
Lamezia Terme (CZ), 25.02.2026 – A tre anni di distanza da quel tragico 26 febbraio, quando l’imbarcazione Summer Love si schiantò contro una secca a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, il ricordo delle 94 vittime e dei 33 bambini che persero la vita rimane una ferita aperta nel cuore della Calabria e dell’intero Paese. Quelle esistenze spezzate mentre inseguivano il sogno di un futuro migliore sono oggi un monito severo: la gestione delle migrazioni non può più essere affidata all’emergenza o a visioni ideologiche e pregiudiziali, ma deve poggiare su politiche “umane” e ragionate.
Prima le persone, sempre. Mentre il percorso della giustizia prosegue per fare piena luce sulle responsabilità di quella notte, emerge con forza la necessità di un cambio di paradigma che metta sempre le persone al primo posto. Accogliere, per noi, significa ospitare nel senso più profondo del termine: garantire una casa e condizioni di vita dignitose, evitando che il collasso delle strutture o la piaga del caporalato stringano il collo di chi è nato “dall’altra parte del Mondo”. Sappiamo che accogliere tutti è impossibile e rischierebbe di tradursi in un abbandono collettivo; proprio per questo, la gestione dei flussi deve passare per una cooperazione internazionale solida e per accordi con i paesi d’origine che permettano di formare i lavoratori prima della partenza, rispondendo così anche alle esigenze della nostra economia. Purtroppo, però, l’emergenza prosegue e si manifesta con situazioni più attuali che mai, le quali hanno trovato, proprio nel corso dell’emergenza meteo dei giorni scorsi, concretizzazione con il rinvenimento di cadaveri lungo le coste del Tirreno cosentino. Diviene, così, più urgente che mai, trovare una soluzione, verso la tutela dei migranti e una sicurezza comune, affinché situazioni del genere possano non verificarsi più, condividiamo l’accorato appello dei Vescovo Calabresi per l’apertura di corridoi umanitari.
In questo contesto, la Calabria può e deve compiere scelte coraggiose per rigenerare aree colpite da uno spopolamento galoppante, trasformando i flussi controllati in una risorsa contro l’inverno demografico. La chiave di volta risiede nel favorire i ricongiungimenti familiari, che rappresentano il canale d’ingresso più sicuro e regolare, sottraendo vite umane al racket dei trafficanti. È questa l’Europa dei popoli che invochiamo, quella fedele allo spirito di Ventotene, capace di mostrare il suo volto migliore di fronte alle sfide umanitarie. Questa visione trova piena sponda nella posizione ufficiale della CISL Confederazione, che da tempo sollecita il Governo e l’Unione Europea a superare la logica dei soli “decreti sicurezza”. Perché, come ha dichiarato la nostra Segretaria Generale, Daniela Fumarola, “Includere chi arriva in Italia da altri Paesi, prevedendo flussi migratori sostenibili e procedendo alla riforma della legge sulla cittadinanza, con lo Ius scholae che va introdotto e che consideriamo un ‘atto di civiltà’ e una politica lungimirante per l’integrazione delle seconde generazioni”. L’integrazione, infatti, passare per il potenziamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) e per la tutela della protezione speciale, strumenti indispensabili per evitare che i migranti finiscano nelle maglie dell’irregolarità. La vera risposta alla tragedia di Cutro non dev’essere la chiusura, ma una sussidiarietà che unisca legalità, formazione e dignità del lavoro, ricalcando quell’immensa gara di solidarietà che i cittadini calabresi seppero dimostrare nei giorni del naufragio.




