
Cirò- Non è un caso che a Cirò ci sia il culto di Santo Stefano, la cui cappella è presente nella chiesa di Santa Maria de Plateis, Chiesa Madre di Cirò dedicata alla Vergine Assunta in Cielo, è ubicata nel cuore del centro storico. La presenza bizantina a Cirò è attestata da importanti elementi storici e architettonici, come la Chiesa di San Menna che è un esempio significativo di architettura bizantina nel borgo, testimoniando l’importanza del culto e della comunità bizantina. Il nome stesso “Cirò” (derivante da “Psichro”) è di origine bizantina, come documentato in testi del XII secolo (Al Idrisi, 1154) e in atti latini. Un documento del 1115 menziona un’area “inter Liciam et Castellum quod dicitur Psichro” (tra Lícia e il castello chiamato Psichro), e un atto del 1239 cita un “Parisius de Ypsicrò”, indicando la persistenza del nome e della presenza bizantina anche nel periodo normanno. Fu costruita tra il 1200 ed il 1300 dagli abitanti che abbandonavano la Marina per sfuggire alle incursioni dei Saraceni proprio nel luogo dove probabilmente è attestata una preesistenza risalente al XIII-XIV secolo, un piccolo edificio di culto, il primo di Cirò, proprio quello dedicato a Santo Stefano. Infatti originariamente l’edificio era dedicato a Santo Stefano, di cui nella Chiesa è presente una Cappella, probabilmente il nucleo più antico dell’edificio religioso; posto sull’altare si ammira un dipinto del martirio del Santo del pittore Gaetano Basile che lo dipinse nel 1886, poiché quello originario probabilmente era stato distrutto durante le incursione settecentesche dei saraceni. La presenza di Santo Stefano a Cirò, è una eredità greco-bizantina dove gli esuli portarono con sé le reliquie e le icone di Santo Stefano, diffondendo la sua venerazione in monasteri basiliani e in zone rupestri come lo era Cirò. L’esodo bizantino fu un trasferimento di persone e cultura, e il culto di Santo Stefano, già importante, trovò terreno fertile in Calabria e a Cirò, grazie alla sua forte tradizione orientale, creando un duraturo legame religioso e culturale. L’esodo dei Bizantini con il culto di Santo Stefano in Calabria è un fenomeno storico legato alla forte presenza bizantina in Magna Grecia e Sicilia, culminato con l’arrivo di monaci e laici fuggiti dalle invasioni arabe e poi dalla caduta di Costantinopoli (1453), portando tradizioni religiose, specialmente il culto del protomartire Stefano, figura molto amata dalla Chiesa Orientale, radicando il culto in monasteri e chiese bizantine che ancora oggi lasciano tracce in Calabria, specialmente nell’entroterra e nelle aree montane, come in quella di Cirò. La preesistente cappella di Santo Stefano, ubicata all’interno della chiesa madre, ancora oggi, presenta un antico altare in marmi policromi , un pavimento in mattoni tipici del periodo ed una cripta sotto il pavimento, dove venivano seppelliti i morti.





