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Saracena: A fest’ i Sant’ Liun’, rito ancestrale che resiste al tempo

Domenica 19 saracena festeggia il suo patrono. Tra musica, fucarazzi e identità

Giuseppe Benevento

Saracena, martedì 14 febbraio 2017.

Festa San Leone a Saracena1La festa di San Leone a Saracena che si svolge nella serata del 19 febbraio e continua per tutta la notte e l’indomani è, senza dubbio, una delle più belle e intense, complesse e avvincenti che si svolgono nei mesi invernali in Calabria e nel Mezzogiorno d’Italia. – È così per Vito TETI, professore di Antropologia Culturale presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria, che affida suggestioni, atmosfere e tutto il fascino di un rito ancestrale che resiste nel tempo, al saggio LA FESTA DI SAN LEONE A SARACENA/SCHEGGE DI ULTIMITÀ. – La FEST’ I SANT’LIUN’ 2017.

L’Amministrazione Comunale rinnova l’invito al territorio a partecipare a quest’evento fortemente identitario, unendosi ai ringraziamenti da parte del Comitato FESTA per quanti ancora una volta hanno contribuito a tutte le fasi organizzative. Diversi i momenti religiosi che si avvicenderanno nella settimana fino a DOMENICA 19 FEBBRAIO.

Festa San Leone a Saracena10C’è attesa – dichiara l’assessore al turismo Elisa MONTISARCHIO – per il consolidato appuntamento dedicato al Santo Patrono del Paese del Moscato Passito, l’evento più importante dell’anno. Alle ORE 18 si entrerà nel vivo dell’evento: dopo la processione, ed il saluto dei fedeli al Santo Patrono, l’accensione del grande FALO DELL’ACCOGLIENZA in PIAZZA XX SETTEMBRE per dare il benvenuto a residenti e visitatori che durante tutta la notte affolleranno i vicoli e le strade del paese, riscaldati ed animati dai FUCARAZZI. – In Piazza, coordinati dalla PRO LOCO, balli popolari e degustazione di piatti e prodotti dell’enogastronomia tipica. Sarà, infatti, allestito lo stand gastronomico curato dai docenti Lino BELLUSCI, Giuseppe NOCITI e Antonio STELLA, assistenti tecnici e alunni dell’IPSEOA Karol WOJTYLA di Castrovillari. – Diretto dal Maestro Antonio DI VASTO, il complesso bandistico San LEONE dell’associazione musicale R. DIANA accompagnerà la sfilata per le vie del centro storico addobbato con le luminarie curate dalla LEONE LUMINARIE SRL. I fuochi pirotecnici, offerti dal Comune, sono a cura della PREMIATA DITTA SARRO di SAN GIACOMO DI CERZETO.

I festeggiamenti termineranno LUNEDÌ 20, giorno dedicato al Santo Vescovo, che sarà omaggiato con tre funzioni religiose. Le due Sante Messe, al mattino, alle ORE 9 e alle ORE 11, nel pomeriggio, la celebrazione solenne alle ORE 18.

LA FESTA DI SAN LEONE A SARACENA/SCHEGGE DI ULTIMITÀ. La strada principale – scrive TETI nel post pubblicato sul suo account Facebook per l’edizione 2016 di SAN LEONE – si animava di gente, suoni e rumori. I vicoli che si scorgevano dalla strada erano ostruiti da grandi cataste di legno. Dalla chiesa era appena uscito il corteo processionale con la statua di San Leone, preceduta dai volti antichi e compresi dei congregati, e al loro fianco, avanti e dietro la statua, procedeva una folla rumorosa, pressante, urlante, colorata. Giovani e giovanissimi, uomini e donne, ballavano al ritmo della tarantella assecondando la musica di organetti, tamburelli e fisarmoniche in mano a bravi suonatori del paese. (..). Una miscela singolare e inattesa e di canti religiosi, canzoni tradizionali, urla, imprecazioni, preghiere, e ripetuti, insistiti, improvvisi «EVVIVA S. LEONE»… L’invocazione augurale era trascinata, urlata, ripetuta da centinaia di persone, in tempi e in modi diversi, nel mezzo di salti, girotondi, danze, comportamenti e gesti che evocavano antichi riti di possessione e di guarigione. Il rientro in chiesa e la sistemazione della statua del santo sull’altare maggiore era, come avrei verificato negli anni successivi, il momento più intenso e problematico: le persone di tutte le età si spingevano l’altare tra urla, spinte, balli, invocazioni. Le donne più anziane alzavano le braccia al cielo e si battevano il petto: gli uomini della congrega erano in preda alla commozione, sul punto di piangere. Dopo un lento e lungo addio al Santo, i fedeli uscivano a gruppi e alla spicciolata e andavano verso le loro case, in bassi e i vicoli trasformati in enormi cucine e trattorie aperte e all’aperto attorno agli enormi falò che, accesi al passaggio della statua, venivano alimentate con cataste di legna. (..). Attorno ai fuochi si ritrovano, si salutavano e si abbracciavano amici, parenti, gruppi di familiari, persone del vicinato. (..). Attorno ai falò venivano sistemati, offerti, consumati fave bollite, fichi secchi o infornati e ripieni di miele e noci, a forma di crocette, dolci di farina e zucchero fritti nell’olio, granturco bollito, fritto o abbrustolito sulle braci.

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