioni di acqua piovana, hanno provocato il distacco di porzioni di intonaco dal soffitto di alcune classi, oltre che di quelli degli spaziosi atri e corridoi. La nostra amata e bellissima scuola è a rischio e insieme alla scuola lo siamo anche noi: un luogo che dovrebbe garantire sicurezza, serenità e qualità dello studio è diventato improvvisamente un ambiente pericoloso.
In particolar modo parlano gli alunni della classe evacuata già prima dei tre giorni di allerta meteo: “La soluzione adottata è stata il nostro primo trasferimento nel laboratorio di informatica. Una misura immediata, apprezzata e sostenuta all’inizio da noi studenti, certo, ma profondamente inadeguata a ospitare una classe per l’intero orario scolastico.
Postazioni fisse, sedie non ergonomiche, cavi, monitor e spazi limitati rendevano le lezioni difficoltose e spesso interrotte. Poi, dopo qualche settimana, siamo stati nuovamente costretti a spostarci in un ambiente inizialmente progettato per attività extra scolastiche. Sebbene lo spazio sembri più adeguato per ospitare una classe, anche qui abbiamo riscontrato degli evidenti disagi, come le basse temperature percepite (essendo un locale completamente distaccato dalla restante parte della scuola) e la completa assenza di linea che molto spesso ostacola il regolare svolgimento delle lezioni.
Ci sentiamo più “sistemati alla meglio” che realmente tutelati. Quella che viene definita una “soluzione temporanea” rischia di diventare un ostacolo reale al nostro diritto allo studio. E questo è inaccettabile” sostengono gli studenti “Una scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, curato e funzionale. Dovrebbe rappresentare uno spazio capace di accogliere la crescita, le aspirazioni e la quotidianità dei suoi studenti. Invece assistiamo a una realtà in cui la manutenzione arriva solo quando il danno è già avvenuto e, purtroppo, nel nostro caso nemmeno questo.
Diversi sono stati i solleciti che la nostra Preside, Dott. Antonietta Ferrazzo, ha fatto pervenire nel tempo alle autorità competenti, intanto per metterli a conoscenza della grave situazione e poi, ovviamente, per chiedere gli interventi dovuti e necessari nel più breve tempo possibile. Solleciti rimasti solo sulla carta, che nessuno ha mai preso in considerazione e che continuano tuttora ad essere ignorati, nonostante l’acqua piovana venga raccolta nelle bacinelle di plastica. Insomma, deve prima o poi crollarci il soffitto in testa?
Per questo chiediamo pubblicamente a chi di competenza:
– Interventi immediati e concreti per il ripristino degli ambienti della nostra scuola.
– Comunicazioni trasparenti e aggiornate sullo stato dei lavori e sui tempi previsti.Siamo consapevoli delle difficoltà e delle lentezze burocratiche, che spesso accompagnano gli interventi strutturali, ma non per questo possiamo accettare di essere messi in secondo piano. La scuola non è un luogo qualunque: è il centro della formazione del futuro, e non può essere lasciata a crollare né metaforicamente né letteralmente. Con questo comunicato non chiediamo favoritismi. Chiediamo ciò che ci spetta come cittadini e come studenti: sicurezza, rispetto e ascolto.
La scuola chiama, le istituzioni rispondano! La scuola non è un semplice edificio: è il luogo in cui trascorriamo le nostre giornate, in cui immaginiamo e costruiamo il nostro futuro. E un futuro non può nascere tra soffitti che cedono e lezioni improvvisate in spazi inadatti. Ora basta silenzi! Vogliamo risposte, attenzione e soprattutto un ambiente rispettoso del nostro diritto allo studio. È il momento di intervenire: non possiamo aspettare ancora. Noi studenti, tutti, siamo stanchi di sentirci “figli di un Dio minore”.






