
“IL VIALE poesie dell’anima” è il titolo della nuova fatica letteraria della scrittrice e editrice Francesca Gallello .Una raccolta di poesie storico-sociale che racchiude il profumo e l’atmosfera di altri tempi. Un libro particolare che vuole essere un ritorno della memoria storica di personaggi semplici, uomini e donne che nel raccontarsi hanno voluto, attraverso le poesie della scrittrice calabrese, rivivere e condividere momenti di apparente semplice quotidianità ma, che nel loro interno, hanno segnato la vita dei tanti personaggi descritti. Storie vere, quindi, storie di vita che la scrittrice ha voluto trasformare in poesie. L’abbiamo intervistata e ci ha detto:
Come nasce questa passione?
Avendo avuto la passione per la scrittura sin da piccola, ho sempre amato ascoltare storie e racconti, ma le storie che più mi hanno colpito e sono rimaste impresse nella mia memoria, sono quelle di vita vissuta di uomini e donne che si raccontavano, ma anche di storie di cui sentivo parlare, storie ancora più antiche.
Perché scrivere poesie di vita vissuta di uomini e donne comuni?
Ma perché le trovo più interessanti, più piene, più cariche di sentimenti, rispetto alle storie che di solito leggo o sento raccontare su personaggi famosi, ricchi o comunque benestanti dell’epoca.
Quali sono i personaggi delle tue poesie e perché definite storico-sociali?
I personaggi sono uomini e donne del paese, persone che erano anziane quando io ero bambina e che, tutti o quasi, non ci sono più. Persone belle dentro, persone con le mani sporche di terra ed il cuore splendido di sentimenti, amori, dolori, solitudine, tristezza, amarezza, pregiudizi, dignità, orgoglio, sapienza. Persone con gli occhi apparentemente spenti ma nei quali, seppur bambina, riuscivo a vedere una bellezza viva, sana, nobile. Le mie sono definite poesie storico-sociali perché attraverso esse non solo racconto storie vere, ma viene descritto un ambiente storico-sociale realmente esistito e quindi servono a conservare quella memoria storica che altrimenti verrebbe dimenticata.
Un libro quindi ricco di storie e di storia?
Sì. Ogni poesia, breve o lunga che sia, regala, a fine lettura, l’impressione di aver letto un romanzo, perché in ogni poesia c’è l’inizio e la fine di una storia, di un vissuto, emozionando e facendo quasi affezionare il lettore al personaggio, proprio come accade con un romanzo.
Qual’è, delle tue poesie, il personaggio o la storia che più ami?
In realtà un pò tutte. Forse quella che più amo, è che mi scuote l’animo, è la poesia “AH”, storia di un uomo che, dopo aver lavorato una vita sotto padrone, si ritrova, seduto accanto al camino, a pensare alla sua vita, a quanto ha patito, alla fatica, ma soprattutto alle umiliazioni, offese, che ha subito e vorrebbe avere la possibilità di tornare indietro negli anni, per cambiare tante cose, ma una tra tutte: non abbasserebbe più la testa di fronte al padrone, quindi dice a se stesso: “ah, si mi potissa votari arretu” (ah se potessi tornare indietro).
Perché le tue poesie sono in dialetto?
Perché queste storie hanno un profumo, un suono, una melodia, un colore che solo la lingua dialettale può descrivere con più intensità, con più forza. Il dialetto riesce a dare, alle parole, quello spessore che se dette in lingua italiana perde. Perché una parola detta in dialetto non è un semplice suono che esce dalle corde vocali, ma essa viene accompagnata da gesti delle mani, da espressioni del viso, da movenze particolari del corpo che ne completano il significato, arricchendolo. Quindi una parola, detta in italiano, è una parola con il suo significato letterale, mentre una parola detta in dialetto ha nel suo insieme una storia.
Ma amo scrivere in dialetto anche per tanti altri motivi, perché è la lingua delle nostre radici, della nostra terra, essa racchiude la storia del nostra passato storico. Tante parole hanno l’accento dei molteplici popoli che hanno attraversato la nostra terra, ma anche perché è il suono dei racconti dei nostri nonni, nella nostra infanzia.
Molti personaggi della letteratura internazionale hanno definito il tuo stile poetico come “stile gallelliano” per l’originalità, la forza, l’impronta ed il carattere della tua penna, che effetto ti fa?
Non so dirlo, certo mi onora tutto ciò, mi fa pensare a mio padre, a quanto ha sempre amato leggere e a quanto, sin da piccola, sia a me che alle mie sorelle e fratelli, ci ha educati, insieme a mia mamma, alla lettura, ad amare i libri, ma mi dà anche un senso di responsabilità che spero di riuscire a tenere sulle mie spalle.
Tra le tante poesie, all’interno del libro, vi sono poesie alle quali tieni molto, quali sono?
Sì, la prima è una poesia dedicata ai miei genitori dal titolo “Fiumara”, poesia che ha vinto un importante premio nazionale, “Terre lontane” prima classificata. La seconda è “La pace del cuore”, una poesia per la quale ho ricevuto un premio internazionale in Kosovo, dove ho avuto modo di conoscere persone davvero speciali. Ed una poesia che ho dedicato a Titina, una mia carissima amica che purtroppo non c’è più, una persona per me specialissima, mi ha insegnato tanto ed ha nel mio cuore un posto speciale.
“Il Viale, uno scrigno che racchiude storie assolutamente da leggere. Francesca lo ha dedicato ai suoi genitori, Gaetano e Maria Grazia Gallello, ai quali ha dedicato anche la copertina che porta una foto della loro gioventù. Il libro è rifinito in ogni particolare, con rilegatura a filo, cartoncino rigido e lucido con alette, ha al suo interno un colore che richiama le pagine antiche di vecchi libri, con cornici e richiami d’altri tempi, un piccolo gioiello del quale, Francesca, ne è anche editore.
In copertina una foto per te speciale?
Sì, la foto dei miei genitori, una foto che amo molto e che ho voluto come copertina proprio perché il libro è dedicato a loro. Mi piace molto questa foto anche perché ha piccoli particolari che evidenziano la loro passione per la scrittura e la lettura. Mia madre ha il giornale in mano e mio padre la penna nel taschino. Particolari che mi emozionano. Dei genitori, specialmente quando non sono più con noi, capita di vedere con occhio diverso, più attento, particolari che magari prima, pur vedendoli, non si dava loro un significato particolare, un sentimento più profondo che purtroppo, solo quando li perdi, vedi e invadono l’anima fino ad emozionare, facendo sentire fortemente la loro assenza.
Hai già iniziato un nuovo lavoro?
Sì, un romanzo, la storia di una bambina che aveva un sogno e che decide di costruire.
So che è, in parte, la storia della tua vita
In gran parte sì, un romanzo per me speciale e nel quale, seppur in parte romanzata, racconto di me, del mio io, del mio essere sempre stata una bambina ribelle e allo stesso tempo romantica e sognatrice.





