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Rapporto Svimez 2018: Il mezzogiorno, il nostro territorio che soffre ancora

La nota di Francesco Fortunato, Segretario Generale FAI.Cisl ”Magna Grecia”.

La Redazione

Catanzaro, mercoledì 08 agosto 2018.

Il rapporto Svimez 2018 di recente pubblicazione ci presenta un quadro preoccupante in materia di mancato sviluppo e della negativa condizione dell’economia nel Mezzogiorno. Inoltre ci offre labile speranza di una ripresa che potrebbe arrivare,ma molto lenta e tanto difficile se non si modificano certi atteggiamenti della politica e non cambiano le modalità di interventi straordinari aggiuntivi previsti dai vari livelli di governo.

Un quadro tutto luce e ombre che dovrĂ  essere chiarito con una maggiore responsabilitĂ  di tutte le parti sociali ed istituzionali meridionali consapevoli delle opportunitĂ  e delle sfide che bisogna affrontare.

Alcuni dati del rapporto hanno attirato la nostra attenzione nel male quanto nel bene, pertanto è doveroso- da parte nostra- esternarli, socializzarli e discuterli per ampliare come FAI.Cisl “Magna Grecia” la valida strada della partecipazione per offrire il nostro contributo utile alla sempre agognata soluzione di quei diversi e molteplici problemi di crescita che il nostro territorio si trascina da lungo tempo.

La Calabria entro i prossimi 50 anni è destinata a perdere circa 500.mila abitanti dei suoi attuali residenti; inoltre presenta sul fronte dei servizi e del Welfare, dell’integrazione posizioni di deficienza enormi soprattutto in istruzione, politiche a sostegno della povertà assoluta e della tanto invocata sanità, mentre si afferma positivamente il comparto della Agroalimantare che con la crescita registrata al 7,9% si pone tra i settori trainanti della economia dell’intero Mezzogiorno.

Certamente è da considerare il lavoro svolto dalla Regione per incentivare produttività, sviluppo e crescita delle azioni in agricoltura, ma ci piace sottolineare che occorre puntare con forza verso quel quadro generale di prospettiva che certamente non ci aiuta se consideriamo il continuo svuotamento dei territori comunali ,montani e collinari, a causa di una notevole emorragia- migratoria di giovani, e intere famiglie alla ricerca di lavoro e migliori condizioni di vita.

Tale tendenza va frenata in quanto porta alla deriva e alla scomparsa dell’apparato statale che perde operatività e motivo istituzionale perchè spariscono le scuole, gli uffici postali, trasporti, farmacie ed i servizi essenziali all’agricoltura quali restano i punti di rifornimento carburanti agricoli ed il settore forestale ambientale deputato alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio –culturale ed enogastronomico che invece va difeso e rafforzato quale limite all’immiserimento del territorio.

Nella nostra visione di futuro del mondo agricolo del nostro territorio proponiamo di  accellerare l’avvio di nuove esperienze occupazionali forestali per i giovani residenti nelle aree interne, già normate e deliberate nel fabbisogno di personale dalla Azienda Regionale “Calabria Verde”.

Inoltre occorre coinvolgere le Scuole di specializzazione agrarie per formare operatori specializzati finalizzati a quei processi di modernizzazione telematica necessari ad ogni azienda agricola, favorendone l’internaziolizzazione oltre a facilitare l’accesso al credito e provvedere con urgenza al completamento degli invasi per aumentare la fornitura di acqua al settore quanto anche a potenziare la rete idrica dei bacini da utilizzare per soddisfare ogni esigenze delle comunità territoriali interessate; occorrono- infine-investimenti urgenti nella viabilità interpoderale che garantiscono la raccolta e la commercializzazione dei vari prodotti agricoli calabresi.

Riteniamo prioritarie queste nostre richieste non solo per fronteggiare il divario Calabria resto del Mezzogiorno e Nord-Sud del paese ma sopratutto per creare armonia di analisi non più rinviabili e risultati mai concepiti, come insegna la lunga storia del nostro territorio che non è mai riuscito a superare disperdendosi nel campanilismo e nell’egoismo generalizzato che hanno determinato mancata crescita economica e poco maturità democratica.

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