Gli orrori di Auschwitz visti da Luigi Algieri

Luigi Algieri“Abbiamo anche noi un posto all’interno delle tante atrocità e delle tante guerre in atto oggi nel mondo, attorno a noi ma che fingiamo di non vedere. Ad esse contribuiamo ogni giorno, vittime e carnefici al tempo stesso di un sistema consumistico che ha effetti diretti e nefasti su tutto il pianeta. Dobbiamo invertire la marcia, imparando, soprattutto le nuove generazioni, a vivere davvero la vita, che è una sola; ispirandoci alla bellezza e preferendo la sobrietà. E così destrutturare il sistema. La Scuola è preziosa per contribuire alla ricerca di strade verso la pace. Riflettiamo su quella che la filosofa Hannah Arendt definì la banalità del male, nei nazisti” lo ha detto Mons. Satriano. “Dai lager ai gulag, dalle foibe agli orrori nei Balcani, fino al prigioniero giordano mostrato nei gironi scorsi al mondo intero bruciato vivo in gabbia dall’Isis. L’annientamento dell’Uomo resta il triste filo rosso che accompagna purtroppo la Storia di questi 70 anni dalla Shoa e sul quale non dobbiamo mai smettere di riflettere, per conoscere e contribuire a formare, ancorandola agli ideali ed ai valori della solidarietà e della pace, la coscienza delle generazioni future” invece le parole del sindaco Geraci.

Sono, questi, alcuni dei passaggi e delle considerazioni condivise nel corso del riuscitissimo evento “Shoah, la testimonianza di Luigi Algieri”, promosso dall’Associazione Zelda e tenutosi sabato al Castello Ducale di Corigliano. All’incontro, moderati da Lenin Montesanto, hanno preso parte S.E. Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo della Diocesi Rossano – Cariati, il Sindaco Giuseppe Geraci, l’assessore alla cultura Tommaso Mingrone, lo stesso Algieri, Salvatore Arena, autore di “Luigi Algieri uscito vivo dai lager nazisti”, Francesco Panebianco, Presidente della Fondazione Museo Internazionale della Memoria Ferramonti di Tarsia, e lo storico Franco Pistoia. Algieri, coriglianese, visibilmente commosso nel rivedere le immagini del campo di concentramento che lo hanno visto internato per 5 mesi e testimone degli orrori di Auschwitz ha risposto alle domande degli studenti delle scuole secondarie superiori. “Gam Gam”, una delle canzoni più famose della tradizione Yiddish, “La Vita è bella” e “Schindler’s List”, colonne sonore degli omonimi film sull’Olocausto, sono le musiche intonate e suonate dagli allievi del Maestro Pier Giorgio Garasto.