
In breve: cosa sta succedendo ai voli nel mondo e cosa devono sapere i passeggeri?
Negli ultimi giorni il trasporto aereo globale è entrato in una fase di forte instabilità, con decine di migliaia di voli cancellati e milioni di passeggeri coinvolti.
In questo articolo analizziamo:
- le cause principali del caos voli, tra crisi geopolitica, chiusura degli spazi aerei e blocco degli hub internazionali
- i numeri aggiornati delle cancellazioni e l’impatto economico sulle compagnie aeree
- le conseguenze per i voli da e per l’Italia, tra cancellazioni e ritardi in aumento
- cosa succederà ai prezzi dei biglietti nei prossimi mesi
- quali sono i diritti dei passeggeri in caso di volo cancellato, incluso quando è possibile ottenere un rimborso fino a 600 euro
- Una guida completa per capire cosa sta succedendo davvero al trasporto aereo e come tutelarsi in caso di disservizi.
- L’instabilità geopolitica legata al conflitto in Medio Oriente sta avendo ripercussioni in moltissimi settori. Uno dei più colpiti è quello del trasporto aereo che sta vivendo il momento più difficile dai tempi della pandemia.
- Tra rotte sospese, spazi aerei chiusi, compagnie in enorme difficoltà economica, volare sta diventando sempre più difficile e le cancellazioni sono all’ordine del giorno.
Proviamo a capire più nel dettaglio l’impatto della crisi sull’aviazione civile e cosa possono fare i passeggeri in caso di cancellazione improvvisa nel volo.
La guerra in Iran sta rivoluzionando il trasporto aereo
Dal 28 febbraio, giorno dell’inizio dell’attacco di Israele e USA all’Iran, al 10 marzo sono stati cancellati più di 43.000 voli e circa 7,5 milioni di passeggeri sono rimasti a piedi. È quello che emerge dai dati di Cirium, società specializzata nell’analisi delle performance delle compagnie aeree.
Due le cause: la chiusura degli spazi aerei imposta dai Paesi del Golfo e l’interruzione dei servizi di 3 dei principali hub mondiali del trasporto aereo, l’Hamad International Airport di Doha, il Dubai International Airport e lo Zayed International Airport di Abu Dhabi.
I blocchi hanno avuto immediate ripercussioni sul trasporto aereo mondiale, dal momento che da quei 3 scali passa la maggior parte delle rotte che collegano Asia, Europa e Africa.
Incredibile anche la portata economica della crisi: secondo le analisi dei più autorevoli addetti ai lavori le più importanti compagnie della regione hanno subito danni per circa 1,6 miliardi di dollari derivanti dai mancati ricavi dei biglietti.
Cosa fare in caso di volo cancellato
In una situazione così incerta diventa fondamentale per i passeggeri informarsi sui propri diritti in caso di cancellazione. A spiegare bene la disciplina dei risarcimenti e delle compensazioni economiche è AirHelp, società specializzata in assistenza legale per le vittime dei disservizi aerei.
Quali cancellazioni danno diritto al rimborso
La cancellazione del volo dá diritto ad un rimborso, sulle tratte europee, se la compagnia avverte il passeggero dell’annullamento del viaggio con meno di 14 giorni di preavviso sulla partenza e se non garantisce un trasporto alternativo con orari simili a quello acquistato.
Se la compagnia offre un volo alternativo e questo arriva a destinazione con un ritardo significativo, ai passeggeri possono spettare compensazioni economiche, incluso il rimborso al volo, che variano da 250 a 600 euro in base alla distanza della tratta.
I casi in cui ai passeggeri non spettano risarcimenti
Il rimborso, invece, viene negato se la cancellazione è causata da circostanze eccezionali indipendenti dalla compagnia. In questa categoria rientrano le situazioni di maltempo estremo, gli scioperi del personale aeroportuale, i disastri naturali e le problematiche relative alla sicurezza.
Ovvero la situazione che stiamo vivendo proprio in questo momento con la chiusura degli aeroporti in Medio Oriente e l’interdizione degli spazi aerei nei Paesi interessati dal conflitto.
Il dato economico della crisi
Il conflitto che sta mettendo in ginocchio il Medio Oriente ha avuto importanti ripercussioni sulle compagnie di volo anche a livello economico. Nella prima settimana di guerra, i titoli degli operatori in borsa hanno avuti cali superiori alle due cifre.
E, purtroppo, non è neanche il problema peggiore. La vera questione è l’aumento del prezzo del petrolio, combustibile principale per l’aviazione civile. Gli aerei hanno bisogno di carburante specifico per volare e le difficoltà che stanno vivendo gli impianti specializzati nella raffinazione ha sostanzialmente raddoppiato i costi per le compagnie.
L’impatto sulle rotte italiane
L’escalation delle tensioni in Iran e nei Paesi limitrofi ha avuto un impatto notevole anche sul trasporto aereo italiano. Nella settimana precedente al conflitto, quella compresa tra il 21 e il 27 febbraio, la media delle cancellazioni aeree si attestava sull’1,05%. Dal 28 febbraio al 5 marzo la percentuale è salita al 2,69% per poi ridursi a 1,81% nei giorni successivi.
Un leggero miglioramento ma un dato notevolmente più alto rispetto ai livelli pre-crisi. Basti pensare che nel solo scalo di Roma-Fiumicino, uno dei più importanti per il nostro Paese, ci sono state 49 cancellazioni nei primi 2 giorni del conflitto.
Nel frattempo, sono diminuite anche le performance relative alla puntualità. Se dopo il 6 marzo il numero di cancellazioni si è abbassato, quello dei ritardi è aumentato e tra il 6 e il 9 la media è stata di circa 144 minuti per volo. Prima della crisi il ritardo medio era di circa 105 minuti.
Questo significa che le compagnie stanno cercando di ripristinare i propri servizi dopo lo shock iniziale ma che devono fare i conti con congestioni e limitazioni operative che porteranno a una revisione completa dei programmi per i prossimi mesi.
Il rischio del caro biglietti
Quello che spaventa di più dal lato viaggiatori, sono le possibili ripercussioni della guerra sui prezzi dei biglietti aerei nei prossimi mesi.
Gli esperti del comparto hanno iniziato a fare le prime previsioni e sono poco ottimistiche. Se il conflitto durerà poche settimane il comparto potrebbe riuscire a resistere, anche grazie all’utilizzo del fuel surchage, una maggiorazione percentuale variabile che serve a compensare le fluttazioni dei prezzi dei carburanti.
Se dovesse prolungarsi per 3 o 4 mesi il rischio concreto è che i prezzi dei biglietti aumentino di più del 30%.




