...


Feste e tradizioni popolari: u “focareddu” a Cirò e Cirò Marina e a “vuccateja” di San Giuseppe a Filogaso

del Prof. Nicola Iozzo

La Redazione

Cirò e Cirò Marina, giovedì 19 Marzo 2020.
foto del 2013 Cirò Marina

In molti paesi  d’Italia e soprattutto nel Mezzogiorno  la ricorrenza di San Giuseppe viene celebrata con manifestazioni  gastronomiche e grandi falò. Una tradizione  che   trae origine da preesistenti riti pagani ,che festeggiavano la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo dando fuoco alla roba vecchia con grandi falò quasi a simboleggiare l’azione purificatrice del fuoco. I banchetti o le offerte di pane e frittelle ha invece origini romane. In onore di Libero, Dio delle feconditĂ  e dei raccolti, i romani preparavano pani e dolci da offrire ai presenti ed allo stesso Dio. L’usanza di accendere i fuochi giorno di San Giuseppe è diffusa in  Europa ed in  molti paesi meridionali. A Cirò Marina ,ad esempio, gli abitanti di  ogni   rione accatastavano in uno spazio designato fascine di rami  ricavati dalla potatura degli alberi di ulivo  che venivano bruciati nella ricorrenza del Santo. Tra i vari rioni o “rughe”  si instaurava una silenziosa competizione per fare il falò  piĂą grande.  I banchetti sono molti diffusi soprattutto in Sicilia.

A Filogaso, invece, c’è la tradizione della “vuccateja” di San Giuseppe. E’ un pasto composto da  ceci, fagioli, broccoli e  “fileja” ( pasta fatta in casa con farina ed acqua) .Gli ingredienti vengono mescolati a piacere. Normalmente fileja e ceci al sugo, oppure fileja e fagioli, oppure fileja ,fagioli e broccoli. Nei giorni precedenti la ricorrenza, le famiglie particolarmente devote a San Giuseppe incominciavano i preparativi del banchetto. Si cucinavano al caminetto dentro capienti “pignatte” ( cocci in terracotta)  una grande quantitĂ   di ceci e di fagioli. Poi  si raccoglievano dai campi i broccoli ,che venivano cotti la mattina della ricorrenza. Infine ,sempre la mattina presto, si facevano cuocere i fileja ,anch’essi in gran quantitĂ , preparati il giorno prima. A mezzogiorno circa la “vuccateja” era pronta   e gli stessi devoti , recandosi di persona a casa di parenti ed amici,  la offrivano in segno di  devozione al Santo . Capitava spesso di ricevere piĂą di una “vuccateja” ,che per tradizione non poteva essere rifiutata e doveva essere comunque consumata anche nei giorni successivi. Questa tradizione a Filogaso ha origini remote, molti degli anziani del paese la fanno risalire ai fini del 1700.Ricordano anche che per loro significava interrompere per un giorno il rigoroso digiuno quaresimale.  Con il passare  del tempo la tradizione, almeno nella forma , ha subito anche qualche variazione. I devoti ,ad esempio,  preparavano assieme ,invece che  singolarmente ,  la “vuccateja” che  distribuivano poi presso la Chiesa invece che a casa  .Quel giorno era un giorno di festa soprattutto per i ragazzi che aspettavano con ansia di mangiare quel pasto tipico. C’era chi faceva anche un raffronto culinario : una era piĂą saporita dell’altra o era fatta con legumi piĂą buoni.  Quella tradizione   si sta affievolendo e la speranza è che non si disperda del tutto. Significherebbe abbandonare una bella tradizione culinaria, ma anche l’affievolirsi della fede cristiana  con un numero sempre piĂą esiguo di fedeli e devoti ai Santi.

image_print
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *