
“Col buio me la vedo io”: le parole come luce in un mondo che urla”
Anna Mallamo incontra gli studenti del Liceo Classico “Diodato Borrelli
Giovedì 12 febbraio, presso il Liceo Classico “Diodato Borrelli”, si è svolta la presentazione del romanzo Col buio me la vedo io di Anna Mallamo, edito da Einaudi. L’incontro ha coinvolto con viva partecipazione le classi del biennio, che hanno letto, analizzato e discusso il testo nelle settimane precedenti, trasformando la presentazione in un autentico momento di dialogo culturale.
L’iniziativa, inserita nel progetto “Giovani in Biblioteca” del Comune di Santa Severina, ha rappresentato un’occasione preziosa per avvicinare i ragazzi alla letteratura contemporanea attraverso l’incontro diretto con l’autrice. Ad accogliere Anna Mallamo sono stati gli studenti stessi, che hanno guidato l’evento con letture, riflessioni e domande approfondite, dimostrando attenzione critica e sensibilità interpretativa.
Il romanzo, ambientato nella Reggio Calabria dei primi anni Ottanta, racconta la storia intensa e inquieta di Lucia Carbone, una sedicenne che compie un gesto estremo: rapisce un compagno di scuola, Rosario Cristallo, figlio di un boss della ’ndrangheta. Ma dietro l’atto violento si muove un intreccio più profondo di segreti familiari, silenzi ereditati, memorie femminili e ricerca di verità. Il “mondo di sopra” e il “mondo di sotto”, la luce e il buio, la colpa e la giustizia si rincorrono in una narrazione densa, poetica e potente. Durante l’incontro, i ragazzi hanno letto alcuni brani particolarmente significativi, soffermandosi sui simboli centrali del romanzo: la chiave, il coltello rosso, la stanza nascosta, la città divisa in confini invisibili. Le loro domande hanno toccato temi complessi: il rapporto tra violenza pubblica e violenza privata, il peso dell’eredità familiare, il ruolo del dialetto, la ricerca della verità, il significato dell’atto finale di denuncia compiuto da Lucia.
Anna Mallamo ha risposto con generosità e profondità, spiegando come la scrittura nasca spesso da un’urgenza di comprensione e da un ascolto attento della realtà. In particolare, ha ribadito con forza l’importanza delle parole in un tempo in cui tutto sembra affidato al rumore, alla velocità, all’urlo. Viviamo in un mondo che urla, ma, come ha sottolineato l’autrice, «la letteratura non urla: cerca. Le parole servono a dare un nome alle cose, a distinguere, a capire. Sono uno strumento di libertà». Anna Mallamo ha ricordato come le parole possano essere usate per ferire o per salvare, per confondere o per fare chiarezza. Nel romanzo, Lucia attraversa il buio proprio imparando a nominare ciò che le accade, a riconoscere il male senza farsene travolgere. Particolarmente significativa è stata la riflessione sul linguaggio: l’intreccio tra italiano, dialetto, lessico classico, etimologie greche e latine non è un semplice artificio stilistico, ma una scelta consapevole. «Le parole – ha spiegato l’autrice – custodiscono una storia, un’origine, una responsabilità. In questo senso, il liceo classico, con il suo studio delle radici linguistiche, diventa simbolicamente il luogo dove si impara che comprendere l’etimologia significa comprendere il mondo».
La presenza di Anna Mallamo al “Diodato Borrelli” ha lasciato negli studenti la consapevolezza che la letteratura non è un esercizio astratto, ma un atto civile. In un mondo che spesso confonde il volume con la verità, la scrittura resta un gesto di resistenza silenziosa e potente. Perché, come è emerso con chiarezza nel dialogo tra l’autrice e i ragazzi, le parole non devono gridare per essere forti: devono essere giuste. E saperle scegliere è già un modo per abitare il mondo con maggiore responsabilità e libertà.




